Breve Analisi delle Prestazioni Master, seconda puntata

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PrampoliniDai commenti ricevuti e grazie al prezioso aiuto di Werter Corbelli, che ha recuperato dal suo archivio un articolo del 1982, della rivista “Correre”, sul calo delle prestazioni, ho pensato di focalizzare questo secondo intervento sul calo di prestazioni in tutte le specialità della corsa e dei salti. Analisi compiute sui due estremi delle corse, 100 metri e maratona, hanno mostrato una fondamentale somiglianza nella curva del calo delle prestazioni. Questo calo lo possiamo quindi applicare a tutte le corse, ambosessi.

Ho preparato una tabella del fattore di calcolo, da applicare a ognuno di noi per verificare i propri risultati. Diciamo che fornisco un meccanismo manuale per verificare il calo delle prestazioni con l’età. Non uso un sistema statistico, basato sui risultati, come l’Age Grading Calculator, ma un sistema teorico-pratico, basato sulle analisi puntuali con cui sono stati analizzati casi reali di atleti di livello.

Questa la tabella: ho deciso di partire con il fattore di peggioramento dai 30 anni, invece che dai 33, come ipotizzato nel precedente articolo, allo scopo di essere più vicino alle situazioni medie riscontrate sul campo. Per un’analisi più approfondita di questo aspetto vi rimando alle prossime puntate. Valore di peggioramento 0,5% all’anno, sull’anno precedente, come già ipotizzato. I valori dell’82 erano attorno all’0,8%, ma nei quasi 30 anni successivi i miglioramenti dei master sono stati notevoli. Come sempre un’avvertenza: oltre gli 80 anni questi fattori perdono di significato, ma li ho comunque riportati per completezza di calcolo.

Il valore va usato come segue:

  • se conosco il risultato da assoluto, lo moltiplico per il fattore dell’età attuale e ottengo una proiezione approssimata del risultato da ottenere. Esempio: avevo 11”1 da assoluto, ho 60 anni, dovrei ottenere 11,1 x 1,161 = 12”89. Magari.

  • se conosco il risultato attuale, lo divido per il fattore relativo alla mia età e ottengo una proiezione approssimata al risultato che avrei potuto ottenere da assoluto. Bill Collins fa 23”36 nei 200 a 57 anni. 23,36 / 1,144 = 20”42. In realtà aveva 20”02. Sembra che perfino Bill possa migliorare.

 

Età

Fattore di peggioramento nelle corse

31

1,005

32

1,010

33

1,015

34

1,020

35

1,025

36

1,030

37

1,036

38

1,041

39

1,046

40

1,051

41

1,056

42

1,062

43

1,067

44

1,072

45

1,078

46

1,083

47

1,088

48

1,094

49

1,099

50

1,105

51

1,110

52

1,116

53

1,122

54

1,127

55

1,133

56

1,138

57

1,144

58

1,150

59

1,156

60

1,161

61

1,167

62

1,173

63

1,179

64

1,185

65

1,191

66

1,197

67

1,203

68

1,209

69

1,215

70

1,221

71

1,227

72

1,233

73

1,239

74

1,245

75

1,252

76

1,258

77

1,264

78

1,270

79

1,277

80

1,283

81

1,290

82

1,296

83

1,303

84

1,309

85

1,316

86

1,322

87

1,329

88

1,335

89

1,342

90

1,349

91

1,356

92

1,362

93

1,369

94

1,376

95

1,383

96

1,390

97

1,397

98

1,404

99

1,411

100

1,418


Ho preparato una tabella analoga per i salti. Dagli altri dati raccolti e analizzati direi che si possono usare non solo per alto e lungo, ma anche per triplo e asta. La differenza per i diversi tipi di salto non sembra essere significativa, in prima approssimazione. Valore di peggioramento 0,8% all’anno, sull’anno precedente, per uniformità sui vari salti. Qui il fattore di peggioramento va usato in maniera inversa, come segue:
  • se conosco il risultato da assoluto, lo divido per il fattore dell’età attuale e ottengo una proiezione approssimata del risultato da ottenere. Esempio: facevo 6,76 in lungo da assoluto, ho 60 anni, dovrei ottenere 6,76 / 1,27 = 5,32. Magari.

  • se conosco il risultato attuale, lo moltiplico per il fattore relativo alla mia età e ottengo una proiezione approssimata al risultato che avrei potuto ottenere da assoluto. Esempio: Zacharias salta 1,80 in alto a 60 anni. 1,80 x 1,27 = 2,28. In realtà aveva 2,22. Ancora meglio che da giovane.

 

Età

Fattore di peggioramento nei salti

31

1,008

32

1,016

33

1,024

34

1,032

35

1,041

36

1,049

37

1,057

38

1,066

39

1,074

40

1,083

41

1,092

42

1,100

43

1,109

44

1,118

45

1,127

46

1,136

47

1,145

48

1,154

49

1,163

50

1,173

51

1,182

52

1,192

53

1,201

54

1,211

55

1,220

56

1,230

57

1,240

58

1,250

59

1,260

60

1,270

61

1,280

62

1,290

63

1,301

64

1,311

65

1,322

66

1,332

67

1,343

68

1,354

69

1,364

70

1,375

71

1,386

72

1,397

73

1,409

74

1,420

75

1,431

76

1,443

77

1,454

78

1,466

79

1,478

80

1,489

81

1,501

82

1,513

83

1,525

84

1,538

85

1,550

86

1,562

87

1,575

88

1,587

89

1,600

90

1,613

91

1,626

92

1,639

93

1,652

94

1,665

95

1,679

96

1,692

97

1,706

98

1,719

99

1,733

100

1,747

 

A questo punto bisognerebbe analizzare perché a un certo punto, dopo gli 80 anni approssimativamente, i risultati crollano. Come già detto, nella corsa i fattori sono due.

  • Frequenza. Gli studi condotti sembrano mostrare come la frequenza massima non cali con l’età. Quindi il classico commento “Ha i riflessi lenti perché è vecchio” non pare corretto. Piuttosto il commento potrebbe essere: i riflessi sono veloci, ma la risposta complessiva neuromuscolare è lenta, perché i muscoli hanno meno forza, la mobilità articolare è limitata e l’elasticità è diminuita. So che mi sto avventurando in un terreno non di mia competenza, ma è importante cominciare a fare ipotesi.

  • Ampiezza. Gli studi condotti sembrano mostrare come l’ampiezza del passo cali con l’età. Questo sembra essere direttamente connesso con la forza muscolare. Questo è un calo che si può rallentare? E fino a che punto? Uno studio condotto in nove soggetti tra gli 87 e i 96 anni, allenando per otto settimane con tre sedute settimanali il muscolo quadricipite (quello localizzato in corrispondenza della nostra coscia anteriore), ha ottenuto un incremento medio della forza del 174 per cento. In termini assoluti il peso sollevato dalla gamba destra passava da 8 a 20,6 chilogrammi e quello della gamba sinistra da 7,6 a 19,3 chilogrammi (Fiatarone M.A. et al, Jama 1990). Un altro dato interessante di questo studio erano i miglioramenti ottenuti da un punto di vista della mobilità articolare. I soggetti si muovevano meglio, si alzavano più velocemente dalla seggiola, camminavano di più, alcuni potevano abbandonare il bastone.

Dobbiamo veramente attendere di vedere una maggior quantità di ultraottantenni in campo per capire meglio i meccanismi. Ricordo che in Italia, secondo i dati Istat, all’1-1-2009, vi erano i seguenti ultraottantenni:

 

Classe di età

Numero di persone

Da 80 a 84

1.855.159

Da 85 a 89

1.071.115

Da 90 a 94

318.488

Da 95 a 99

134.881

100 e più

13.733

Totale

3.258.495


I numeri del prossimo censimento del 2011 saranno ancora maggiori. Giusto per confronto, l’età più numerosa è rappresentata dai 44enni, con 1.009.000, mentre i nati sono circa 570.000. Negli ultraottantenni il rapporto uomini /donne è invertito: tra gli atleti i maschi sono al 70% circa, mentre tra le persone vive oltre gli 80 anni solo il 30% sono maschi. Comunque a fronte di più di tre milioni di ultraottantenni, mi sembra che gli atleti attivi in pista non superino la ventina. Che sia impossibilità fisica di partecipare, ragionevole timore di essere ridicoli, difficoltà a ottenere l’idoneità agonistica, rischio di infortuni, disinteresse, interessi diversi o altre cause, è evidente che il campione è troppo piccolo per fare statistiche. Le specialità abbandonate per prime sono i salti e gli ostacoli, per ovvi rischi di traumi, poi le corse e per ultimi i lanci.

Adesso affrontiamo un argomento impegnativo, ma necessario quando si parla di persone di questa età. Quanto tempo prima della morte le prestazioni fisiche calano talmente da portare a evitare il confronto (non solo fisico/atletico) pubblico? In altre parole, quando smettere di gareggiare?

Per quanto mi riguarda ho una risposta, in attesa di verificarla quando avrò l’età: penserò a smettere quando il mio gesto non sarà più atletico. Per dirlo in termini di corsa, probabilmente quando il mio tempo sui 100 sarà superiore al doppio del mio record assoluto, in termini di salto in alto, quando non riuscirò più a saltare l’equivalente del mio baricentro, 1,05. Per i lanci, quando non riuscirò ad alzare da terra l’attrezzo con una mano sola.

Ulteriori riflessioni nelle prossime puntate. Ogni commento e contributo è gradito e apprezzato.

 

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