L’oro di Mennea

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Il numero uno dell’atletica italiana celebra il trentennale della sua impresa olimpica di Mosca 1980 con un libro dedicato a quella memorabile finale dei 200 ed ai colleghi che per colpa del boicottaggio non presero parte all’Olimpiade.

Una presentazione in grande stile quella svoltasi lo scorso martedì presso l’Istituto Pontificio Pio IX di Roma in una sala traboccante di persone. Tanti campioni recenti e del passato, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Generale Giuseppe Valotto, rappresentanti dei gruppi sportivi di Aeronautica e Carabinieri, e tanti appassionati, tra cui alcuni giovanissimi, accorsi per rievocare la gara più emozionante dell’atleta italiano per eccellenza. Pietro Paolo Mennea e quella irresistibile rimonta sui 200 metri, tutta all’esterno in ottava corsia, inesorabile rincorsa verso un oro olimpico che non poteva sfuggire.

Mennea sapeva che quella sarebbe stata l’ultima possibilità per materializzare il sogno di una vita, anche se a Mosca si presentò non al massimo della condizione, contrariamente a quanto dichiarò in seguito il suo coach Carlo Vittori. “In quella gara non ero al meglio, basti pensare che qualche mese prima a Praga corsi da 44.2 su una frazione di 4×400, mentre a Mosca il mio parziale fu di 44.87… in quel 200 venne fuori il carattere, il temperamento e la consapevolezza che se avessi perso non avrei più avuto altre occasioni per vincere l’oro olimpico”.

Fu un lanciato spettacolare quello di Mennea, che azzerò nell’ultimo tratto di gara il distacco dal britannico Alan Wells, il più in forma dei finalisti. “Mennea era allenato con metodologie d’avanguardia, lui non aumentava la velocità ma la manteneva più degli altri” spiega Sandro Donati, tecnico della velocità e amico di Carlo Vittori. “Una tecnica curata fin nei minimi particolari, con esercitazioni difficili da vedere oggi…la sensazione infatti è che di quanto prodotto da quella scuola di velocità non sia rimasto più nulla” spiega Donati. La vittoria olimpica di Mennea venne poi ribadita qualche giorno dopo, durante la prima edizione del Golden Gala di Roma, quando Mennea trionfò in 20.01 anche sugli americani, in cerca di riscatto dopo l’assenza forzata dalle Olimpiadi moscovite.  

Un applauso fragoroso fa da sfondo allo scorrere delle immagini dell’oro olimpico proiettate sullo sfondo, l’epilogo di un video musicale coinvolgente che ha messo insieme le sue gare più importanti, le volate che contribuirono a farlo diventare l’uomo bianco più veloce di sempre. E già, perché il 19.72 di Città del Messico ancora gli consentirebbe di conquistare un argento olimpico e mondiale, a oltre trent’anni di distanza.

Ma l’unicità di Mennea la si comprende anche dalla particolare dedica del libro a quei campioni dell’atletica italiana che subirono la decisione del boicottaggio, e che, solo perché arruolati in corpi militari, dovettero rinunciare all’obiettivo principale di un’intera carriera: Gianfranco Lazzer, Luciano Caravani, Alfonso di Guida, Mariano Scartezzini, Michelangelo Arena, Alessandro Pezzatini, Roberto Buccione, Paolo Grecucci, Sandro Bellucci, Domenico Carpentieri, Massimo Di Giorgio, Edoardo Podberscek, Orlando Bianchini.

Storie e reazioni diverse da parte di ognuno, il più delle volte una delusione commista ad ironia. Come quando il martellista Bianchini racconta di aver lisciato non solo Mosca 1980, ma anche tutte le altre opportunità olimpiche di carriera, nel 1976 per una broncopolmonite e nel 1984 per un incidente con il camper che gli causò una frattura al braccio. Oppure come il marciatore Buccione che alla brutta notizia del boicottaggio appese definitivamente le scarpette al chiodo per metter su famiglia ed iniziare una nuova vita.

Una delusione che non fu mai ripagata, neanche da quelle istituzioni che allora promisero una ricompensa per il gran gesto, per la privazione più grande che un atleta possa farsi. “Dopo 30 anni aspetto ancora la ricompensa morale che il Ministro della Difesa Lagorio ci aveva promesso”, rivela Sandro Bellucci, grande marciatore azzurro, quattro anni dopo fortunatamente ripagato dalla gioia del bronzo olimpico nella 50 km di Los Angeles.

Una ferita aperta sottolineata anche dalla testimonianza di un altro grande sportivo di quel periodo, il nuotatore Marcello Guarducci, fattosi portavoce dei 44 atleti che pagarono il boicottaggio con l’esclusione dai Giochi. Almeno 28 di loro avrebbero potuto assicurare una medaglia per l’Italia, tutti furono costretti ad un enorme sacrificio, nessuno ha mai ricevuto neanche un grazie dal governo italiano.

Simpatico poi il ricordo di altri due amici di Mennea presenti in sala, Giuliana Salce e Stefano Mei. La marciatrice spesso era a Formia ad allenarsi in contemporanea al velocista anche in giorni di festa come quello di Pasqua, il secondo condivise con Mennea la stanza alle Olimpiadi di Seoul, quando Pietro era considerato il principe della spedizione azzurra. “Il mio tecnico Chicco Leporati mi parlava spesso dei carichi incredibili di allenamento sostenuti da Mennea” spiega Mei “è stato sinonimo di atletica, un grande esempio per tutti”.

In bella vista nella sala troneggia l’orsetto Mischa, mascotte di quei Giochi, donata da Valery Borzov a Mennea, adornata della medaglia d’oro di quel meraviglioso 200. I suoi amici atleti gli chiedono di posare per una foto di gruppo e di indossare la medaglia al collo, i pensieri tornano a quell’agosto 1980, quando per Mennea quel sogno divenne realtà.

Foto: Mennea in posa con i compagni penalizzati dal boicottaggio (Foto Simone Proietti per Atleticanet)

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