Breve Analisi delle Prestazioni Master, quarta puntata

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Questa puntata vorrebbe essere l’ultima di questo periodo, in attesa di poter approfondire maggiormente come opporsi al calo delle prestazioni in età avanzata. La pubblicazione dell’interessantissimo articolo di Carmelo Rado ha fornito conferma alle idee che è possibile opporsi al decadimento, e che la forza è ancora allenabile in età avanzata. I meccanismi fisiologici che provocano il decadimento sono noti, ma ad oggi sembrano essere considerati inevitabili dalla medicina.

Ho il supporto di due mail di amici atleti mi stanno aiutando ad approfondire l’analisi: anche loro registrano i risultati ottenuti negli ultimi 35-40 anni e verificano continuamente le loro prestazioni.

Ho riletto l’articolo sul calo delle prestazioni riguardante gli Europei del 2000 e l’ho confrontato con i dettagli interessanti ricevuti dall’ottimo Max Clementoni, che cito subito: “…vorrei contribuire alla tua fatica aggiungendo che negli anni possono anche cambiare parametri esterni all’atleta quali nuovi terreni o scarpe ( vorrei vedere Bolt su vecchio Rub-Kor con le adidas Mexico ) ed anche che l’atleta stesso ha cambiato parametri: io per esempio peso tra i 2 e i 3 chili in più di allora. … L’unico dubbio mi è venuto sul rapporto ampiezza/frequenza, …, quindi c’è un netto calo ( in 30 anni circa il 7%) della frequenza.”

Se non sbaglio a 51 anni, quindi 20 dall’inizio del calo delle prestazioni, c’è un calo complessivo del 11-12% con un calo della frequenza del 7%. Il resto del calo, anzi la maggior parte, secondo me, è dovuta alla lunghezza del passo. Mi sembra evidente che a pari persona, anche se 2 kg più pesante, la lunghezza del passo dipenda dalla forza. Quindi anche il calo della frequenza sembra essere dovuto a un calo della forza, e non a un calo delle capacità di trasmettere impulsi nervosi, perché, come dice Max, “quando voglio far girare forte le gambe taglio il passo e faccio anche oltre il 20% in più di passi/secondo”.

Quindi torniamo al concetto iniziale. Andiamo più piano, perché abbiamo meno forza. Bella scoperta, direte voi. Ma Carmelo Rado mostra un grafico:

analisi_prest_master

che ci mostra il calo di forza per un soggetto allenato e per uno sedentario. Il calo significativo per un soggetto allenato sembra cominciare solo dopo i 60 anni, e comunque con una pendenza dolce, a differenza dei sedentari, per i quali comincia attorno ai 50 anni, con una pendenza accentuata.

Da Giorgio Curtolo cito: “Riguardo alla perdita di efficienza con l’avanzare dell’età, è risaputo che con l’età la velocità cala in modo notevole, non cosi per forza e resistenza, doti che con il giusto metodo d’allenamento sono relativamente conservabili… Perciò direi che la percentuale maggiore di calo della prestazione è da imputare alla velocità seguita dalla forza. Comunque la discussione rimane complessa e aperta. Altra cosa la ricetta migliore per contenere il calo fisiologico della condizione fisica. Direi che il sistema migliore sia un allenamento mai esagerato ma costante nel tempo con l’ausilio della pesistica, utile per il rafforzamento di tutta la struttura fisica”.

Quindi adesso le direzioni di analisi sono due.

1) Vedere atleti forti negli anni 50-60, che continuino ad allenarsi, tipo Guido Mueller, oggi, come reagiranno all’avanzare dell’età, per poter mappare questo calo sulle persone e non sulla media dei risultati. Luciano Acquarone è un altro esempio da monitorare. Verranno poi forse atleti come Bill Collins, Willie Gault e Merlene Ottey, ma bisogna aspettare decine di anni. Da questo punto di vista, pur se i casi sono limitatissimi, mi aspetto grandi risultati e cali nettamente minori. Da parte nostra, atleti e allenatori, l’impegno potrebbe essere nello sperimentare e capire quali sono i metodi migliori per allenarsi a queste età avanzate. La forza, sebbene apparentemente predominante, deve essere allenata assieme alle altre caratteristiche che sembrano decadere con l’età, mobilità articolare, flessibilità e propriocettività.

2) Fare analisi e approfondimenti su persone già oggi ultraottantenni. Qui si sconfina nella medicina e nella fisiologia, e forse nell’antropologia. E’ un terreno abbastanza incognito, ma interessantissimo. Tutto da scoprire, e con risvolti che potrebbero essere molto utili per tutti gli anziani, non solo per gli atleti master.

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