Roma e i campi di atletica L’Olimpico durante il Golden Gala

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In occasione dei campionati master 2010 all’Olimpico ho deciso di scrivere qualche mio ricordo e qualche suggerimento. Che sia benaugurante per tutti, partecipanti e anche per chi non riuscirà a venire. Sono nato a Roma, e il primo ricordo dell’Olimpico è stato Olimpiade del 1960, Berruti che vince i 200. Grande gara, da pelle d’oca. E così mi sono innamorato del’atletica. Avevo 10 anni e l’anno dopo ho ottenuto dai miei di essere iscritto ai Centri Coni di avviamento all’atletica leggera. Ci si allenava ai Marmi, lo stadio con le grandi statue accanto all’Olimpico, sotto c’erano gli spogliatoi e il tunnel che portava all’Olimpico. Ci portarono a vederlo, dicendo: “Quando sarete forti correrete lì.” Grande emozione. La pista era in terra rossa, ma non l’avrei mai toccata.

Ma ho cominciato la mia carriera atletica avendo come istruttore il grande Peppino Russo, tuttora un lucido 90enne. Passarono gli anni, cambiai città, poi tornai a Roma. Era il 72, le gare si facevano all’Acqua Acetosa o allo stadio delle Terme. A quel tempo Roma era ben fornita con le piste. Alle Tre Fontane pista in terra rossa, costruita per le Olimpiadi, mai usata per le gare perché fu costruita di qualche centimetro meno dei 400 metri regolari e quindi mai omologata. Ma un bel posto. Poi stadio degli Eucalipti, allora in un ansa del Tevere, adesso circondata da orridi palazzoni. Entrambe mai toccate per 50 anni, adesso entrambe in rifacimento.

La stadio della Farnesina, che sarà la seconda sede di questi campionati, vicino al ministero, sempre agibile, ma mai veramente amata, più usata dalle scuole che dagli atleti importanti. E poi i due stadi che sono stati sempre l’eccellenza per l’atletica a Roma, lo stadio delle Terme di Caracalla, con gli spogliatoi costruiti tra resti romani e mura imperiali. Adesso è dedicato a Nando Martellini. Grazie a Claudio Petrucci vi mostro una foto:

 

Caracalla_nani2

Allora era in rubkor, poi in sintetico, grande campo di allenamento di Roma sud. Ma il migliore di tutti, a Roma nord, dove ti allenavi con gli olimpionici, dove c’era la grande atletica italiana era l’Acqua Acetosa, detta lo Stadio delle Aquile, per le aquile fasciste sopra al portale. Adesso dedicato a Paolo Rosi, un’altra bella immagine sempre grazie a Claudio Petrucci, fotografo, ma anche uno che ci passa le ore:

 

AcquaCetosa_nani3

Qui ho passato alcuni dei migliori anni della mia vita. Allenamenti, amici, speranze, gioventù, impegno: c’era tutto.

Nel ‘72 però Nebiolo cominciava con l’atletica spettacolo, e le finali regionali dei 200 e degli 800 si fecero all’Olimpico, nell’intervallo di Lazio-Juventus. 90.000 persone sugli spalti, e io che mettevo i blocchi sotto la curva sud, sul tartan. Ero magro e alto, e i colti tifosi della Lazio mi suggerirono ”Ahò, fatte ‘na cura de minestrone!”. Vinse Abeti nei 200, eravamo stati compagni di squadra a Reggio Emilia e adesso ci ritrovavamo nella capitale, e il grande Fiasconaro negli 800. Cominciò così la mia frequentazione dello stadio Olimpico. Quanti ricordi. Settembre ‘72, Memoral Zauli, il meeting internazionale dopo le Olimpiadi, quello che sarebbe poi diventato il Golden Gala. Nei 200 ci sono Matthews e Evans, gli americani che avevano vinto a Monaco sui 400, ed erano scesi sotto i 44”. Nelle corsie esterne c’ero anche io. Arrivai ultimo, ma non erano poi così lontani. Mi resi conto abbastanza in fretta che non sarei mai arrivato a quei livelli, ma ho continuato a fare atletica. ‘75 maggio, CdS regionali all’Olimpico sotto bufera di pioggia e vento. Ero con il mio compagno di squadra Liani sui 110h, Sergio aveva paura, con gli occhiali sotto la pioggia non vedeva bene e andò piano. Io leggero come ero, con il vento dietro alle spalle, andai come non mai e quasi lo presi! E poi, roventi staffette 4×400 contro le Fiamme Gialle, le squadre militari erano da sempre l’avversario da battere per noi di società universitarie o civili.

La passione rimane, ma passo dalle piste alle tribune. Nell’87, pista rifatta, ci sono i mondiali. Sono in tribuna come volontario, vedo all’arrivo dal settore atleti Calvin Smith che vince i 200, Moses che ancora vince i 400h, per 2 decimi su Harris e Schmidt. Purtroppo poi sono in tribuna Tevere a fare il tifo per un italiano e vedo anche troppo bene il salto truccato di Evangelisti.

Sono ancora in tribuna quando Vigneron e Bubka volano in cielo e attaccano i 6 metri e quando Aouità e poi El Gerrouji fanno record del mondo, gli ultimi due ancora imbattuti.

Dell’Olimpico dico quello che dicono tutti: stadio bellissimo, ampio, Monte Mario alle spalle, il Tevere in basso, ambiente sempre gradevole, brezze leggere, il pubblico un po’ lontano, ma visibilità totale.

E tra pochi giorni, a 50 anni da quando ho visto la pista per la prima volta, e a 38 da quando vi ho corso, dovrei essere di nuovo lì, prima passo dal tunnel e poi chino ai blocchi di partenza.

Qualche consiglio logistico. Allenamenti possibili solo alla Farnesina, il campo è in una strada senza uscita vicina a Ponte Milvio, pochi posti per parcheggiare, cercare verso il ministero.

Olimpico, sono circa 2 chilometri di distanza, sempre vicino al Tevere. Parcheggiare prima, allo stadio dei Marmi, e fare qualche centinaio di metri a piedi, verso la curva sud.

Vi aspetto tutti, ci vediamo in campo.

 

young_nani

Nani Prampolini nel 1962 allo stadio dei Marmi, prima di un 50h. Non siamo cambiati quasi per niente!

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