La Coppa Europa di Atletica ora Team European Championships (parte 1)

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La Coppa Europa di Atletica ha segnato parecchie generazioni di partecipanti ed appassionati di atletica. Non va mai dimenticato che la stessa fu inventata da uno dei più grandi dirigenti dell’atletica Italiana ed Europea : Bruno Zauli. L’idea di Zauli nacque sulle ceneri di un famoso esagonale che si svolgeva ogni due anni e che vedeva di fronte Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera ed Italia, la cui ultima edizione, non a caso si svolse a Brescia nel 1967, auspice Sandro Calvesi. Da quella idea prima di morire – a Grosseto nel 1963 durante l’inaugurazione del Campo Scuola – Zauli fece approvare dal Comitato Europeo della IAAF che Presiedeva – la EAA nacque solo nel 1970 – la Coppa Europa con la prima edizione nel 1965, che lui purtroppo non vide.

 

Il suo formato è cambiato più volte, dal 1965 al 1987 si è svolta in più round con preliminari, semifinali e finali. Poi dal 1989 , quando il calendario incominciò ad essere inflazionato dai Meeting , passò alle finali dirette. Fino al 1993 il suo ritmo fu biennale mentre successivamente è diventata annuale, per volere delle Federazioni Nazionali che avevano capito che era l’unico avvenimento che permetteva loro di avere sotto controllo gli atleti e di far maturare gli stessi per gli avvenimenti più importanti come Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Con il 2009 il suo formato è cambiato in maniera ancora più drastico e su questo ci torneremo più avanti nella seconda puntata.

Chi scrive ha avuto la fortuna di essere l’annunciatore ufficiale per la prima edizione con la semifinale svoltasi allo Stadio Olimpico di Roma nel 1965 e poi di assistere a tutte le finali dal 1970, all’ultima edizione del 2008.

Allora l’atletica non aveva Campionati del Mondo ed i Campionati Europei erano ogni 4 anni. Di meeting Internazionali pochi: Zurigo, Colonia, i Campionati Britannici e poi la serie di piccoli meeting del Nord Europa. In Italia grazie alla Riccardi (Pasqua dell’atleta), alla Pro Patria (Meeting Caduti Universitari), al CUS Roma (Memorial Zauli) ed al CUS Torino (Meeting Universitario 2 Giugno) la stagione dei Meeting si esauriva nella prima parte della stagione.

Allora il Calendario prevedeva ancora qualche “dual-match” che si svolgevano negli anni pari, quando non era in programma la Coppa Europa. Hanno fatto storia quelli fra Francia e Stati Uniti, Germania e Stati Uniti e Unione Sovietica e Stati Uniti. Anche noi in Italia abbiamo fatto la nostra parte con gli Stati Uniti a Viareggio nel 1967 (dove Jim Ryan corse per la prima volta i 5000) , con la RDT a Torino nel 1971 , con l’Unione Sovietica a Milano nel 1972 (dove Mennea pareggio Borzov con un 10.0) , o nello stesso anno a Firenze con Cuba (con Fiasconaro che batte Juantorena nei 400) ed infine a Roma nel 1975 con il debutto della Cina. Ma erano avvenimenti isolati senza alcun collegamento fra loro.

E’ facile quindi comprendere come la Coppa Europa “Bruno Zauli” fosse l’avvenimento dell’anno. Era la maniera più semplice per misurare le gerarchie Europee ed ovviamente era una priorità assoluta per le due potenze dell’Est l’Unione Sovietica e la Repubblica Democratica Tedesca. Loro facevano scuola come sistemi sportivi e come cultura tecnica. Molti dei loro “cantori” non scrivevano più quando invece fu scoperto che loro baravano alla grande. Quanto avvenne poi in Europa occidentale, Italia inclusa, era solo una modestissima scopiazzatura.

Non è facile trasmettere le sensazioni di quelle prime edizioni. Ricordo che mi tremavano le gambe – quasi come alla fase regionale del Campionato di Società di allora! – Chi può dimenticare la perfomance dell’Italia nel 1970 alla semifinale di Sarajevo quando per la prima volta guadagnammo la finale grazie ad una seconda giornata indimenticabile , ma con una doppietta di Arese, e le vittorie nei salti di Azzaro, Gentile e Dionisi e con uno imprevisto 2° posto di Risi nelle siepi?

Quella fu l’entrata dell’Italia atletica nella elite Europea. Nonostante la beffa del 1973 nella semifinale di Oslo, con la assurda squalifica per due partenze false di Fiasconaro negli 800 – che portò poi Adriaan Paulen, futuro Presidente della IAAF , a far cambiare la regola della partenza in quella gara con un solo comando invece che due – da allora l’Italia è sempre rimasta nella finale A della Coppa Europa. Fummo 5° nel 1981 a Zagabria per la prima volta davanti alla Francia e poi 4° nel 1989 (Gateshead) e nel 1991 (Francoforte) sempre davanti alla Francia ma nel 1989 anche davanti alla Germania unificata! L’Italia poi in successive edizioni salì sul podio : terzo posto a Madrid nel 1996, addirittura 2° posto a Parigi nel 1999 ed ancora 3° posto a Brema nel 2001 e Firenze nel 2005.

Questo per gli uomini. La squadra Femminile ha sofferto di più l’alternarsi della finale A e della Finale B, raggiungendo 10 volte la finale dei primi su 29 edizioni e con un magnifico 5. posto a Monaco di Baviera nel 1997 ed il 6. nella ultima edizione di Annecy nel 2008 a dimostrazione della crescita delle ragazze in questi ultimi anni.

Dal punto di vista organizzativo l’Italia ha avuto molte occasioni con l’organizzazione di 4 finali : a Torino nel 1979 , a Roma nel 1993 , a Firenze nel 2003 e poi ancora nel 2005. Non v’è dubbio che la Finale del 1979 è stata di gran luna la migliore non solo come risultati ma soprattutto per avere lo Stadio Comunale pieno, nel famoso week-end quando , chiusa la FIAT , tutta Torino parte per le vacanze. Va anche detto che l’edizione dl 1993 nel nuovo Stadio Olimpico è stata forse una delle peggiori edizioni con quattro gatti sugli spalti.

Tralascio di intrattenermi sui risultati individuali conseguito in 43 anni di Coppa Europa, ci vorrebbero 10 pagine. Basta scorrere le “all time list” Europee per vedere quante delle migliori prestazioni Europee siano state conseguite durante le Finali. Piace ricordare che il record di vittorie Maschili è di Linford Christie con 17 e Femminili di Marlise Gohr con 12 (loro avvantaggiati dalle staffette). Significativo che gli atleti maschi con più vittorie in gare individuali siano stati Jonathan Edwards ed Alessandro Lambruschini, rispettivamente con 6 e 5. L’Italia ha un altro importante record con il maggior numero di presenze maschili per Sandro Mori con 12.

Ma la Coppa Europa allora ed oggi più che mai è stata importante per lo spirito di squadra che da essa scaturiva. Infatti nei meeting individuali gli atleti gareggiano per loro stessi, talvolta neanche con la maglia dl loro club, senza alcuna responsabilità diretta per il loro risultato. La Coppa Europa, così come gli ormai scomparsi incontri della Squadra Nazionale, servivano a plasmare il carattere degli atleti, a responsabilizzarli per le loro prestazioni e per il raggiungimento di un obbiettivo che era quello di tutta la squadra. Per questo un piazzamento sul podio in Coppa Europa vale più di un risultato conseguito in un meeting e dovrebbe essere uno dei criteri che qualificano un atleta a Mondiali ed Europei, più che una tabella di aridi riusltati.

Non posso dimenticare quando nel 1980 all’Algarve , in un Congresso del Calendario , facendo parte della Commissione Eligibilty presieduta da Adraan Paulen si incominciò a discutere del cambio delle regole dei dilettanti (allora per regolamento IAAF gli atleti non potevano ricevere più di 5 dollari al giorno). Vi fu un’accesa discussione che tentava già allora di salvaguardare l’attività delle squadre Nazionali con e quindi la Coppa Europa. Un improvvido Andreas Brugger, il patron del meeting di Zurigo, se ne uscì con un “ma quanto cosa questa maglia della Nazionale, se volete noi organizzatori ve ne regaliamo un migliaio”. Non aveva capito nulla e questa sua uscita gli costò la carriera internazionale. Le regole furono poi cambiate al Congresso di Atene nel 1982 e quello fu il primo successo di Nebiolo come Presidente della IAAF.

Può essere vero che il livello tecnico della Coppa Europa sia sceso fortemente negli ultimi anni, e che misurando i risultati dei Meeting non c’è alcun paragone con i risultati delle varie finali. Ma non sempre la tabella tecnica è tutto. Basterebbe scorrere i risultati delle varie Coppe Europee per capire quanto volte un piazzamento sul podio di un atleta ha significato la sua rivelazione in campo internazionale e la premonizione di futuri successi. Come detto prima un buon piazzamento in Coppa Europa meriterebbe una qualifica d’ufficio per Mondiali ed Europei in barba al risultato tecnico.

Non solo ma i dati televisivi dimostrano come paragonando indici d’ascolto nello stesso Paese fra un Meeting dell’allora Golden League e la Finale di Coppa Europa, quest’ultima avesse nettamente più ascolti. Ciò in forza del fatto che il pubblico davanti alla televisione si interessa e si entusiasma di più quando un atleta gareggia con la maglia della propria nazionale che con quella di uno dei tanti sponsor.

Solo per dare alcuni esempi nel 2008 la BBC ha mostrato i seguenti dati :

Avvenimento

Media ascolto

Punta

Maratona di Londra

3,2 milioni

4,2 milioni

Coppa Europa – 1° giornata

Coppa Europa – 2° giornata

1,6 milioni

1,6 milioni

2,2 milioni

2,3 milioni

World Indoor Championships

1,3 milioni

1,5 milioni

Grand Prix London

0,9 milioni

0,9 milioni

 

E questo vale per molti altri Paesi ogni qualvolta è possibile paragonare “live transmission” sui canali terrestri fra di loro. Questo è stato rilevato in Francia, Germania ed Italia. Purtroppo ormai l’atletica non è molto spesso “free on the air” ma piuttosto sul canali satellitari e quindi i paragoni sono sempre più difficili.

Personalmente ho proposto alla IAAF . nel famoso IAAF World Plan – che gli atleti nei vari meeting dovessero gareggiare con la maglia della propria nazionale (o qualcosa di simile in combinazione con i loro sponsor personali). Pensate che bello vedere i Keniani e gli Etiopi con le loro maglie nazionali invece che con quelle magliette tutte e eguali. Almeno si capirebbe qualcosa e gli indici d’ascolto sarebbero saliti. Ma ci si arriverà, come si è arrivato dopo anni di battaglie a mettere i nomi sui numeri!

 

Luciano Barra – lbarra@attglobal.net

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