Nomi nuovi dai Campionati NCAA di Eugene

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“Ogni edizione dei Campionati NCAA è speciale, ma chi ne ha vissuta una a Eugene vi dirà che là è un po’ più speciale…” ha scritto Track&Field News nell’introdurre la presentazione di quest’evento.

 

Quest’anno, però, la magica atmosfera dell’Hayward Field – da tutto esaurito nelle ultime due giornate dalla solita folla competente che ha sostenuto con passione gli sforzi degli atleti/e di casa in lotta per il titolo – non è bastata per produrre quei risultati di rilievo che solitamente questa manifestazione ci riserva, a causa di condizioni meteo non ideali (prima la pioggia e il freddo, poi un vento impetuoso che ha frenato soprattutto gli specialisti del giro di pista). Ma non sono mancate le gare appassionanti che hanno proposto o confermato il talento di nuovi nomi che presto saranno protagonisti a livello assoluto.

Iniziamo con i beniamini di casa, Ashton Eaton (decathlon, nella foto) e Andrew Wheathing (800/1500). Il nuovo fenomeno delle prove multiple, dopo il record mondiale indoor nell’heptatlon, ha stravinto col punteggio di 8457 punti, ma l’espressione del suo volto non nascondeva la delusione per aver mancato di soli 8 punti il record universitario (8465 del campione del mondo in carica, il texano Trey Hardee , nel 2006). Eaton ha dimostrato comunque di avere qualità straordinarie di corridore (10.37 nei 100, 46.28 nei 400, 13.68 nei 110h e 4:21.85 nei 1500: mai nessuno ha corso così forte in un decathlon), ottimo saltatore (7,90 lungo, 2,02 alto ma solo 4,70 nell’asta dove vanta un pb di 5,26i) ma ancora mediocre lanciatore (12,60 peso, 41,71 disco e 52,41 giavellotto). Se riuscirà a trovare il giusto compromesso tra forza (da incrementare) e velocità (da mantenere), nessun obiettivo gli è precluso.

Il suo compagno di squadra Wheating aspettava da mesi la rivincita negli 800m contro il giovanissimo Robby Andrews (classe ’91) che lo aveva battuto già due volte (NCAA indoor e ultima frazione della 4×800 alle Penn Relays) infilandolo allo sprint, la sua arma migliore. E dopo le semifinali l’incubo Andrews (vincitore della sua serie in 1:45.54, pb notevole per uno junior) si faceva ancor più assillante. La finale però ci ha raccontato un’altra storia, con Wheating (vincitore in 1:45.69) bravo ad anticipare lo sprint finale ed Andrews inefficace nella sua tardiva rincorsa, utile solo ad acciuffare il secondo posto (1:46.83). Grande la gioia di Weathing dopo il traguardo, alla sua ultima manifestazione sportiva con la maglia di Oregon, di cui ci resta indelebile ricordo per le leggendarie imprese di Steve Prefontaine. E la festa continua con i 1500m, gara lentissima vinta ancora da Wheating sui compagni di squadra Acosta e Centrowitz (figlio d’arte).

Tecnicamente il risultato migliore arriva da Ryan Whiting: 21.97 nel lancio del peso (a fine pagina il video del lancio), altro collegiate record sfiorato (22.00 di John Godina, ottenuto nel 1995 a Knoxville). L’atleta di Arizona State aveva già in saccoccia il titolo del lancio del disco, vinto con un meno eclatante 59.06.

Blessing Okagbare, nigeriana di 23 anni all’Università texana di El Paso, bronzo a sorpresa nel salto in lungo a Pechino 2008, ottiene una doppietta senza precedenti ai campionati NCAA, vincendo sia i 100m in 10.98 (v.+2.8) davanti a Porscha Lucas (11.12) e Jeneba Tarmoh (iridata juniores a Bydgoszcz 2008, 11.13), sia il lungo con 6.79. Avrebbe potuto forse passare al professionismo dopo le Olimpiadi, ma la crisi economica, che ha stretto i cordoni della borsa dei grandi sponsor, ha reso all’epoca meno attraente questa prospettiva, Ne ha guadagnato lei, atleta ben strutturata (1.80×60), che ora punta dichiaratamente a diventare la migliore al mondo, e il suo coach Bob Kitchens va anche oltre: “Può fare tutto quello che fece Marion Jones”. Le auguriamo che il parallelo si limiti alle imprese meramente sportive. Per lei, fino ad oggi, un 2010 da imbattuta, indoor e outdoor. Lucas e Tarmoh si rifaranno poi dominando i 200m (22.83/22.92) e contribuendo alla vittoria della 4×100 (Texas A&M, che vincerà anche il titolo assoluto).

Altra straordinaria doppietta quella di Queen Harrison sugli ostacoli con tempi di tutto rispetto (12.67/54.55) domando l’emergente Ti’erra Brown (12.84/55.22). Strano percorso tecnico quello della Harrison: nel 2008 si è qualificata per l’Olimpiade nei 400h, ora sembra migliore sui 100h, tant’è che quest’anno capeggia la lista mondiale con 12.61/12.44w.

Un personaggio di cui sentiremo parlare a lungo è Kirani James da St George’s, Grenada, 19 anni da compiere a settembre, già campione mondiale allievi l’anno passato a Bressanone, che si impone in 45.05 nei 400 piani davanti a personaggi ben più navigati del calibro di Tabarie Henry, Kevin Borlée e Calvin Smith jr. La barriera dei 45, complice il vento, lo respinge ancora, ma non mancheranno altre occasioni, a partire dai Mondiali juniores il prossimo mese di Luglio in Canada.

Un po’ di delusione viene dai 400h uomini, dove al terzo tentativo Johnny Dutch ce l’ha fatta a battere il bi-campione Jesha Anderson: i tempi (48.75 e 49.31) sono lontani dalle attese, ma con il vento all’Hayward Field non è mai semplice per gli ostacolisti. Da segnalare al terzo posto (49.56) Amaechi Morton, nigeriano studente a Stanford, già miglioratosi in stagione da 50.11 a 48.94. Naufraga invece il talento di Reggie Wyatt (ultimo con 53.99).

Nella classifica per team, ancora un successo per Texas A&M di coach Pat Henry, pur senza grossi exploit. Per la favorita Florida, campione indoor, l’attesa per il primo titolo outdoor si allunga di un altro anno, malgrado alcuni successi di buon significato tecnico (9.96w di Jeff Demps nei 100m e 17.09w di Christian Taylor nel triplo).

Qui trovate i risultati completi dei campionati NCAA: http://www.flashresults.com/2010_Meets/outdoor/NCAA/

fonte foto: Kirby Lee (goducks.com)

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