Bergen: Buona la prima per l’Italia

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Una buona prova d’insieme per l’Italia, brava a centrare un notevole terzo posto al giro di boa di questa seconda edizione dei Campionati Europei per Nazioni. Vittoria in 4×100 e buone prove per Di Gregorio, Vizzoni e Obrist.

 

Se Bergen è conosciuta come la porta d’ingresso per i famosi fiordi norvegesi, per la Nazionale azzurra la cittadina di Norvegia è sì una porta, ma verso gli Europei di Barcellona, massimo appuntamento della stagione. L’incontro europeo a squadre per Nazioni, che per fortuna è ritornato ad una quasi normalità di svolgimento dopo la tempesta di regole cervellotiche dello scorso anno, serve tra le altre cose per  misurare la condizione di diversi protagonisti della rappresentativa italiana.
Per ora si è vista una squadra vivace e combattiva a più riprese, con poche contro prestazioni ed alcune punte di prestigio, incorniciate dal bel successo della staffetta 4×100 sulla graziosa e ben ventilata pista di Bergen.

Proprio il forte vento ha finito infatti per condizionare diverse gare in programma, a cominciare dal salto con l’asta femminile e dalle prove di corsa nei tratti di gara con rettilineo opposto all’arrivo. Per fortuna però il sole non è mancato e  le temperature tiepide hanno ammorbidito l’impatto con un clima in ritardo di circa tre mesi rispetto alle nostre latitudini.

 E’ accaduto così che qualche risultato di prestigio sia puntualmente arrivato, come nella prima serie dei 100 metri maschili, accarezzati da un vento a +1,1 m/s e accesi dal testa a testa tra il solito ipertrofico Dwain Chambers ed il giovane fenomeno di Francia, Christophe Lemaitre. I due hanno chiuso distanti di soli tre centesimi, con Chambers a 9.99 e  Lemaitre a limare il personale con 10.02. Ma l’attenzione del pubblico italiano era soprattutto per Emanuele Di Gregorio, bravo a seguire Chambers finchè possibile, per poi mantenere una buona fluidità di azione sul lanciato e chiudere in 10.20, per un record personale eloquente sul suo stato di forma.

Una condizione che è servita poco dopo per contribuire al bel successo della staffetta azzurra, assieme a Donati, Collio e Checcucci. I quattro hanno fatto sfilare il testimone senza grosse sbavature, chiudendo in 38.83, peggio che al Golden Gala ma in condizioni ambientali peggiore e soprattutto vincendo la sfida con le forti compagini di Francia e Gran Bretagna. Un bel colpo per i velocisti azzurri, una speranza in più di medaglia in chiave Europei.

Ad inizio giornata la sua figura l’aveva fatta anche Nicola Vizzoni nel martello, secondo con  77,54 ad una manciata di centimetri dal bielorusso Kryvitski, dimostrando di poter dire ancora la sua in una specialità che sta attraversando da un paio di anni una certa flessione in termini di prestazioni.

Il capolavoro lo ha quasi completato poi l’altoatesino Christian Obrist, secondo sui 1500 a pochi centesimi dall’inglese McCourt. Obrist ha interpretato al meglio la gara, venendo fuori con decisione a trecento metri, per lanciare poi un’emozonante volata nell’ultimo rettilineo. Il 3:46.77 racconta della gara tattica, situazione che molto probabilmente il carabiniere troverà anche agli Europei di Barcellona.

Il giro di pista è stato particolarmente appensantito dal vento contrario, provate a chiedere ad Andrea Barberi e Libania Grenot. I due primatisti italiani probabilmente hanno subito più del dovuto l’opposizione del vento nella prima parte di gara, con l’azzurro partito lento anche di suo mentre la Grenot non è parsa al livello del recente esordio a Torino.

Barberi è stato poi bravo a risalire nella parte finale, senza però andar oltre il quinto posto, in una gara dominata da Martin Rooney con 45.67 sul francese Djhone. Il 46.62 dice poco sulle reali potenzialità del finanziere, parso quest’anno sulla buona strada per riavvicinare i livelli del 2006.

La Grenot dal canto suo, al di là del 52.97 finale, non è piaciuta per quell’atteggiamento di superficialità nel mollare improvvisamente a pochi metri dal traguardo, perdendo in extremis una posizione a vantaggio della bielorussa Usovich. Atteggiamento che agli Europei potrebbe costare molto caro.

Nei 400 ostacoli si è rivisto Gianni Carabelli, primo nella serie 2 con un 51.21 appesantito dal vento ed assai distante dal suo stagionale, ma neanche nella prima serie sono andati granchè, con il solo inglese Greene a scendere sotto i 50 secondi (49.53). Tra le donne si è fatta rispettare la giovane Manuela Gentili, una delle sorprese più belle di quest’inizio di stagione, quinta sulla scia della forte polacca Anna Jesien. Il 57.86 non dice molto, in una gara in generale piuttosto lenta vinta dalla russa Antyukh con 55.27.

Ci si aspettava qualcosa di più da Elisa Cusma negli 800, rimasta imprigionata dietro un muro di avversarie fino a 120 metri dall’arrivo, per poi uscir fuori con colpevole ritardo e mancare l’aggancio delle prime due, la russa Klyuka e l’ucraina Lupu, per un 2:03.91 conclusivo.

Il vento trasversale alla pedana dell’asta ha condizionato la gara di molte. Su tutte la polacca campionessa mondiale Anna Rogowska, finita dietro a Spiegelburg e Feofanova, entrambe con 4.65, mentre la Rogowska ha chiuso anzi tempo a 4.40, tradita anche dalla regola dei 4 errori complessivi. A seguire il buon quarto posto della nostra Elena Scarpellini, grazie alla sua serie pulita fino a 4.30. Sulle pedane dei salti, buon 8.26 nel lungo per il russo Shalin ma con vento oltre i limiti e l’azzurro Formichetti solo nono con 7.47, mentre nell’alto è l’altro russo Shustov ad imporsi superando i 2.28, con Giulio Ciotti quinto a quota 2.22.

Punti pesanti li conquistano anche Laura Bordignon, quarta nel disco vinto da Nadine Muller con 63.53, e Simona La Mantia, quinta nel triplo donne con 14.04, mentre Valentina Costanza si fa rispettare nei 3000 facendo segnare anche un discreto 9:16.59. Hanno poi fatto il loro Elena Romagnolo sesta in quelli che erano i suoi 3000 siepi, e Daniele Meucci quinto sui 5000 dominati da Mo Farah, vincente sullo spagnolo d’Etiopia Bezabeh. Qualcosa in più ci si aspettava invece da Zahra Bani, settima nel giavellotto vinto dalla tedesca Obergfoll con un 59.88 che testimonia il disturbo del vento. Marco Dodoni non poteva far molto più del decimo posto nel peso con 18.36, distante anni luce dalla coppia di testa Majewski-Bartels, rispettivamente con 20.63 e 20.61. Manuela Levorato infine è quinta sui 100 con un 11.67 senza pretese e settima con la 4×100 femminile in 44.14, è lei la prima donna dello sprint femminile in attesa di una nuova trascinatrice.

Al termine della prima giornata la Russia domina con 209 punti sulla Gran Bretagna con 188, terza l’Italia con 154,5, tallonata dall’Ucraina ad un punto e mezzo di distacco.

Foto: la 4×100 azzurra al Golden Gala (Foto Simone Proietti per Atleticanet) 

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