Dopo il Campionato Europeo a Squadre

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Chiare, fresche e dolci acque…” scriveva Francesco Petrarca nel Canzoniere, e queste è la sensazione avuta a Bergen durante la Finale del Campionato Europeo a Squadre, nuova versione della Coppa Europa. Forse anche per il cielo azzurro terso e per i laghi che contornavano il Fana Stadium la sensazione era proprio quella di un ritorno alla vera atletica, dove conta il piazzamento e non certo la prestazione cronometrica o metrica. E’ falso e ipocrita chi dovesse dire che preferisce un Meeting della Diamond League, le manifestazioni che hanno da tempo ucciso l’atletica vera. Chi non si è divertito e non ha tremato ad ogni gara mente spudoratamente e sa di mentire.

La cronaca delle gare ed i risultati sono noti e sono stati già commentati ampiamente. Come scritto in corso di presentazione della manifestazione qui si misurano le coronarie dei dirigenti ma anche le vere qualità degli atleti. Chi ha le frattaglie, emerge.

E devo dire che indipendentemente dal piazzamento finale, l’Italia ha messo in campo una squadra che nella maggior parte dei casi era fatta di ragazzi con cuore e con “frattaglie”. Mai avevo visto in questi ultimi anni, indipendentemente dal piazzamento finale che in altre occasioni era stato nettamente migliore, un tale temperamento. Per questo ho sentito il dovere di fare i miei complimenti sia al Presidente Franco Arese che al DT Francesco Uguagliati, da me molto spesso criticati. Quanno ce vò , ce vò, diciamo a Roma.

Ma non solo ho visto “le frattaglie”, ho visto anche una serie di atleti, e non mi riferisco a quelli di per sé già noti, che per me hanno un futuro indipendentemente da percorsi ed età. Mi riferisco ad atleti come La Mantia, Caravelli, Benedetti, Obrist , Meucci , La Rosa, Tedesco, Tamberi , persino qualche mezzofondista donna, Gentili e qualche altro. La materia prima c’è ed è migliore di quella di tanti altri, ma perché non si perdano – come sta avvenendo con qualcuno presente ed assente a Bergen – bisogna avere programmi e strategie chiare e forti. Non c’è nulla di inventare basta guardarsi in giro e copiare, anche se bisogna saper copiare.

Aggiungiamo che il 5 Giugno del 2010 , giorno della finale femminile del Roland Garros , ha segnato uno spartiacque nella storia moderna dello Sport Italiano. La vittoria di Francesca Schiavone nel Campionato del Mondo su terra battuta sta a significare per tutto lo sport Italiano – come ha sottolineato il Presidente Petrucci – che volontà, sacrificio , abnegazione permettono di salire ai vertici alla pari di classe, talento e fisicità. Ed è molto importante che tutti noi dell’atletica metabolizziamo questo aspetto. Certo sarebbe bello per tutti aver fra le mani degli Usain Bolt o dei Carl Lewis, ma nello sport individuale per eccellenza si può vincere anche non avendo quel tipo di caratteristiche. La controprova sono proprio atlete come Antonietta Di Martino ed Elisa Cusma.

E’ anche vero che spesso sono proprio le donne a sapere interpretare meglio questo comportamento , ma noi tutti dobbiamo essere convinti che l’atletica Italiana ha nelle proprie file materia prima per ribaltare le attuali mediocrità, senza bisogno di piangersi addosso con la solita cantilena dello Sport nella Scuola.

Chi scrive si era azzardato a mettere per iscritto dei pronostici. Come detto non sono facili perché le squadre sono spesse incomplete ed anche a Bergen ogni Paese ha avuto per diversi motivi le sue assenze, che sono sempre occasione di rimpianto. Ma impietosamente Bergen ha fotografato una situazione che tutti conosciamo da tempo. Noi siamo in declino – anche se come detto – le nostre ragazze ed i nostri ragazzi si sono battuti al meglio. Non possiamo pensare come Nazione di essere meglio di Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Polonia e purtroppo ora anche di Ucraina, una Federazione che non ha più di un milione di euro di bilancio. Avevo scritto che un settimo posto dietro l’Ucraina sarebbe stata una debacle, ma alla luce di come si svolte le cose la parola mi pare un po’ forte. Certo è che l’Ucraina non ci aveva mai battuto e questo è un “first”.

Molti hanno elaborato sulla minima differenza di punti fra le Francia, Polonia, Ucraina ed Italia e sono state sottolineate anche recriminazioni per i punti persi per la strada. Ma questo è un discorso che non vale se pensate ai punti per la strada che hanno perso anche gli altri: la Francia con una squalifica nella staffetta veloce, l’Ucraina con due squalifiche, e via di seguito. Anche qui vale quanto diceva Vujadin Boskov “Rigore è, quando l’arbitro fischia”. La classifica acquisita sul campo è quella ed i se ed i ma non esistono. Lo stesso vale sul paragone che è stato fatto sui 160 punti della prima giornata ed i 115 della seconda. Non ha significato dire che nella seconda giornata siamo andati male, tutto è legato esclusivamente alla distribuzione delle gare che ci favorisce nella prima più che nella seconda e poi i conti si fanno alla fine.

A Bergen ho scoperto anche un Franco Arese da esportazione. Umano , anche nei miei confronti, profondo conoscitore dell’atletica e dei nostri problemi. Così differente dal Franco Arese in veste nazionale. Cuneo sarà anche chiamata La Granda, ma rimane pur sempre Provincia. Anche Nebiolo fino a quando viveva a Torino non aveva la dimensione e la visuale che ha poi avuto quando si è trasferito a Roma o di quando è diventato poi cittadino del mondo. Dove rimango critico, in questo breve momento di buonismo, è sulla “corte” che lo circonda. Ho visto 4 dirigenti camminare, come a Berlino, in formazione a chioccia, senza mai parlare con nessuno , soprattutto con gli stranieri (ammesso che lo possano fare), senza mai dimostrare la voglia di apprendere e capire quanto fanno gli altri. Seduti in tribuna con al massimo una visita al buffet, fermi e passivi come le tre scimmiette. E cosa ti puoi aspettare dopo?

Mi ha fatto piacere sentir invece che alcuni atleti e tecnici leggono con attenzione ed interesse alcune delle mie “esternazioni” successive a Berlino e sono anche disponibili a commentare, senza alcun timore. Fa sorridere quando si sente dire che il motivo della mancata assistenza agli atleti, ai tecnici ed i pochi raduni collegiali, è dovuta alla mancanza di risorse. Mi son ben guardato dal ricordare che così non è, che il CONI finanzia la Preparazione con oltre 4 milioni di euro, che ogni anno la Federazione avanza oltre 1,5 milioni di Euro e che il nostro bilancio è superiore a quello della Federazione Inglese (11 milioni) che assiste 100 atleti , su due diversi livelli, allenatori compresi, per capire quale è la strada da percorrere per far maturare speranze e farli diventare campioni. Credo che Arese lo sappia, ma mi pare zavorrato.

Mentre eravamo a Bergen la Televisione Svedese e quella Norvegese ci hanno deliziato per due giorni con il matrimonio della Principessa Vittoria, erede alla corona di Svezia, con il molto plebeo personal trainer Daniel Westling. E lui nel discorso ufficiale davanti a 2.500 invitati di alto lignaggio, ha ricordato la favola dei Fratelli Grimm con la Principessa che interrompe l’incantesimo e bacia il ranocchio. Chissà se i nostri atleti (e soprattutto i tecnici) hanno avuto la possibilità di vedere queste immagini e capire anche il significato di questa fiaba. Ognuno di loro, parlo degli atleti, è un potenziale ranocchio che può diventare Principe solo che si faccia baciare dalla determinazione, dalla volontà, dalla umiltà e dalla perseveranza. Come ha fatto Francesca Schiavone e come fanno Antonietta ed Elisa di casa nostra.

 

lbarra@attglobal.net

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