STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI – PARTE 2

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Nel mese di settembre del 1938 anche alle donne si aprirono le porte della rassegna europea. Mentre gli uomini tornarono a calpestare pista e pedane del glorioso stadio olimpico di Colombes, grosso sobborgo a nord-ovest di Parigi già teatro dei Giochi del 1924, dal 3 al 5 settembre, le donne dal 17 al 18 dello stesso mese ci cimentarono al Prater Stadium di Vienna nella loro prima rassegna continentale.

A livello di partecipazione maschile ci furono novità importanti. Prima di tutto si registrò la presenza della squadra inglese, assente nella prima edizione, quasi che gli inglesi avessero voluto onorare con questo gesto le imprese epiche di Abrahams e Liddell del 1924.

Ancora sul negativo la partecipazione dei russi che faranno il loro ingresso ufficiale nell’arengo europeo solo nel 1946.

I tedeschi continuarono ad esercitare la loro supremazia continentale conquistando, come a Torino, sette titoli europei precedendo la Finlandia che confermò i cinque primi posti del 1934 dominando nel mezzofondo e giavellotto, con l’aggiunta, a sorpresa, del triplista Onni Rajasaari.

Anche gli inglesi fecero la loro parte con quattro titoli finendo davanti alla Svezia che ne ottenne tre.

Solo piazzamenti per gli azzurri che ottennero quattro secondi posti con Mariani (100), Maffei (lungo), Oberweger (disco) e Beviacqua (10.000), e due terzi posti con Lanzi (800) e Beccali (1500).

Ripetendo l’impresa di Berger (vincitore a Torino dei 100 e 200 metri) gli olandesi presentarono un velocista ventiduenne: Martinus Osendarp capace di doppiare il successo nelle due prove di velocità.

Osendarp non era un nome nuovo nel campo della velocità in quanto ai Giochi di Berlino di due anni prima aveva figurato nei 100 metri come miglior sprinter bianco. All’olandese si oppose nella prova dei 100 metri il nostro Orazio Mariani che riuscì a conquistare un meritato secondo posto in un arrivo molto concitato che, Osendarp a parte (10.5), vide tre atleti lottare per la medaglia d’argento e terminare con le stesso tempo (10.6).

La stampa nazionale era unanime nel presentare Maffei come uno dei più seri contendenti ad un titolo, nonostante la presenza fra gli iscritti del primatista europeo Long (m. 7.90, 1 agosto 1937) e del connazionale Leichum, che vantava un personale di m. 7.76. A turbare la vigilia della gara di Maffei intervenne una fastidiosa distorsione alla caviglia sinistra, che l’atleta si procurò in allenamento, con conseguente rottura dei capillari e formazione di un vasto ematoma. Il buon Romigialli, massaggiatore presente ancora una volta al seguito della squadra nazionale, avvolse la caviglia dolorante di Maffei con della stoppa imbevuta nell’allume d’uovo, poi la fasciò stretta secondo una usanza imparata dai vecchi contadini toscani. Durante la notte l’impacco assorbì l’infiammazione ridonando elasticità all’arto infortunato che tuttavia rimase dolorante.

Nonostante il grave handicap Maffei scese in pedana deciso a battersi al meglio delle sue possibilità. Leichum il 3 settembre, prima giornata dei campionati, infilò una serie di salti veramente eccellenti. Il tedesco, sesto in ordine di salto, esordì con un balzo di m. 7.50 al quale Maffei, che si esibiva due turni dopo, contrappose un suo “timido” 7.18. Meglio dell’italiano fece l’altro tedesco, Long, che si portò al secondo posto con un salto di m. 7.33.

Maffei si rifece al secondo salto raggiungendo m. 7.45 (Leichum aveva saltato prima di lui m. 7.44), ma Luz Long con un balzo di m. 7.54 si portò prepotentemente in testa alla gara. La lotta per la vittoria finale sembrava quindi ristretta ai due atleti tedeschi. Leichum al terzo tentativo rispose infatti a Long con un salto di m. 7.57 riportandosi al comando della graduatoria provvisoria, mentre Maffei incorreva in un salto nullo. Il tedesco allungò ancora la traiettoria del suo salto al quarto tentativo, raggiungendo la misura di m.7.65 alla quale i suoi due antagonisti opposero un 7.43 (Maffei) ed un 7.39 (Long).

Ma Arturo era un avversario duro a morire. Al quinto tentativo, dopo che Leichum aveva tirato il fiato limitandosi a registrare un 7.29, l’azzurro raccolse tutte le sue più recondite energie e dimentico della caviglia dolorante, raggiunse m. 7.607, il terzo miglior risultato della sua carriera ed il suo miglior salto in assoluto senza vento a favore, che i giudici arrotondarono a 7.61. Maffei quindi, quanto ancora mancava un salto al termine della gara aveva avvicinato decisamente Leichum e si trovava ora a soli quattro centimetri dal capolista.

Anche Long si produsse in un bel salto a m. 7.56, ma il duello ormai era ristretto al primo dei tedeschi ed all’italiano. Leichum con il sesto salto pareggiò la misura ottenuta al quarto tentativo e rafforzò quindi la sua posizione in previsione di un eventuale spareggio con Maffei. Maffei saltò due turni dopo Leichum. Mai salto fu tanto ponderato e preparato in fase di concentrazione. Il dolore alla caviglia ormai era un ricordo lontano; quello che contava adesso era battere il tedesco !

Ad una rincorsa veloce del toscano fece riscontro una battuta leggera come nei migliori dettami della tecnica appresa da Comstock. Poi l’inizio della parabola, i passi nell’aria sostenuti dal movimento delle braccia e quindi l’atterraggio sulla sabbia lontano, molto lontano dall’asse di battuta Mentre già pregustava la gioia del successo Arturo intravide con la coda dell’occhio il giudice di pedana che levava in alto la bandierina rossa decretando l’invalidamento del salto!

Con l’angoscia che gli attanagliava la gola e con la consapevolezza di non aver assolutamente commesso infrazioni, Arturo si portò ad esaminare l’asse di battuta, scorgendo con sua somma meraviglia che la sabbia bagnata che la delimitava, recava l’impronta, sia pure molto marginale, di due chiodini, proprio quelli posti nella punta della scarpetta. Arturo negò vigorosamente che potesse essere stato lui a lasciare quel segno, ma il giudice rimase irremovibile nella sua decisione.

In aiuto a Maffei giunse anche il campione ungherese Istvàn Gyuricza, il quale affermò che quelle impronte erano state lasciate da lui nel salto precedente, dichiarato appunto nullo. Ma non ci fu niente da fare. Il giudice francese non se la sentì di rimangiarsi il giudizio espresso e quindi il nullo venne confermato! Con la rabbia in cuore Maffei chiese che almeno il salto venisse misurato. A beffa si aggiunse beffa: il salto risultò essere di m. 7.78! Svanì così per Arturo, per soli quattro centimetri, il sogno di diventare campione europeo!

Con il secondo posto di Colombes si interruppe anche la striscia delle ventidue vittorie consecutive che era iniziata a Malmoe il 15 agosto del 1936. Nonostante i medici le avessero proibito di continuare la pratica sportiva a seguito del pericolo del distacco della retina dell’occhio destro, proprio 15 giorni prima dell’inizio delle gare della prima rassegna continentale al femminile, Claudia Testoni, quarta nella finale olimpica degli 80 ostacoli vinta da Ondina Valla, fu aggregata ugualmente alla rappresentativa azzurra a titolo di viaggio premio.

Quando fu a Vienna la Testoni, da tempo regolarmente iscritta alla gara degli ostacoli, contravvenendo a tutti i divieti, si presentò ugualmente alla partenza della prima  batteria aggiudicandosela facilmente ed ottenendo l’ammissione alla finale. In finale Claudia si impose  in un eccezionale 11.6, tempo che rappresentava il nuovo primato del  mondo, quello europeo, dei campionati e ovviamente il nazionale. Si comportarono molto bene anche le ragazze della 4×100 (Alfero, Apollonio, Cattaneo e Lucchini) che conquistarono il bronzo dietro alla Germania e alla Polonia, guidata dalla famosa Stanislawa Walasiewics.

Altri particolari su questa prima spedizione europea della nostra squadra femminile potrebbero esserci rivelati oggi dalla lucidissima Gabre Gabric che partecipò alla gara di lancio del disco finendo al sesto posto con la misura di m. 35.53!

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