STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI – PARTE 3

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Agli Europei di Parigi – Colombes e così pure a quelli di Vienna per il settore femminile, non fecero seguito in ordine cronologico, quattro anni dopo, quelli che avrebbero celebrato la 3° rassegna  dell’atletica continentale.

La guerra interruppe la manifestazione che riprese solo nel 1946 una volta concluse le ostilità belliche. Ci fu nel frattempo, promosso dai tedeschi, un tentativo di uscire dall’isolamento nel quale le nazioni europee avevano costretto le nazioni dell’Asse (Germania e Italia) e alcune  che erano cadute sotto l’occupazione germanica. Nell’agosto del 1942 i tedeschi organizzarono i “campionati europei dell’Asse” ai quali parteciparono atleti di sei nazioni: Germania, Italia, Olanda, Ungheria, Svezia e Finlandia, limitati a una sola giornata di gare con solo sedici specialità in programma, riservate al solo settore maschile. La partecipazione italiana capeggiata dal Marchese Ridolfi, presidente della federazione, era composta da diciotto atleti.

Alcuni dei partecipanti a quell’evento hanno raccontato un particolare che rappresenta uno di quei punti di svolta epocali che hanno caratterizzato l’evoluzione del nostro sport. I nostri velocisti nel corso della consueta ricognizione allo Stadio Olimpico di Berlino, videro che i velocisti delle altre nazioni usavano gli starting-blocks messi a disposizione dalla organizzazione, quegli stessi attrezzi che erano stati omologati dalla I.A.A.F. prima del 1936 ma che non erano stati usati ai Giochi Olimpici del 1936. La curiosità dei nostri velocisti (Monti e Tito) fu amareggiata dalla disposizione che arrivò ad essi da parte del dott. Mario Saini, segretario generale della Fidal, il quale proibì l’uso degli attrezzi sia in prova che in gara. Una grande occasione perduta per i nostri scattisti che ebbero il tempo di poter verificare gli indubbi vantaggi in partenza che le nuove attrezzature assicuravano.

Tre furono le vittorie degli italiani in questa manifestazione che storicamente non può essere considerata alla stregua di un campionato europeo. Mario Lanzi, con il tedesco Harbig fuori condizione in quanto impegnato sotto le armi, vinse i 400 metri, mentre Giuseppe Beviacqua si impose nella prova dei 10.000 metri e infine Adolfo Consolini dominò nel lancio del disco. La vera cronologia dei campionati riprese invece il 22 agosto del 1946 a conflitto mondiale concluso. Il teatro di gara non poteva essere più significativo dello Stadio Bislet di Oslo, destinato a diventare un vero tempio sacro dell’atletica. In tutti i partecipanti (361 atleti e 127 atlete) c’era una grande voglia di ricominciare a pensare a cose che non fossero bombardamenti, rifugi, morti e desolazione!

Venti nazioni nel settore maschile e tredici in quello femminile composero una quadro abbastanza significativo dal quale mancava ovviamente la Germania, ma dove figurava per la prima volta l’Unione delle Repubbliche Sovietiche. Trentatre le gare in programma. Dopo polemiche e incertezze anche l’Italia venne ammessa alla terza edizione dei campionati. Nonostante i grossi problemi organizzativi che attanagliavano l’Italia in quei giorni, quindici atleti composero la comitiva azzurra guidata da Giulio Onesti e Bruno Zauli.

Gli svedesi sfruttarono a loro favore la neutralità osservata nel conflitto mondiale e si aggiudicarono complessivamente (uomini e donne) ben 22 medaglie (11, 5 e 6), precedendo l’Unione Sovietica che ne raccolse 17 (6, 7 e 4). A Oslo cominciarono a farsi notare atleti che di li a poco sarebbero assurti e dominatori delle rispettive specialità: Zatopek e Reiff nel mezzofondo e Fanny (Francina) Blankers (Koen da signorina) in campo femminile. L’Italia vinse un oro con il discobolo Adolfo Consolini (m. 53.23) che precedette il compagno di squadra Giuseppe Tosi (m. 50.39). Una doppietta storica che dava l’inizio a una dominazione nella specialità che sarebbe durata diversi anni. Il velocista Carlo Monti fu terzo nella gara dei 100 metri. In campo femminile le sovietiche conquistarono cinque ori, mentre le azzurre erano ancora alla ricerca delle sostitute delle grandi Ondina Valla e Claudia Testoni.

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