STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI – PARTE 4

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Cinque giorni di gare, dal 23 al 27 di agosto 1950, caratterizzarono la quarta edizione dei Campionati Europei in programma allo Stadio Heysel di Bruxelles. Le condizioni atmosferiche, pioggia e afa, e la pista ancora di 500 metri non consentirono grandi risultati tecnici.

Assente la Germania per le vicende belliche ancora vive, la parte del leone la fecero questa volta gli inglesi che vinsero ben 17 medaglie (8,3 e 6) davanti ai sovietici, anche loro a 17 podi ma con 6 vittorie (6, 5 e 6), di cui quattro provenienti dal settore femminile, e alla Francia con 15 medaglie (4, 8 e 1).

L’Italia raggiunse le 9 medaglie, ma ruppe la tradizione dell’unico oro che aveva caratterizzato le precedenti edizioni e mise in carniere ben tre successi individuali, cinque secondi posti e un argento. Giuseppe Dordoni (marcia 50 km, 4h40.42.6)), Armando Filiput (400 ostacoli, 51.9) e il solito Adolfo Consolini (disco, m. 53.75) furono gli azzurri che salirono sul gradino più alto del podio.

Sfortunato il velocista Franco Leccese, diviso da un solo tribolato decimo di secondo dal francese Etienne Bally (10.7 contro 10.8), in un arrivo contrastatissimo risolto dalla giuria belga solo dopo tre ore di consultazioni e che ancora oggi fa discutere gli storici. Beppone Tosi continuò a prodursi in lanci all’ombra del grande protagonista di quel periodo, superando con costante regolarità i 50 metri (52.31), mentre Angiolino Profeti, fiorentino dell’Assi Giglio Rosso, teneva alto il nome dell’Italia dei lanci, scagliando la sfera a m. 15.16 e classificandosi dietro al carneade islandese Huseby. La staffetta azzurra 4×400 formata da Porto, Filiput, Paterlini e il sardo Siddi, corse la gara in 3:11.0 che costituiva il nuovo primato italiano, classificandosi dietro alla Gran Bretagna.

Fra le donne la sola Cordiale-Gentile riuscì a intrufolarsi fra le prime del lancio del disco, giungendo terza (m. 41,57) nella gara vinta dalla formidabile bella sovietica Nina Dumbadze (m. 48.03), coinvolta – non si sa con quanta credibilità – in una presunta love-story con il nostro Consolini!

Proprio in campo femminile continuò a dettare legge Fanny Blankers-Koen ormai conosciuta da tutti come la “mammina volante”, capace di ripetersi sui 100, 200 e 80 metri ostacoli, non riuscendo per un soffio (secondo posto nella 4×100 dietro alle inglesi ma con il loro stesso tempo), a ripetere le grandi prove dei Giochi di Londra 1948.

In campo maschile Emil Zatopek, fresco capitano dell’esercito ceco e mentore della consorte Dana impegnata nel lancio del giavellotto, vince i 5000 (14:03) e i 10000 (29.12) sempre davanti all’algerino- francese Alain Mimoun, relegato al ruolo di eterno secondo.

Un mezzofondista inglese destinato a un posto nella storia dell’atletica mondiale: Roger Bannister, conquistò il bronzo degli 800 metri chiudendo la gara in 1:50.7.

 

1954_bernaI tedeschi e gli ungheresi , insieme ai polacchi, tornarono nell’arengo europeo quattro anni dopo nella edizione n. 5 che si svolse dal 25 al 29 agosto 1954 allo stadio svizzero Neufeld di Berna, con la TV a riprendere le gare a titolo sperimentale.

I sovietici tornarono, assorbito il trapasso dall’era stalinista, a ribadire la loro supremazia continentale dall’alto delle 35 medaglie conquistate (15, 11 e 9), lasciando molto lontani gli ungheresi che figurarono al secondo posto della graduatoria in virtù dei quattro ori conquistati (4, 1 e 3). La Germania, che schierò una nuova generazione di atleti, conquistò 9 medaglie (2, 4 e 3).

L’Italia tornò al conteggio semplice della unità. Tre medaglie, una per valore, furono lo scarno bottino degli azzurri.

Sulla breccia ancora il grande Adolfo Consolini e insieme a lui, per la terza volta al secondo posto Beppone Tosi, a scrivere una storica doppietta nel disco. Per il resto, a parte la 4×100 (W. Montanari, D’Asnasch, Sangermano e Gnocchi) che ebbe accesso alla finale fu per l’Italia una delle spedizioni europee meno redditizie. In campo femminile unica nota positiva il terzo posto della 4×100 (Musso, Leone, Bertoni e Greppi).

Nomi nuovi alla ribalta invece a livello continentale. Roger Bannister, l’uomo che per primo aveva abbattuto il muro dei 4 minuti sul miglio, vince i 1500 in una gara tattica chiusa tuttavia in 3:43.8 grazie a un 39.5 sui 300 metri finali. Nei 5000 Zatopek abdica in favore del sovietico Vladimir Kuts, ma conserva il titolo dei 10000 battendo il magiaro Kovacs.

A Berna cominciò, o meglio tornò d’attualità, la grande scuola tedesca della velocità. Il ventitreenne Heinz Futterer dominò il non irresistibile lotto dei velocisti europei del momento, vincendo 100 (10.5) e 200 (20.9); nella 4×100 la staffetta tedesca (ovest), forte di Pohl, Kraus, Futterer e Germar, fu squalificata.

L’unico primato mondiale di quella edizione arrivò dal martello. Il sovietico Mikhail Krivonosov lanciò infatti a m. 63.34, mentre il polacco Janusz Sidlo, uno dei più grandi specialista del suo tempo ottenne la sua prima grande vittoria internazionale con un lancio di oltre 76 metri.

Un ricordo. In quella edizione degli europei fu in gara anche l’astista Giulio Chiesa, del quale proprio oggi è stata diffusa dalle Fiamme Gialle la notizia del decesso.

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