STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI – PARTE 5

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A Stoccolma 1958 gli azzurri vivono una delle più deludenti edizioni dei Campionati. Andrà meglio quattro anni dopo, nel 1962 a Belgrado con medaglia d’oro e primato del mondo!

La sola marcia, allora come ora, ci regala un mezzo sorriso in una edizione degli europei molto deludente per i colori azzurri.
Lo storico Olympic Stadion, sede dei Giochi del 1912, ospita dal 19 al 24 agosto la sesta edizione dei Campionati d’Europa alla quale partecipano 26 paesi con un complessivo di 626 atleti.

Giornate fredde e piovose accolgono i concorrenti le cui prestazioni fanno presagire i progressi che si concretizzeranno negli anni ’60.
Il medagliere è dominato ancora dalla Unione Sovietica con 35 medaglie (11, 15 e 9) mentre la sorprendente Polonia (12 medagliati: 8, 2 e 2) supera negli ori la Gran Bretagna che di medaglie ne raccoglie 17. Progressi anche per la Germania unita con 21 medaglie, di cui solo sei d’oro.

L’Italia finisce nell’anonimato con il solo argento del fiumano Abdon Pamich nella 50 km di marcia, mentre Pino Dordoni è solo sesta nella 20. Per Abdon, il cui stile di marcia basato essenzialmente sui muscoli aprirà una nuova era per la specialità, si apre una stagione di grandi successi europei che si concretizzeranno con i primi posti del 1962 e 1966, intervallati dall’oro olimpico di Tokio del 1964.
Poche le evidenze per gli azzurri. Attilio Bravi è quarto nel lungo a pari misura (m. 7.51) con il polacco Grabowski ma soccombente per la seconda miglior misura, nella gara vinta dal “principe Igor” Ter-Ovanesian, allora ventenne, con m. 7.81.
I lanciatori deludono. Meconi è quinto e Consolini sesto (m. 53.05). Ma a glorificare Adolfo vale l’impresa compiuta nel raggiungere una nuova finale nel lancio del disco iniziata nel 1938 e proseguita ininterrottamente fino al 1958; cinque edizioni dei campionati e sempre in finale!

Fra le donne la sola 4×100 (Valenti, Bertoni, Musso e Leone) ebbe accesso alla finale finendo al quinto posto in 46.3.
I tedeschi tornano a dominare la velocità. Manfred German vinse i 200 metri, ma sui 100 venne sorprendentemente battuto dal giovane connazionale Armin Hary, lasciato scappare via in partenza dal compiacente (o incapace?) starter svedese. I due insieme a Mahlendorf e a Futterer prevalsero anche nella 4×100 a spese degli inglesi, in un arrivo contrastato risolto dalla fotografia.
Il caos creatosi nella disputa degli 800 uomini con squalifiche, ricorsi e riammissioni, fece propendere la I.A.A.F. a decretare lo svolgimento della gara, almeno nella fase di partenza, in corsia.
Un altro tedesco, Martin Lauer, vinse i 110 ostacoli correndo per la settima volta la distanza in 13.7 eguagliando quindi per l’ennesima volta il primato europeo. L’anno successivo a Zurigo, Lauer migliorò altre due volte il suo limite correndo prima in 13.5 e poi in 13.2 (13.56) con vento e starter al limite della regolarità, diventando il nuovo primatista mondiale della specialità. Il suo primato avrebbe resistito ben 15 anni prima di essere eguagliato, due volte, dal francese Guy Drut.

1962belgradoBen altra musica per gli azzurri quattro anni dopo (1962) allo Stadio Jna di Belgrado, dove dal 12 al 16 settembre si celebrò la settima edizione degli Europei.
Lasciatisi alle spalle i grandi risultati ottenuti ai Giochi di Roma gli europei confermarono i grandi progressi compiuti alle Olimpiadi nel confronto con gli americani.
670 atleti/e in rappresentanza di 29 paesi (un record) si cimentarono sull’impianto jugoslavo registrando ben tre primati mondiali.
Dominarono ancora i sovietici con 29 medaglie (13, 6 e 10) davanti agli inglesi 14 (5, 3 e 6). Meglio fecero nel complesso i tedeschi: 22 (4,11 e 7) ma la classifica per nazioni privilegiava soprattutto gli ori.

In campo maschile la sera del 14 settembre, il nostro Salvatore “Tito” Morale vinse con grande autorità il titolo dei 400 ostacoli portando il primato del mondo a 49.2, migliorando quindi di ben 5 decimi il precedente record europeo che già gli apparteneva (Roma, 15.10.1961). L’azzurro, siciliano di origine e veneto di formazione, corse con grande criterio con molta consapevolezza nei suoi mezzi tanto è vero che prima della gara consegnò a Sandro Calvesi, suo allenatore, un bigliettino nel quale aveva scritto il tempo che avrebbe realizzato: appunto 49.2!

Due ore prima della vittoria di Morale, Abdon Pamich era entrato trionfalmente nello stadio conquistando l’oro della 50 km di marcia (4h19:46.6) con cinque minuti di vantaggio sul secondo, il sovietico Panitchkin.
Il mago Calvesi portò in finale anche due ostacolisti veloci: Giovanni Cornacchia si classificò al secondo posto (14.0) dietro al sovietico Mikhailov (13.8), mentre Giorgio Mazza fu quinto (14.3).
Sergio Ottolina (20.8) fu buon terzo nei 200 metri dietro allo svedese Jonsson (20.7) e al polacco Foik (20.8), mentre Berruti si era cimentato solo sui 100 uscendo in semifinale. La Francia dominò lo sprint veloce piazzando due uomini ai primi posti (Piquemal e Delecour).

Sfortunato il nostro Carlo Lievore nel giavellotto (primatista del mondo con m. 86.74 ottenuto a Milano nel 1961) che dopo un lancio di m. 80.20 (miglior lancio delle qualificazioni) fu relegato in finale al sesto posto da un intervenuto, inopportuno, malanno alla spalla!
Record europeo nel martello per l’ungherese Gyula Zsivòtzky (69.64), mentre gli altri due mondiali della manifestazione arrivarono dalle donne. Le sovietiche Tamara Press e Mariya Itkina portarono i nuovi limiti rispettivamente a 18.55 nel peso e 53.4 nei 400 metri, mentre l’olandese Gerda Kraan (2:02.8 negli 800) e la 4×100 polacca (Ciepla, Piatkowska, Sobota e Szyroka) con 44.5 migliorano i primati europei delle rispettive specialità.
Senza Giuseppina Leone le azzurre non riuscirono a presentare alcun elemento da finale.

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