Idowu illumina il cielo di Barcellona

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Gran bella giornata quella di quest’europeo spagnolo. Non molto azzurro né in cielo né in pista ma le emozioni non sono mancate di certo. In grande evidenza il triplista inglese Philips Idowu che con 17.81 mette in riga due grandi specialisti del triplo come il rumeno Oprea e il francese Tamgho. Ma vediamo il dettaglio della giornata.

La mattinata parte col decathlon e con l’asta dove i nostri Gibilisco e Piantella sono impegnati per guadagnare un posto per la finale. Nel gruppo A Piantella manca la qualificazione fermandosi a 5.50 mentre nel gruppo B un Gibilisco più che determinato vince il gruppo con un percorso netto. Tre soli salti a 5.50, 5.60 e 5.65 senza errori. La finale di dopodomani potrebbe portare qualche notizia lieta per i colori azzurri, staremo a vedere. Ancora nella mattinata, il primo turno dei 110hs dove nella prima batteria era impegnato Stefano Tedesco che chiude però in 13”96 arrivando distante dalla qualificazione. Stessa brutta notizia per il veneto Galvan che nella terza batteria dei duecento manca l’accesso al turno successivo correndo in 20”96. Una prima corsia poco favorevole per l’azzurro ma un po’ meglio si poteva fare… E meglio ha fatto la triplista Simona La Mantia che viene ripescata nella sua gara con la misura di 14.16 per la finale di sabato 31.

Cinque finali in programma nel pomeriggio. Partono subito i saltatori in alto con il giovane Fassinotti a cercare un po’ di gloria nella kermesse continentale. Pioggia, ostacoli spostati qua e la e magari un po’ di stanchezza fermano l’azzurro a 2.23. Rimane comunque la soddisfazione di aver scoperto un ragazzo serio e determinato che, doti fisiche ancora in maturazione, saprà dare il meglio di se grazie ad equilibrio mentale e buon senso. Doppietta russa sul podio con l’oro per Aleksander Shustov che vince con 2.33 seguito da Ivan Ukhov con 2.31. Terzo l’inglese Martyn Bernard con 2.29.

Prima del grande risultato nella finale del triplo, c’è ancora tempo per un po’ di gloria per il nostro Meucci che con 13’35”02, nella prima batteria dei 5000 guadagna l’accesso ad un’altra finale dopo quella dei 10.000 che gli ha consegnato il bronzo. Non è da meno l’altro italiano, Stefano La Rosa che con qualche difficoltà in più, raggiunge comunque l’obiettivo della finale correndo la seconda batteria in 13’38”71. Per lui una gara piuttosto anomala con una prima parte di gara tutta in testa a tirare l’intero gruppo. Finisce invece l’avventura per Giacomo Panizza che nei 400hs giunge settimo nella seconda semifinale senza crederci mai davvero. Rimane però il ricordo di un’ottima quanto fortunata batteria.

La seconda finale offre al pubblico inumidito e rado la delizia di un Idowu in piena forma. Per l’atleta inglese un 17.81 quasi stratosferico che piega i sogni e le speranze dei pur qualificati avversari. Vanno sul podio con lui il rumeno Oprea, secondo con 17.51 e il francese Tamgho con 17.45. Donato si ferma ai tre salti di qualificazione con un opaco 16.54 mentre Schembri chiude ottavo con un 16.73 solo sufficiente.

Nel giavellotto donne, terza delle finali in programma, arriva la doppietta tedesca a rubare la scena alla quotata ceca Spotakova. Vince la Stahl con 66.81 (nuovo personal best) e seconda la Obergfoll con 65.58. Solo terza la Spotakova in 65.36.

Ancora una finale e ancora Germania. Questa volta c’è l’oro della velocità che la tedesca Verena Sailer si mette in tasca con una gara a dir poco sorprendente. Il 100 femminile vede una partenza tutto sommato equilibrata con la francese Mang a guidare sempre più chiaramente il gruppo. Tiene la Sailer che però nella seconda parte di gara riesce a mantenere alte le frequenze e ben posizionato il busto tanto da sembrare quasi da accelerare rispetto alle avversarie. Sul traguardo giungerà prima col tempo di 11”10 seguita dalla Mang in 11”11 e dall’altra francese Soumarè in 11”18. Solo ottava la sempre bella, ma un po’ meno veloce, Christine Arron.

Prima dell’ultima finale, ancora tre azzurri da tifare, sono i giovani ottocentisti Scapini, Rifesser e Benedetti. Ce la mettono tutta, ognuno con i mezzi che sa usare meglio ma non basta. Arrivano nelle retrovie e tutti intorno a 1’49. Ma va bene così, sono giovani, hanno lottato duramente e senza paura. Hanno fatto esperienza e sapranno fare meglio in futuro.

Ultima finale, quella più suggestiva benchè spesso snobbata è il Decathlon che con l’ultima gara, quella dei 1500, vede compiersi le dieci fatiche dei supermen dell’atletica. Bellissima la gara del francese Barras che ha il suo punto di forza nella seconda giornata, specie nelle ultime tre gare. Un giovellotto oltre i 65 metri, l’asta a 5.05 e soprattutto un faticossissimo 1500 corso sull’uomo e chiuso in 4’28”43 consegnano al transalpino la medaglia d’oro e il titolo di campione d’Europa. Alle sue spalle, a soli 17 punti di distacco, l’olandese Sintnicolaas seguito dal bielorusso Krauchanka. Chiusura di serata con meno pioggia e più torsi nudi (dei decathleti) ed il piacere di assistere ad un edizione degli europei senz’altro avvincente.

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