Quei ruggiti di Sicilia…

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Anna Incerti e Simona La Mantia, le due siciliane cancellano la giornata delle delusioni, quella dei colpi a vuoto di Alex Schwazer e Antonietta Di Martino. Due medaglie sorprendenti per l’Italia, due campionesse alla ribalta in un Europeo sempre più azzurro. Ed ora i cavalieri delle staffette, i maratoneti ed un leone nel lungo, Andrew Howe.

Una giornata da ricordare, quella che nessuno si sarebbe mai immaginato nella mattinata del giorno precedente, quando Alex Schwazer da una parte e Antonietta Di Martino dall’altra, abbandonavano in malo modo le loro competizioni europee. Le due stelle azzurre improvvisamente si spegnevano anzitempo, le certezze più salde della nostra squadra lasciavano il campo, sopraffatte da un nemico più forte di qualsiasi avversario, la sfortuna. Sì, perchè solo di questo si può parlare quando vengono fuori problemi fisici inaspettati ed inspiegabili, quando le gambe non ne vogliono più sapere di cadenzare il passo come per mesi erano state abituate a fare sulle vie di mezzo mondo, o quando una subdola infiammazione ad un piede ti impedisce di spiccare il solito volo quotidiano in pedana. Schwazer e Di Martino sono stati travolti da loro stessi, dalle loro macchine perfette che per una volta hanno mostrato quel cedimento che mai avrebbe fatto paura in qualsiasi altro momento della stagione. Attorno a loro prima il silenzio e poi il sostegno da parte di tifosi, giornalisti ed appassionati, tutti hanno capito la difficoltà psicologica e la delusione di due campioni che avrebbero dato l’anima per trattenere quelle due medaglie volate via dalla finestra. Un terremoto che proprio non ci voleva sul cammino medagliato della squadra azzurra ritrovata, sul quale rimanevano ben poche opportunità per incrementare il bottino.

Ma l’atletica è sport imprevedibile ed accattivante, così a distanza di ventiquattr’ore da quella maledizione, ecco che sulle strade di Barcellona si materializza per l’Italia un bronzo inaspettato, in maratona. Anna Incerti fa tutto alla perfezione, prima nel gruppo di testa in compagnia dell’amica Rosalba Console, poi gomito a gomito con una coriacea russa, a caccia del podio. La ragazza di Bagheria ed il suo tecnico, Tommaso Ticali, chissà da quanto tempo covavano quel sogno dentro la loro testa, una gara importante di maratona per dimostrare che il lavoro premia, che le centinaia di chilometri macinati in questi anni meritavano di esser percorsi tutti, neanche uno meno. Ecco allora che quel “cinque” scambiato con la mano fra tecnico ed atleta a pochi metri dal traguardo ha significato che il sogno era stato raggiunto da entrambi, un bronzo europeo per scacciare i fantasmi di una medaglia per l’Italia sfuggita ancora una volta. Anna è stata inesorabile, addirittura recriminando per essere arrivata troppo fresca al traguardo, forse ne poteva scappar fuori anche l’argento. Ma in fondo è meglio così, arrivare non allo spasimo per vivere con maggiore intensità la gioia della sua affermazione, un anno e mezzo dopo la sua ultima maratona corsa, quella di Roma. Da quel momento un infortunio tendineo l’aveva allontanata dalla specialità, ma grazie anche al gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre i problemi si sono dissolti, ed Anna in primavera si è ripresentata bene su una 21 km a Milano. Quindi la preparazione intensiva per Barcellona, con tanta altura e la rifinitura nella sua Sicilia, un paio di settimane sulle strade bollenti di una terra baciata dal sole, come e ancor di più della metropoli catalana. Il tutto sotto il controllo dell’allenatore e del marito, un fresco marito, Stefano Scaini, mezzofondista portacolori delle Fiamme Gialle. Le scelte tecniche alla fine hanno premiato, Anna è sfilata sulle strade di Barcellona da protagonista, incitata da quel gruppo di scalmanati conterranei, capitanati proprio da Scaini, che hanno girato su e giù per il circuito di gara: una medaglia di bronzo che adesso è un pò anche loro.

Dalle strade assolate del centro storico alla pista sfavillante dello Stadio olimpico. Sulla pedana del salto triplo femminile c’è un’italiana pronta a saltare, Simona La Mantia. Figlia d’arte nonchè siciliana di Palermo, si concentra per migliorare lo stagionale, lei che vanta un personale di 14.69 nella sua altra vita atletica, quella di cinque anni fa. Poi tanti infortuni e quasi la convinzione che forse è meglio lasciar perdere. Ma la passione di famiglia non può svanire così. Simona si impegna per uscire dal tunnel e per cancellare le opinioni di molti che la danno già per finita. Anche le Fiamme Gialle, il suo club, ci credono ed ecco che finalmente la farfalla pian piano ritorna a volare. In questi mesi un balzo dopo l’altro per arrivare alla conquista della finale europea di salto triplo. Subito dopo la bella prova di qualificazione, del podio neanche a parlarne, semmai limare qualcosa sullo stagionale, ma nulla più, le ragazze dell’Est sembrano imprendibili.
Poi però in gara esce fuori l’agonista, quella dell’altra vita. Parte per la prima rincorsa, azione circolare e reattiva per lanciarsi al meglio sui tre balzi: volo lungo, lunghissimo, per atterrare a 14.56, appena 13 cm dal primato personale. E’ una gran misura, che di lì a fine gara le consentirà di galleggiare al secondo posto, sì, un argento sensazionale, il secondo ruggito di Sicilia di una giornata incredibile. Simona sorride e posa per le foto, immagini indelebili di una serata da incorniciare, il ritorno di una 27enne ancora fresca nel fisico ed affamata di vittorie.

Il tris isolano sarebbe potuto arrivare con Giuseppe Gibilisco, ma il guerriero dell’asta liscia il podio proprio mentre arriva l’argento di La Mantia, peccato, sarebbe stato il giusto premio per un altro campione che non ha mai mollato.

La squadra azzurra intanto continua a raccogliere successi, aspirando ancora a qualche sogno in più nell’ultimo giorno di questi buoni Europei: le staffette, la maratona con Baldini & co., e gli atterraggi oltre gli 8 metri di Andrew Howe. Forza ragazzi, siamo con voi!

 Foto: Anna Incerti /(foto Simone Proietti per Atleticanet)

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