Manca la ciliegina o manca la torta?

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Credo che fare il punto sull’atletica italiana all’indomani degli europei di Barcellona sia doveroso perché il segnale di un europeo sostanzialmente positivo ci offre spunti di riflessione interessanti.

Non mi dilungherò sull’analisi dettagliata di atleti e risultati perchè farei un’attività oltremodo ridondante, dedicherò invece qualche riga a mo’ di flash sulle cose che mi sono balzate più all’occhio.

Barcellona viene salutata come la rinascita del movimento atletico italiano e per certi versi è senz’altro così. L’aspetto più importante è la quantità degli atleti portati in Spagna. Da molti anni ho sostenuto la necessità di portare rappresentative allargate il più possibile e sembra che nonostante tutto, dopo sonore batoste, la federazione, inizi a pensarla come me (e ovviamente moltissimi altri).

Risultati positivi e medaglie sono giunte dai giovani e da qualche outsider mentre le medaglie “sicure” hanno deluso. Sia chiaro: non rivendico alcuna paternità per una scelta che ho sempre considerato ovvia ma almeno ho la soddisfazione di poter dire che ero, e sono, dalla parte di chi ha ragione e di chi ragiona senza dover sottostare a ordini di scuderia che fanno negare l’ovvio e sostenere l’insostenibile!

Howe non prende l’oro né va a medaglia, forse è la ciliegina che manca alla torta ma non è un problema. L’atleta ha lavorato duramente e recuperato sotto molti punti di vista. La sua stagione, probabilmente la prima della sua vera carriera, lo vede stabilmente tra 8.10 e 8.20. Io dico che è positivo perché ha consolidato una condizione senz’altro discreta. Adesso serve solo continuare con la stessa serenità e lo stesso impegno di questi ultimi periodi. Ci sono appuntamenti e stagioni per fare bene, l’importante è programmare ed eseguire con lucidità e professionalità.

Di Martino fuori dalla finale. Ci può stare anche questo. La ragazza ha vissuto un anno strano, denso di cose belle e brutte affrontate sempre con grande determinazione e serietà. Un passaggio a vuoto è più che comprensibile. Bravo Gibilisco, ha ritrovato equilibrio e metodo di lavoro; medaglia o non medaglia, abbiamo di nuovo il nostro grande astista, ora è solo questione di tempo per ritrovarlo alle sue misure.

Per un atleta ritrovato ce n’è uno che si perde. Alex Schwazer convince poco nella 20 e si ferma nella 50 rilasciando dichiarazioni shock al termine della gara. Dalle sue parole si coglie un unico concetto: l’atleta ha perso il controllo. Lo conferma l’intervista successiva a Sandro Damilano il quale, non usa più i verbi al plurale (vedremo di ripensare, ci concentreremo su, analizzeremo…) per lasciare Schwazer solo con i suoi problemi (dovrà, deciderà, avrebbe dovuto…). Ho l’impressione che il binomio tecnico-atleta possa essere giunto al termine. Mi dispiace e in parte è comprensibile…con una medaglia olimpica al collo a 24 anni c’è il rischio di fare errori, anche grandi, un po’ di sana arroganza giovanile e mille pressioni tutte nuove, possono sviare dalla reale attività di un atleta di questo livello. Di certo, quando accadono cose come una medaglia olimpica, si dovrebbe cercare di cambiare poco e gradualmente proprio per evitare salti nel buio mentre, a quanto ne so, il marciatore azzurro ha fatto diversi cambiamenti su molti aspetti. Speriamo bene…

I giovani. Non voglio fare nomi perché hanno tanto da lavorare e c’è tempo per lodare il loro lavoro ed i risultati presenti e futuri. Sono stati quasi tutti bravissimi e quei pochi che non lo sono stati, come avrebbe detto Robert Zotko, hanno cercato di fare bene. Insomma noi abbiamo fiducia che il movimento azzurro saprà fare ancora meglio. Forza ragazzi!

Passiamo dalla ciliegina alla torta. Il titolo ci domanda se è mancata la ciliegina di un oro europeo (in presenza della torta “Fidal”) o se manca la torta (considerando gli europei come ciliegina).

La Fidal è una federazione sportiva che deve necessariamente muoversi su più ambiti per realizzare un’attività organica che porti a risultati duraturi e di livello. Ad oggi c’è ancora tanto da fare, nei comitati regionali (alcuni in difficoltà economiche e altri con pochi veri dirigenti), nell’assetto della struttura tecnica (che funziona ma si muove più sul contingente e ad personam che per strategie definite), nella scuola (un serbatoio che riversa poco nel nostro sport), nella comunicazione (dove nel prossimo sito fidal non sembra ci sarà il forum perché troppo “scomodo”), nella formazione dei dirigenti (abbiamo una classe dirigente fatta quasi esclusivamente di ultrasessantenni), nel ruolo internazionale dei nostri dirigenti attuali (quasi inesistente rispetto ad altre nazioni)…

In definitiva, l’europeo di Barcellona ha offerto una bella immagine della Fidal di oggi ma c’è ancora molto da fare e su tanti ambiti. L’invito per i politici federali è di non cullarsi su un risultato positivo ma di guardare avanti per fare meglio…In fondo non è questo il metodo giusto per ottenere risultati? Non è quello che chiediamo anche ai nostri atleti?

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