STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI – PARTE 6

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Budapest 1966 e Atene 1969, luci ed ombre per gli azzurri che confermano la supremazia nelle gare ad ostacoli e nella marcia.

I Campionati Europei, giunti alla loro ventesima edizione, sono iniziati martedì mattina. Noi desideriamo non interrompere la nostra carrellata retrospettiva convinti come siamo che solo guardando indietro si possono ritrovare stimoli e motivazioni per costruire il futuro. Infatti il panorama attuale ci ha propinato un’atletica decisamente depressa, come pure l’ambiente circostante; quindi confortiamoci con le imprese dei tempi andati.
Fatto il predicozzo, breve ma incisivo, e complimentatici con il buon inizio dei nostri, vediamo cosa successe quarantaquattro anni fa nell’imponente Népstadion di Budapest che dal 30 agosto al 4 settembre ospitò la edizione numero otto della rassegna europea.
I numeri di partecipazione furono da record: 30 i paesi in gara rappresentati da 769 atleti/e. Le condizioni atmosferiche, nonostante il periodo ancora estivo, non furono propizie, ma non furono certo queste e favorire risultati inattesi al termine di gare sempre molto avvicenti.
Le Germanie si presentarono non due formazioni distinte: la Rdt (Repubblica Democratica Tedesca) e la Frg (Repubblica Federale di Germania) e il loro avvento, aiutato anche dalla buona vena dei polacchi, ebbe ragione della supremazia fino ad allora espressa dai sovietici.
I tedeschi dell’est ci aggiudicarono infatti 18 medaglie (8, 3 e 7) contro le 15 dei polacchi (7, 5 e 3). I sovietici ne ottennero 19 (6, 6 e 7) e precedettero la Francia (4, 3 e 7) finita davanti all’Italia che con i suoi tre ori relegò al sesto posto la Germania dell’Ovest che di medaglie invece ne collezionò ben 21 (2, 11 e 8).

A Budapest non ci furono record mondiali o europei. I polacchi dominarono la velocità,e quella prolungata, sia in campo maschile che femminile. Wieslaw Maniak vinse i 100 metri (10.5) con sei atleti nel giro di 2 decimi di secondo, al termine di una finale molto serrata nella quale figurarono anche due italiani: Giani (5°) e Giannattasio (8°). Marian Dudziak perse di un soffio il titolo dei 200 (20.9 contro 21.0) battuto da Roger Bambuck, francese oriundo della Guadalupa, che divenne così il primo atleta negro a vincere il titolo europeo dello sprint.
Dominio polacco anche nei 400 metri con Gredzinski (46.0) e Badenski (46.2) sui primi due posti del podio e importanti pedine nella 4×400 dominatrice in 3:04.5.
Fra le donne le polacche Klobukowska e Kirszenstein (poi Szewinska) si divisero il podio dei 100 e 200 metri (11.5 e 23.1), con Irena che si aggiudicò anche il titolo del salto in lungo (m. 6.55). Ovviamente le polacche non fallirono il titolo della 4×100 corsa in 44.4.
Drammatico l’arrivo dei 3000 siepi con il belga Gaston Roelants rimontato dai sovietici Kudinskiy e Kuryan proprio negli ultimi metri di gara.
Lo definirono “L’uomo venuto dalla pioggia” l’inglese Lynn Davies che ripeté l’impresa di Tokio 1964 quando strappò l’oro olimpico a ter-Ovanesian. A Budapest l’inglese sconfisse il sovietico di 10 centimetri (7.98 contro 7.88).
L’Italia monopolizzò la specialità degli ostacoli portando ben tre atleti in finale. Vinse l’aostano Eddy Ottoz con il tempo di 13.3, con Cornacchia e Liani rispettivamente al 5° e 6° posto.
Salvatore Morale, campione europeo a Belgrado quattro anni prima, venne avvicendato ai vertici continentali da Roberto Frinolli, corridore elegante ed efficace, che corse la distanza in 49.8, unico a scendere sotto la barriera dei 50 netti.
Il terzo titolo europeo venne ancora dalla marcia per merito di Abdon Pamich che bissò il titolo di quattro anni prima.
In ombra Berruti e Ottolina nelle gare individuali, mentre la 4×100 con Simoncelli al posto di Livio fu ammessa alla finale dove giunse sesta in 40.2; stesso piazzamento per la 4×400 (Bello, Bianchi, Frinolli e Fusi) finalista con il tempo di 3:06.5.
Ancora buio per l’Italia nel settore femminile, mentre in campo europeo si fecero notare atlete che avrebbero in seguito dominato la scena agonistica: Vera Nikolic (800), Karin Balzer (80 ost.) ed Heide Rosendahl (lungo e prove multiple).

1969atenasCaldo afoso e quindi disagio per concorrenti e quanti altri presenti allo Stadio G. Karaiskakis di Atene per la 9° edizione de i campionati europei (16-21 settembre 1969).
Trenta le nazioni presenti (stesso numero dell’edizione di Budapest), ma solo 674 gli atleti partecipanti.
La Germania federale (ovest) disertò clamorosamente la manifestazione per una questione burocratica legata al veto imposto dalla federazione europea alla iscrizione del mezzofondista Jurgen May, fuggito dalla Repubblica Democratica (est) e passato dalla parte degli occidentali.
I tedeschi democratici confermarono la loro supremazia continentale vincendo 24 medaglie (11, 7 e 6), una meno dei sovietici (9, 7 e 9) ma di maggior consistenza, grazie al decisivo apporto delle ragazze. Terzi gli inglesi con 17 medaglie (6, 4 e 7).

L’Italia dovette accontentarsi di sole 4 medaglie, di cui solo una di metallo pregiato e tre di bronzo.
L’edizione greca presentò al mondo l’uomo destinato a dominare la velocità degli anni a venire fino agli europei di Roma ’74: Valerjy Borzov, il velocista (si diceva) “programmato” dai tecnici sovietici. Borzov si impose nei 100 metri in 10.4 al termine di un duello serrato con il francese Sarteur (10.4) e lo svizzero Clerc (10.5) che si aggiudicò invece i 200 in un probante 20.6, in una finale nella quale trovò posto anche il nostro Pasqualino Abeti.
Ancora sovietici sugli scudi. Nel martello si impone Anatoli Bondarchuk con un lancio a m. 74.68 che gli permettere di battere il suo grande rivale Klim, mentre Viktor Saneyev, il grande protagonista della leggendaria finale di Città del messico, vince il triplo con un balzo a m. 17.34; Igor Ter-Ovanesian si prende la sua bella rivincita sull’inglese Lynn Davies (8.17 contro 8.07) in una finale dove i primi cinque concorrenti superano gli otto metri.

Entusiasmante duello anche nel giavellotto (vecchio attrezzo) con il sovietico Lusis che supera i 90 metri (91.52), deludendo i finlandesi che vedono il loro portacolori Pauli Nevala relegato al secondo posto nonostante un ottimo lancio a m. 89.58.
Fra le ragazze Petra Vogt, tedesca dell’est, domina la velocità imponendosi nei 100 (11.6), nei 200 (23.2) e dando un valido contributo alla 4×100 (43.6).

La francese Nicole Duclos batte la connazionale Colette Besson al termine di un contrastatissimo arrivo dei 400 metri, nel quale entrambe fanno segnare ai cronometri un probante 51.7 che costituisce il nuovo primato del mondo.
Le francesi sembrano aver vita facile nella 4×400, ma non hanno fatto i conti con l’inglese Lillian Board che dopo aver vinto gli 800 metri in 2:01.4, si produce in una stupefacente ultima frazione che porta la sua squadra a prevalere sulle transalpine in 3:30.8, nuovo primato del mondo; stesso tempo per le francesi. Lillian Board di lì a pochi mesi verrà fulminata dalla leucemia.

Primato mondiale anche per la ceca Jaroslava Jehlickova nei 1500 dominati in 4:11.9 in una gara dove sette atlete concludono la gara con il primayo nazionale. Dominio delle tedesche dell’est negli ostacoli dove spopola Karin Balzer (13.3).

E gli italiani? Eddy Ottoz veniva da una stagione non brillante in contrasto con quella del 1968 che lo aveva visto conquistare il bronzo olimpico a Mexico City . Al Karaiskakis di Atene Eddy sapeva di essere alle ultime battute di una carriera esaltante e quindi, opposto a due inglesi specialisti degli ostacoli bassi (Hemery e Pascoe) e a un giovanissimo Guy Drut, si produsse in una gara strepitosa per grinta e impegno imponendosi in 13.5 e portando così a due gli ori conquistati nella rassegna europea all’aperta, ai quali vanno aggiunti i tre ottenuti nella competizione continentale indoor. Fu quello l’unico oro azzurro al quale si aggiunsero i bronzi dei saltatori Erminio Azzaro (alto) e Aldo Righi (asta), e quello di Paola Pigni nei 1500 vinti dalla Jehlickova, battuta di un soffio dalla olandese Gommers, ma con il primato italiano (4:12.0).

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