Fiamme Oro: intervista a Checcucci

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A seguito della premiazione di Maurizio Checcucci da parte del Sindaco di Padova Flavio Zanonato, avvenuta nel corso dell’ultimo meeting di Padova e raccontata in presa diretta su Raisport Uno, abbiamo pensato di intervistare il vicecampione europeo, ripercorrendo le tappe significative della sua carriera (ivi compreso il racconto della medaglia di Barcellona) e guardando al futuro. Ecco cosa ci ha dichiarato.

A poco più di un mese dalla splendida medaglia d’argento di Maurizio Checcucci – ultimo frazionista della staffetta 4×100 metri azzurra laureatasi vicecampione d’Europa a Barcellona – facciamo una chiacchierata con l’atleta delle Fiamme Oro.

Maurizio, innanzitutto come stai?

Bene. Ho appena gareggiato in casa a Padova ed è stata una grande emozione dato che il sindaco ha voluto premiarmi per i risultati ottenuti nella stagione; l’emozione più grande però l’avevo già vissuta a Barcellona con la vittoria della medaglia agli Europei…

Negli anni passati comunque avevi già ottenuto un bronzo europeo junior (under 20) sui 200 metri e tre medaglie in due diverse edizioni dei Giochi del Mediterraneo…

Le medaglie a livello giovanile contano poco e quelle ai Giochi del Mediterraneo sono relativamente facili da ottenere, anche se il tempo siglato ai Giochi di Tunisi nel 2001 era davvero buono (10”09 ventoso). Ottenere l’argento agli Europei assoluti con il nuovo record italiano è tutta un’altra cosa! Era da Sidney 2000 che inseguivo il sogno di una medaglia “pesante” ma arrivammo settimi con la 4×100 metri. Gli altri staffettisti di allora, anche più giovani di me, non sono più in nazionale o hanno smesso di fare i professionisti. Io invece sono qui: ci ho creduto sempre e 10 anni dopo ce l’ho fatta. La soddisfazione è immensa.

Che cosa ha in più questa staffetta rispetto alle precedenti?

Abbiamo buone individualità, ma anche alle Olimpiadi di Sidney 2000, guardando i valori dei singoli, avevamo una staffetta che avrebbe potuto avvicinare una medaglia. E’ cambiato il nostro atteggiamento: è la prima volta in cui le ambizioni individuali sono messe da parte per l’obiettivo comune. Singolarmente sui 100 metri possiamo arrivare in finale tra i primi otto come hanno fatto a questi Europei Collio e Di Gregorio ottenere però una medaglia è al momento quasi impossibile. Con la staffetta invece si può andare lontano e lo abbiamo dimostrato.

Qual è il segreto di questo successo?

Abbiamo lavorato duramente e ci abbiamo creduto. Il primo ad avere massima fiducia è stato il responsabile nazionale della velocità Filippo Di Mulo che ci ha fatto capire che mettendo al servizio della squadra le nostre individualità potevamo arrivare lontano. Collio non voleva correre la finale dei 100 metri per preservarsi per la staffetta, Donati avrebbe potuto correre i 200 metri ma ha rinunciato; questi sono tutti indicatori forti di quanto ci credessimo e di quale spirito di squadra si era creato, cosa non facile da ottenere in uno sport prettamente individuale quale è l’atletica leggera.

Quando avete capito che potevate arrivare lontano?

Collio e Di Gregorio valevano 10”15-10”20 e lo sapevamo ma nel raduno collegiale pre-europeo io nelle sedute di partenza dai blocchi me la giocavo con loro e Donati era vicinissimo a noi. Questo era un gran segnale considerando che io e Donati diamo il meglio di noi nella fase lanciata e non nella partenza.

E’ arrivato poi il buon tempo in batteria, con la squalifica temporanea e gli occhi tuoi si sono fatti lucidi…

Non stavo piangendo, la mia era rabbia. 38”82 alle 10 del mattino, con un danneggiamento subito a causa dell’invasione di corsia dei russi voleva dire tanto: era come se avessimo già corso vicini al record italiano. Non riuscivo ad accettare che il mio sogno potesse svanire così. E poi sapevo che le occasioni quando arrivano bisogna cercare di coglierle altrimenti chissà quando ti ricapitano.

Riammessi in finale, grazie alle immagini che chiarivano ogni dubbio, alla fine è arrivata la medaglia con il nuovo record italiano…

Un’emozione incredibile. “Tilli-Simionato-Pavoni-Mennea” era diventata una filastrocca che si ripeteva da anni, loro sembravano inattaccabili e imprendibili; quel record resisteva dai Mondiali di Helsinki 1983. Mennea allora era anche il primatista del mondo dei 200 metri e ci rimase fino al 1996. Abbiamo fatto una grande cosa, è evidente, siamo entrati nella storia.

Dediche particolari?

Sì. Dedico la mia vittoria a tutti i miei amici e alle mie due grandi famiglie: mia moglie Federica con mia figlia Viola e le Fiamme Oro, che da 16 anni mi incoraggiano e cercano di mettermi a disposizione tutto quello che mi serve. Sono entrato in Polizia che ero un ragazzino, mi ritrovo ora sono sposato e padre di una splendida bambina; l’essere un poliziotto mi ha responsabilizzato molto e mi ha aiutato a crescere. E poi se non fossi stato in Fiamme Oro forse non avrei mai potuto raggiungere questo grande traguardo.

L’anno scorso a 35 anni il primato personale di 10”26, ora questa medaglia. Il tempo per te sembra essersi fermato…

Sono un atleta maturo con un grandissima passione per il mio sport. Negli anni ho capito quali sono gli allenamenti più adatti a me e mi sono reso conto che è importante anche il recupero tra una seduta di training e l’altra, soprattutto ora che ho una certa età. Un altro segreto? Non guardarsi mai indietro ma puntare lo sguardo sempre avanti.

Obiettivi?

A 36 anni non posso pormi degli obiettivi troppo a lungo termine, purtroppo (E sorride). Mi alleno giorno per giorno con passione e vivo alla giornata. Certo però che l’Olimpiade è il sogno di ogni atleta e Londra 2012 non è poi così lontana. In fondo Stefano Tilli a 38 anni sui 100 metri ha sfiorato la semifinale olimpica…Perché non continuare a sognare?

 

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