Giochi del Commonwealth 2010 – 3.a e 4a giornata

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Donne africane protagoniste della terza giornata dell’atletica ai Giochi del Commonwealth in svolgimento allo stadio Nehru. Il miglior risultato tecnico arriva per merito di Amantle Montsho del Botswana, due volte campionessa continentale, che domina i 400m con l’ottimo tempo di 50.10, record dei Giochi, a precedere nettamente Folashade Abugan (Nigeria) seconda in 51.39 e Aliann Pompey (Guyana) terza in 51.65. E pensare che la Montsho, terza nella graduatoria mondiale dell’anno con 49.89, era inizialmente presente nel lungo elenco di star non partecipanti a questa manifestazione.

Poi le mezzofondiste kenyane a dettare legge nei 1500m con l’instancabile Nancy Langat (4:05.26 il suo nuovo record dei Giochi) e nei 10.000m con Grace Momanyi, oro in 32:34.11 al termine di una gara tattica. Langat, numero uno al mondo quest’anno per il suo dominio in Diamond League, si è imposta al termine di una lunga volata, davanti alle giovani e promettenti Nikki Hamblin (4:05.97) neozelandese classe 1988, e Stephanie Twell (4:06.15) ventunenne scozzese. Nella gara più lunga, soddisfazione per il Paese ospitante che conquista la prima medaglia con Kavia Raut, terza col tempo di 33:05.28, preceduta dall’altra kenyana Doris Changeywo (32:36.97).

In campo maschile, l’Inghilterra fa tripletta nei 110H, col campione europeo Andy Turner primo con l’ottimo tempo di 13.38 (v.+0.1) a precedere William Sharman (13.50), quarto ai Mandiali di Berlino 2009, ed il giovane Lawrence Clarke (13.70), classe 1990, allenato da quel Malcom Arnold che aveva guidato un certo Colin Jackson… Da segnalare che Sharman era stato ricoverato in ospedale prima della gara per un malore, decisosi poi a gareggiare per non deludere la mamma presente in tribuna!

Nel martello si impone Chris Harmse, trentasettenne sudafricano con 80.63 di PB, grazie all’ultimo lancio di 73.15 che gli consente di scavalcare l’inglese Alex Smith. Buon prospetto questo ventiduenne in una specialità avara di soddisfazioni per la Gran Bretagna, che qui stabilisce anche il suo PB con 72.95.

Nel decathlon oro al canadese Jamie Adjetey-Nelson (8070 il suo punteggio), che ha preceduto il neozelandese Brent Newdick (7899) e l’inglese Martin Brockman (7712 PB).

Alla giamaicana Trecia Smith, 35 anni, campionessa mondiale ad Helsinki 2005, basta un salto di 14.19 per aggiudicarsi la finale di salto triplo.

La quarta giornata si apre con la 20km di marcia maschile e femminile, all’insegna della famiglia Tallent. Jared, esploso a Pechino 2008 con duplice medaglia (bronzo nella 20 e argento nella 50 del nostro Schwazer), conquista l’oro col tempo di 1h22:18 davanti al connazionale Luke Adams (1h22:31), terzo l’indiano Harminder Singh (1h23:18 PB). Poco dopo tocca alla moglie Claire portare a casa un altro metallo prezioso, argento in 1h36:55, nella gara vinta dall’inglese Jo Jackson (1h34:22); significativo il terzo posto di Grace Wanjiru Njuge (1h37:49), il Kenya che marcia! (4° David K.Rotich tra gli uomini).

I risultati di maggior spessore tecnico arrivano in giornata dai concorsi. Su tutti il salto in lungo, vinto dall’australiano Fabrice Lapierre, già primo a Doha (Mondiali indoor) lo scorso marzo, con la misura di 8.30; ha preceduto due atleti di talento come l’inglese Greg Rutherford (8,22) ed il ghanese Ignisious Gaisah (8.12) spesso frenati da infortuni, qui capaci di riproporsi a buoni livelli dopo diverso tempo. Torna a volare anche il campione del mondo di Osaka 2007, Donald Thomas, che fa sua la gara di salto in alto con un eccellente 2.32; l’argento va ad un altro rappresentante di Bahamas, Trevor Barry (2.29 PB), bronzo per Kabelo Kgosiemang del Botswana (2.26).

Grande gara per la campionessa di tutto nel lancio del peso, la neozelandese Valerie Adams, dopo una stagione non brillante che l’ha vista quasi sempre soccombere nel confronto con la bielorussa Ostapchuk: sei lanci oltre i venti metri, con una punta di 20.47 (primato dei Giochi). Cleopatra Brown di Trinidad è seconda con 19.03, le altre molto lontane. Record della manifestazione anche per la sudafricana Sunette Viljoen, 62.34 nel giavellotto; oltre i sessanta metri – che restano segno distintivo di buona dignità internazionale – anche Kim Mickle (Australia) con 60.90 e l’altra sudaficana Justine Robbeson (60.03).

Nelle gare di corsa svetta ancora la bandiera del Kenya. Ma se nei 3000m siepi femminili il trionfo era atteso – Milca Chemos Cheywa prima in 9:40.96 a precedere Mercy Njoroge 9:41.54 e Gladys Kipkemoi 9:52.51 – sicuramente meno prevedibile era il successo nei 400m di Mark Mutai, iscritto con un PB di 45.28 ottenuto quest’anno in altura. Mentre i più quotati rivali deludevano (su tutti l’australiano Ben Offereins, 44.86 questa primavera ma qui solo 46.00 che l’ha relegato al settimo posto), il trentaduenne kenyano ha saputo esprimersi al meglio e con 45.44 ha preceduto di 0.02 l’altro australiano Sean Wroe, terzo Ramon Miller di Bahamas (45.55).

Nell’heptatlon, infine, ottima prova dell’inglese Louise Hazel che non fa rimpiangere l’assenza della connazionale Jessica Ennis, campionessa mondiale ed europea in carica, vincendo con 6156 p., PB migliorato di oltre cento punti. La favorita Jessica Zelinka (Canada) deve accontentarsi del secondo posto (6100), il terzo va all’altra inglese Grace Clements (5819 PB).

La manifestazione è così giunta alla metà del programma previsto per l’atletica, ed un primo bilancio non può che essere positivo, considerando l’assenza della maggior parte dei big ed una collocazione in calendario non particolarmente felice. In attesa di Hooker nell’asta, Greene nei 400H, della Pearson nei 100H e di altre gare di mezzofondo con alcuni dei migliori kenyani…

Risultati completi: http://results.cwgdelhi2010.org/en/Comp.mvc/DetailedScheduleByDate?sportCode=AT

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