VINCENZO FELICETTI A PROPOSITO DEI C.D.S. MASTER

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Il primo a raccogliere il nostro invito ad esprimere le proprie opinioni sulla vicenda dei Campionati di Società Master su Pista è VINCENZO  FELICETTI, che sicuramente non ha bisogno di presentazioni. Quindi a lui la parola. Ho letto l’articolo  su Atleticanet  relativamente alle voci che metterebbero sub judice il Campionato di Società Master su Pista. Ebbene, sono sempre stato molto restio a fidarmi  delle voci di corridoio e quindi giudicare le dicerie e non i reali fatti e le decisioni prese. Tuttavia, per stare al gioco che il mio sito di atletica preferito lancia, mi permetto di ragionare sulle ipotesi formulate e dire la mia modesta opinione in proposito.

Sopprimere il Campionato di Società? E perché mai? Questa manifestazione credo sicuramente rappresenti per i masters italiani e per me (lungo tutta la mia carriera) la competizione a più alto contenuto tecnico ed emotivo. E’ il punto più alto nel quale l’atleta come individuo si sveste dei suoi stessi panni e si offre al gioco collettivo. Egli sa che la sua prestazione ed i suoi punti sono importanti e decisivi per la classifica finale della società. Tutti gli atleti si sentono utili, anche se di diverso livello, e per due volte all’anno corrono con uno spirito ed una causa comuni. Sono elementi su cui ragionare. E’ quindi una sciocchezza ANCHE  l’idea di accorpari Cd.S. ai Campionati Italiani Individuali su Pista; dove l’individualismo è d’obbligo e qualsiasi formula creerebbe caos, togliendo quello spirito ed i significati che ho sopra espresso. 

Occorre, ed è questa la mia idea, indire varie riunioni, nelle quali far partecipare alcuni rappresentanti la base dei master, scelti fra i più competenti; i quali, assieme  all’Ufficio Master e ai relativi Consiglieri Federali  preparino  una formula (magari più snella e con punteggi meno complicati) capace di tenere conto e delle esigenze degli atleti, di degli organizzatori e della stessa Fidal. Occorre davvero provarci con spirito costruttivo; anche se fosse di difficile attuazione. Si sa le opinioni sono sempre tante ed è oltremodo ostico trovare un accordo. Se non fossimo in Italia sarebbe più facile perché da noi non prevale mai il Bene Comune; ma sempre questo o quell’interesse a scapito degli atleti, cioè veri attori di questo sport meraviglioso.

Quanto infine sui Nuovi Regolamenti per l’Attività Master 2011, è d’obbligo che essi siano discussi ed approvati con il concorso di tutti gli organi, compresi quei delegati regionali, il cui compito è proprio quello di portare avanti le istanze dalla base. Nei paesi democratici avviene questo, ma l’Italia lo è? Quanto poi all’ipotesi finale di un Settore Master come DIPARTIMENTO a se stante della Fidal, credo che non cambierebbe di una virgola la situazione esistente. La crisi dell’Atletica Italiana non dipende da questo o quel settore, compreso quello relativo alle cariche più alte; ma da un male che da parecchio tempo ha investito il nostro Paese, in cui non si vuole investire nello Sport, né in maniera tangibile né in quella etico morale; perché non lo si ritiene, a torto, un veicolo di crescita per i suoi cittadini e della Nazione stessa. 

P.s.  Attendiamo altri vostri contributi in merito.

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