Bubka-Vigneròn: sfide ad alta quota

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Si presenta come una disciplina molto particolare, tra quelle della “regina”, il salto con l’asta. Intendiamoci. Diversamente dalle altre specialità, il salto con l’asta conserva quel fascino che lo rende fonte di attrazione non solo per gli appassionati d’atletica leggera, ma per gli appassionati di sport e spettacoli in generale. A metà tra una disciplina sportiva ed un intrattenimento acrobatico, il salto con l’asta lascia lo spettatore attonito a guardare per quei pochi attimi in cui si consuma il “volo”, attimi in cui si può riflettere sulle capacità umane di oltrepassare i limiti che il suo stesso buonsenso si è posto. Un pò come per i 100m e il lungo, anche per l’asta ad attrarre lo spettatore non è solo la passione sportiva, ma il fascino della velocità, della potenza, del dinamismo. Ad attrarre chi pratica questa disciplina invece sono la dedizione, l’appagamento dopo la sofferenza e la voglia sconfinante di mettersi in gioco sfidando se stessi e la forza di gravità.

Sergej Bubka, nome che non necessita di eccessive presentazioni, inizia a saltare con l’asta all’età di 9 anni. A 15 anni si sposta a Donetsk e lì si mette a disposizione di Vitalij Petrov, allenatore con il quale instaura un ferreo sodalizio simile a quello romanzato in “Momenti di gloria” tra Harold Abrahams e Sam Mussabini. Grazie a Petrov Bubka riesce ad affinare la sua tecnica con la quale può veicolare al meglio la sua forza esplosiva. Così il giovane ucraino all’età di soli vent’anni conquista l’oro iridato ai mondiali di Helsinki saltando 5.70 m. Da quella medaglia in poi è una collezione di successi continua, tra i quali l’oro olimpico a Seoul. Alternando la bandiera ucraina a quella dell’urss scala i vertici del successo diventando l’eroe sportivo di mezza russia e candidandosi a miglior atleta di sempre nella sua disciplina. Nell’85 oltrepassa i 6m, cosa che ripeterà per ben 43 volte. Nel ’94 proprio nel nostro stivale, a Sestriere, alla faccia di alcuni commentatori che lo davano ormai in declino, si catapulta in aria e scavalca l’asticella posta a 6.14m, record del mondo tutt’ora imbattuto. Un’autorità insomma.

Tuttavia a Sergej Bubka e non solo a lui, va data anche un’onoreficenza speciale per aver illuminato una bellissima serata del Golden Gala, che come molti sapranno si tiene proprio all’Olimpico della nostra capitale. Era un caldissimo 31 Agosto dell’84. Sergej Bubka, l’ucraino che stava da poco conquistando la popolarità di un vero talento, si sfidava in una finale mozzafiato con Thierry Vigneron. Vigneron era un saltatore francese dalla tecnica molto raffinata, ma ciò che contava di opporre alla forza smisurata di Bubka era la sua elasticità simile a quella di un bamboo e dell’asta con cui spiccava il volo. La sfortuna del francese fu propria quella di imbattersi negli anni destinati ad essere dominati da Bubka. Vigneron siglò ben 5 record del mondo e vinse 2 ori europei, ma la sorte lo volle in eterno appaggio dell’astro ucraino, che demolì i suoi record e lo pereguitò in meeting e competizioni di altissimo livello.  Ma torniamo a quella serata eccezionale. I due contendenti avevano saltato oltrepassando il muro dei 5.85m, il pubblico e lo speaker erano in apprensione agonistica e i commentatori non sapevano azzardare pronostici. Del resto il Bubka che venne fuori dopo quella serata nessuno ancora lo conosceva. Nè si conoscevano misure che oltrepassassero i 6m. Ma quando toccò di nuovo a Vigneron, il francese dopo aver consumato l’ennesima sigaretta, incredibile a dirsi ma fumava nervosamente tra un salto e l’altro, si lanciò in una rincorsa solenne che conlcuse con un gesto fantastico catapultandosi a 5.91m. Volando a tal misura (accuratamente selezionata) il transalpino aveva rosicchiato un centimetro al record del mondo dell’ucraino, e ora si trovava ad esultare come primo in assoluto sul globo e come  l’unico “anti-Bubka” del momento. Ma si vide subito dalle pupille concupiscenti del suo avversario che quella serata non sarebbe potuta finire così. Asticella alzata di parecchi centimetri. Bubka partì convinto più che mai, la sua sembrò una corsa più che una rincorsa per la velocità con cui macinava i metri di tartan della pedana, poi al momento dello stacco la sua potenza inarrivabile si combinò alla perfezione con la tecnica d’impugnatura alta che lo contraddistingueva dai suoi avversari. L’ucraino sembrò voler infrangere le leggi della fisica e propagandare in volo quelle della teoria del corpo astrale, scavalcò sinuoso l’asticella e atterrò con un sorriso che parlava chiaro. Erano stati olptrepassati i 5.94, ma la percezione del pubblico e di quanti avevano visto l’arrampicata dell’ucraino in aria era che avesse ancora tanto margine. E infatti non si sbagliavano. Quella serata finì così perchè Vigneron alzò bandiera bianca e fece chapeau all’ucraino. Ma quello che Bubka aveva in serbo per il pubblico era ben altro. Aver battuto Vigneron, eclettica personalità e atleta di altissimo livello, non gli era bastato. Quella serata a Roma fu solo una delle tante sfide af alta quota che Bubka lanciò, demolendo centimetro dopo centimetro i suoi stessi record. Volando per ben 43 volte oltre i sei metri.

Oggi Sergej Bubka, ancora attivo nel campo dell’atletica, è ricordato non solo come l’ercole dell’asta ma come un atleta dotato di una professionalità e dedizione infinita. Fu la sua continua voglia di migliorarsi e la sua volontà di non lasciare inespresso il potenziale che gli era stato concesso dalla natura, a concedergli l’opportunità di fare la storia della sua disciplina. A Donetsk è stata eretta una statua in suo onore.
Un suo aforisma diretto a chi come lui praticava l’atletica così afferma: “Sei un atleta, non un seduttore. Non devi stare lì ad ammirati, ma a gareggiare. Devi avere fame di successi, di risultati, di gloria. Lo sport non è una sfilata, è provarci per davvero con tutto se stessi”.

Articolo di Adriano Masci – Tratto dal blog “Rovesciando…giovani opinioni in rete

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