Pennies from Heaven o soldoni dalla Cina?

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Avevamo già raccontato di un’esperienza cinese del nostro miglior tecnico della marcia, Sandro Damilano. Ma stavolta arriva la notizia di una sorta di pacifico divorzio che la Fidal (strano ma vero) ufficializza dalle righe del suo sito. Dico la verità, sono sinceramente dispiaciuto però dico anche che era ampiamente previsto…ma non per i motivi che pensate voi. Adesso vi spiego.

Chi pensa che Sandro Damilano dovrebbe vergognarsi perché ha ceduto al richiamo del denaro, si sbaglia. E di grosso. Il tecnico è di valore, ha vinto tanto, tantissimo e con moltissimi atleti. Vale tanto oro quanto pesa e i cinesi l’hanno capito. La Fidal pare di no. Non l’ha capito con Damilano oggi e non l’ha capito con tanti altri tecnici in passato. E tra questi ci metto anche quell’eclettico, indomabile, discutibile personaggio che risponde al nome di Carlo Vittori.

Il problema in poche parole? Eccolo: la Fidal che non ha ancora trovato la strada per fondare una scuola seria per i tecnici e che soprattutto non ha ancora trovato la soluzione politica dirigenziale per gestire i pochi, rari ed eclettici super tecnici che di tanto in tanto nascono nel nostro paese.

Torniamo a Sandro Damilano, uno dei supertecnici di cui sopra. Ha avuto molto dalla Fidal in termini economici e di prestigio. Damilano a sua volta ha dato moltissimo alla Fidal in termini di medaglie e visibilità. Ma allora dov’è che si è inceppato questo meccanismo che all’apparenza sembra perfetto? Il meccanismo si è inceppato perché dietro al semplice “ti do soldi e strutture e mi restituisci medaglie e gloria” i dirigenti Fidal non si sono mai curati di pensare di più e più avanti.

Ragioniamo al contrario: che sarebbe successo se io, Fidal, nel mio rapportarmi con Damilano avessi anche preteso l’addestramento di 3 tecnici talentuosi per ogni biennio? Ovviamente pagando anche questo extra. E che sarebbe successo se io, Fidal, avessi offerto a Damilano una serie di platee internazionali su cui parlare tramite lezioni e conferenze? Io direi che oggi la Fidal avrebbe speso gli stessi soldi, avrebbe le stesse medaglie e avrebbe anche un Sandro Damilano in più. Perché se è vero che pecunia non olet è anche vero che se un tecnico, oltre a ricevere denaro, riceve anche considerazione, ruoli prestigiosi e impegni concreti…beh, allora magari, succede che può anche rifiutare l’offertona della marcia cinese. Non c’è, né ci sarà mai prova del contrario, per carità… però…però.

Ad ogni modo, questa di Damilano è la chiara ed ennesima dimostrazione del fatto che una dirigenza mediocre come quella che ha guidato la federazione nell’ultimo decennio, produce inevitabilmente un danno all’atletica azzurra, produce disamoramento da parte di chi vorrebbe fare e non può, produce attriti e piccole guerre di quartiere nella periferia dell’atletica che conta…produce infine poche medaglie, pochi giovani avviati all’atletica e una gran quantità di ottimi, bravi cinquantenni con la pancetta che ogni domenica se ne va a trotterellare per strada vestita e calzata di tutto punto.

Ma questo con l’atletica c’entra davvero poco.

foto: via Facebook

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