le risposte riflesse del muscolo

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Circa un anno fa ho pubblicato, su questo sito, una relazione in cui sottolineavo quanto fossero più intense ed efficaci le risposte riflesse del muscolo sottoposto a stiramenti di elevata intensità rispetto alla potenza espressa in una contrazione volontaria ( per chi volesse leggere  http://www.atleticanet.it/nazionali/23772-potenza-riflessa.html ).

Pochi giorni fa, ad un raduno della nazionale giovanile a Formia, ho avuto il piacere di constatare che il sasso è stato raccolto e che si è voluto valutare in maniera scientifica e con mezzi appropriati quanto da me asserito.

Colgo l’occasione per congratularmi con Nicola Silvaggi che ha approfondito l’argomento mettendo a disposizione la sua grande esperienza nel campo della ricerca sportiva. Per riassumere quanto rilevato  i test hanno  evidenziato come la contrazione del muscolo sottoposto ad uno stiramento , se paragonata ad una contrazione volontaria , esprima valori di forza chiaramente superiori ed in  tempi più brevi: entrambi i valori che determinano  la potenza risultano essere quindi migliori nella risposta ad un rapido stiramento del muscolo .

Passo ora alla ragione di questo mio scritto. Durante i raduni a cui ho avuto il piacere di partecipare gli atleti sono stati sottoposti a test che  dovrebbero dare indicazioni sulle capacità condizionali  ( nello  specifico  test a cui vengono regolarmente sottoposti i saltatori in alto): salto in alto da fermo con e senza contro-movimento, stacco con 4 passi da fermo, balzi a piè pari ripetuti sul posto . Tutte queste esercitazioni valutano la capacità dell’atleta di esprimere potenza con una contrazione volontaria mentre, nel gesto tecnico del salto in alto, la potenza viene espressa dopo un consistente stiramento dei muscoli della coscia e del piede. Infatti i test hanno prodotto valutazioni spesso opposte al risultato sportivo: nello specifico nei dati rilevati l’atleta in possesso della migliore prestazione nel salto in alto risultava essere il più scadente rispetto agli altri saltatori presenti in tutti i test sopra citati. Voglio aggiungere che questi stessi test venivano già eseguiti più di trent’anni fa: io stesso risultavo particolarmente scadente in tutte le esercitazioni salvo aver poi migliorato per ben 2 volte il record italiano indoor di salto in alto.

Ho chiesto in più di un’occasione che gli atleti venissero valutati anche in esercitazioni che prevedessero una risposta riflessa: immagino che il rifiuto sia stato determinato dall’impossibilità di modificare in tempi brevi il programma che ci si era prefissati.

Al tempo stesso mi chiedo se non sia il caso di fare un passo in avanti nella valutazione degli atleti mettendo a punto un protocollo che valuti le performance dell’atleta in esercitazioni che prevedano stiramento muscolare e non solo  una contrazione volontaria. Con i mezzi che ha a disposizione la federazione si potrebbero proporre test di stacco a velocità crescenti per valutare  tempi di stacco e forza applicata alle varie velocità: cià permetterebbe fra l’altro di poter estrapolare, dai dati raccolti, la velocità di entrata ottimale  per singolo atleta (basterebbero poche cellule fotoelettriche e una pedana di forza, tutti mezzi che erano a disposizione durante i raduni). Si potrebbero valutare le risposte ad una caduta pliometrica da altezze crescenti ( con una pedana di forza che misuri intensità e tempi di contatto) rilevando  l’altezza ottimale di caduta per singolo atleta ecc. ecc. Questi test, ripetuti nell’arco dell’anno o degli anni, darebbero fra l’altro la possibilità di valutare più obbiettivamente la qualità del lavoro svolto dall’atleta in fase di preparazione: un miglioramento delle prestazioni  nei test sopra citati ha una grandissima correlazione con le capacità di esprimere miglioramenti nel salto in alto visto che stiamo parlando di esercitazioni molto vicine sia per  tempi di contatto che per modalità di contrazione muscolare. Per contro, il miglioramento nel salto in alto da fermo o nello stacco con 4 passi  potrebbe, per assurdo, portare ad una contro-prestazione nel gesto specifico del salto in alto: tali prestazioni sono enormemente correlate con l’aumento della forza dell’atleta ma i tempi di applicazione  della stessa sono lontanissimi da quelli espressi nel gesto tecnico.

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