Fidal Piemonte: cariche rinnovate tra polemiche

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Riceviamo dall’ex consigliere piemontese Paolo Canazza il seguente contributo relativo alle recenti votazioni per il rinnovo del consiglio regionale piemontese che ha riconfermato Maurizio Damilano alla carica di presidente. Qui di seguito il comunicato integrale.

Sabato scorso Maurizio Damilano è stato riconfermato presidente della Fidal Piemonte con 4197 voti, è il dato da cui partire, inconfutabile e incontrovertibile. E’ stato un successo come annunciava enfaticamente, poche ore dopo l’esito del voto, il sito ufficiale della Fidal Piemonte? Secondo me no, tutt’altro, e qui di seguito ne indico le ragioni.

Damilano era candidato unico in quanto, a colui che vi scrive era stato vietato di prendere parte alla competizione elettorale: la commissione elettorale piemontese aveva infatti rifiutato la mia candidatura e a nulla era valso il mio ricorso, ritenuto irricevibile (mi domando cosa significhi…) anche in sede di appello a Roma. Sgombro subito il campo da equivoci: avrei perso lo stesso e nettamente, ma non è questo il punto. Mi resta però l’amarezza di non aver potuto competere in una leale competizione, come d’abitudine accade nel nostro amato sport, per ragioni che trovo incomprensibili, come gran parte di questa vicenda, partendo dall’episodio che ha generato queste anomale elezioni di metà mandato, ovvero le dimissioni in massa di buona parte del consiglio uscente a due anni dalla sua nomina.

Sarà un punto di vista parziale, ma si è avuta netta la sensazione che tali elezioni siano state indette per eliminare “politicamente” dei consiglieri “scomodi” o non allineati alla linea del presidente: a 4 ex-consiglieri è stato vietato di candidarsi essendo in corso nei loro confronti un procedimento di inibizione della durata di 5 mesi per motivi su cui non mi voglio dilungare per non attizzare inutili polemiche, e ad altri 7 è stata rifiutata la candidatura per motivi procedurali discutibili e definiti in sede di ricorso, come già detto sopra, irricevibili (boh…), senza fornire ad oggi alcuna motivazione formale.

Tralasciando però l’antefatto, veniamo agli aspetti puramente statistici: a fine 2008, su una base elettorale presente alle elezioni di circa 6400 voti, Damilano aveva ottenuto 4909 preferenze, quasi l’80% dei voti validi.

Dopo due anni, su una base similare, i voti sono scesi a 4197, il 66% dei voti espressi con quasi 2150 tra voti bianchi e nulli, scelta da me caldeggiata pubblicamente a tutti i dissenzienti.

Ora, se su una base di 7900 voti possibili, un presidente, candidato unico, ne conquista il 53%, di cui solo il 66% dei presenti, quindi con una base di voti contrari molto radicata e consistente, direi che il vincitore dovrebbe prenderne atto. Soprattutto, tra l’altro, se tale candidato è un ex-campione olimpico che può quindi vantare anche un credito enorme di stima e gratitudine da parte del movimento.

Oltretutto, aggravante massima, in una regione che esprime anche il presidente nazionale, Franco Arese, il quale ha sempre sostenuto Maurizio Damilano nelle sue battaglie politiche: a maggior ragione, ritengo che il presidente federale debba trarre delle conclusioni inequivocabili dal fatto che uno dei suoi pupilli, nel proprio orticello di casa, sia riuscito nell’intento di dividere e spaccare un movimento, come quello locale, che dovrebbe sempre supportarne le scelte e gli indirizzi, quantomeno per motivi opportunistici se non di bandiera.

Ormai, ed è la mia amara constatazione finale, la spaccatura è insanabile: i circa 2000 voti concretizzatisi nell’assemblea tali rimarranno perché troppo netta è stata la frattura personale creatasi tra le parti e questo impedirà sempre, o per lo meno sul breve termine, il confronto tra le due anime del Comitato, con inevitabili problemi di rappresentatività.

E questo a meno che il presidente non prenda atto della situazione, lasciando spazio a nuove candidature che siano in grado di superare gli steccati e i veti incrociati, adottando comportamenti concilianti e rispettosi delle diverse anime dell’atletica regionale: sarà un lavoro lungo ma, mi spiace, Maurizio Damilano non è in grado di compierlo e le elezioni di ieri, checché ne pensino lui e i suoi più fedeli collaboratori, sono una chiara dimostrazione del suo fallimento.

Paolo Canazza

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