LA MANTIA, È ORO!

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Splendida impresa per Simona La Mantia nella finale di salto triplo, dove conquista il titolo europeo al termine di una gara impeccabile. Due salti a 14.60 per travolgere le avversarie e confermarsi tra le migliori al mondo. La cronaca della seconda giornata di Europei Indoor a Parigi.

Leggera, elastica, reattiva, come quella della scorsa estate catalana, quando materializzò un argento europeo sorprendente, con quello che molti battezzarono il “salto della vita”. Simona La Mantia si prese l’argento senza tanti fronzoli, consapevole che da quel momento qualcosa nella sua carriera sportiva sarebbe davvero cambiato. Non tanto nella vita di tutti i giorni, con i soliti sacrifici in allenamento sotto lo sguardo del coach Basile, quanto sui grandi palcoscenici internazionali, perché anche lei adesso aveva dimostrato di saper volare. Proprio come la talentuosa giovane promessa di qualche anno fa, prima di scomparire divorata da un interminabile vortice di infortuni. Per fortuna attorno alla siciliana la fiducia non svanì, a cominciare dal gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, sempre vicino anche quando la ragazza sembrava non riuscire più ad atterrare a quelle misure che la segnalarono all’Italia intera. Poi arrivò un periodo di tranquillità, fatto di allenamenti e condito da tanta voglia di tornare, per seppellire i periodi bui dei guai fisici e delle pause silenziose nelle graduatorie, senza acuti, senza più rimbalzare in pedana come in quei suoi primi meravigliosi anni di triplista con i fiocchi. Ma si sa, spesso nella vita di un atleta sono proprio i momenti di difficoltà a costringere il campione a guardarsi dentro, a scovare motivazioni e forza di volontà per risorgere. Ed ecco finalmente che dopo questa cura rigenerativa obbligata, nel fisico e nel morale, Simona torna a riprender quota, a saltare bene e lontano.

Come la stagione passata, culminata appunto nel podio di Barcellona, come a Parigi questo pomeriggio, quando Simona ha voluto regalare agli italiani ed a se stessa l’emozione più bella, la vittoria al Campionato Europeo. Il tutto grazie prima ad un secondo salto a 14.60, che la collocava addirittura in cima al mondo in questa stagione, poi ancora con la stessa misura al quinto tentativo, quando ormai la gara era quasi in tasca. Una finale combattuta, con le altre rivali competitive ma a distanza di sicurezza, oggi nessuno avrebbe potuto toglierle dalle mani questo successo. La russa Zabara alla fine è seconda con 14.45, la slovacca Veldakova terza a 14.39, la rinomata scuola dell’Europa dell’Est si piega alla grinta di una palermitana volitiva e talentuosa. Simona, questo è il tuo giorno.  

Un acuto azzurro, quello di La Mantia, che ha coronato una seconda giornata di Europei scoppiettante nel meraviglioso Palais di Bercy, altro gioiello di una nazione che in fatto di sport ci sa fare.  A riscaldare il pubblico di casa ci ha pensato soprattutto quel funambolo di Renaud Lavillenie, capace di far leva sulla sua asta fino a superare la sensazionale misura di 6.03, per cogliere oro, record di Francia e complimenti dello zar Sergey Bubka, seduto in tribuna. Transalpini sul podio anche con Jerome Clavier, mentre sul terzo gradino del podio si accomoda uno sfortunato Malte Mohr.

Altra gara di qualità si è svolta sulla pedana del salto in alto, con il russo Ivan Ukhov a ripetere l’oro di Torino 2009, salendo fino a 2.38, ed un esercito di inseguitori votato ai miglioramenti. Ne sanno qualcosa gli altri due a medaglia Jaroslav Baba e Aleksandr Shustov, entrambi oltre i 2.34, Stagionale per il primo e “personal best” per il secondo, poi ancora personali per gli altri in classifica, i greci Baniotis e Hondrokoukis, ed un ottimo Marco Fassinotti, salito fino al record personale di 2.29.

Prestazioni eccellenti che hanno contrastato non poco con la prima finale di giornata, quella del peso femminile, vinta dalla russa Avdeyeva con 18.70, seguita dalle teutoniche Schwanitz (18.65) e Terlecki (18.09), con l’azzurra Chiara Rosa solo settima ed arrabbiata perché stavolta la medaglia era davvero alla portata.

Sempre nei concorsi, bis nel salto in lungo per l’autore del salto mostruoso di Torino 2009, Sebastian Bayer. Stavolta al tedesco è stato sufficiente un normale 8.16 per imporsi sul francese Gomis ed il danese Jensen,  con il fenomeno Tamgho quarto e vittima di una tecnica di salto in buona parte da rivedere.

Tattiche e combattute le finali del mezzofondo, con i 3000 maschili dominati dall’allungo conclusivo del solito britannico Mo Farah, impegnato più del dovuto da Hayle Ibrahimov, oriundo dell’Azerbaijan. in una gara che ha visto scomparire nelle retrovie i due azzurri Daniele Meucci e Stefano La Rosa.

Progressione finale decisiva anche sui 1500 femminili, con la russa Arzhakova a centrare il successo, al termine di una poderosa volata contro la connazionale Martynova e la chiacchierata spagnola Nuria Fernandez, che è abile a strappare il secondo posto nei metri conclusivi.

Nei 400 metri donne la sopresa si chiama Denisa Rosolova, arrivata dalla Repubblica Ceca per cogliere il titolo europeo sulle forti russe Krasnomovets e Zadorina, grazie al nuovo personale di 51.73. Nella stessa gara sesto posto per l’azzurra Marta Milani, con 53.23, già brava ad essere rientrata tra le finaliste.

Ancora Francia nei 400 uomini, per merito dell’azione incisiva e muscolare di Leslie Djhone, primo e primatista nazionale con il miglior tempo europeo dell’anno di 45.54, davanti al tedesco Schneider e l’inglese Buck, rispettivamente con 46.42 e 46.62.

Un altro superman ha poi continuato a stupire nelle prove multiple, l’inossidabile Roman Sebrle, in testa alle quattro prove dell’eptathlon con 3493 punti, davanti al bielorusso Krauchanka ed all’atleta di casa El Fassi.

Di richiamo anche i turni eliminatori dei 60 metri, dove si sono visti in gran condizione i vari Lemaitre, Mbandjock, Obikwelu, con un Chambers non proprio al top. Bene il nostro Emanuele Di Gregorio, qualificato per la finale con lo stagionale eguagliato di 6.62, fa il suo anche il giovane Michael Tumi, ad eguagliare il personale con 6.71, sia pur rimanendo fuori dagli otto finalisti.       

Tra le donne hanno impressionato le ucraine Ryemyen e Povh, mentre l’azzurra Levorato non è andata oltre la semifinale con un ultimo posto in 7.36, dopo il 7.34 delle batterie.

Sono sfumati i sogni di finale sia per Mario Scapini sugli 800 metri, quarto della sua semifinale, e per Anna Giordano Bruno nell’asta, in entrambi i casi primi degli esclusi. Mai in gara invece Silvia Weissteiner nelle qualificazioni dei 3000 metri, fuori dai giochi anche Raffaella Lamera, fermatasi nell’alto a 1.85. Infine l’ultima citazione è per l’ultima azzurra che manca all’appello, impegnata in gara quest’oggi: si chiama Antonietta Di Martino ed ha impersonato la perfezione sulla pedana dell’alto. Domani tutta l’Italia proverà a spiccare il volo anche con lei.

 

 

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