Euroindoor, i salti sono azzurri

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Ancora una medaglia d’oro per l’Italia nell’ultima giornata di gare agli Euroindoor di Parigi Bercy. Dopo la poco pronosticata Simona La Mantia nel triplo, Antonietta Di Martino domina da favorita la gara di salto in alto, trent’anni dopo l’ultima delle quattro affermazioni di Sara Simeoni. Splendida la gara della cavese, che supera al primo tentativo tutte le misure: 1.82, 1.87, 1.92, 1.96 fino alla misura vincente di 1.99.

Con le avversarie ormai fuori – 1.96 per Ruth Beitia e Jebba Jungmark giovane svedese al PB, la russa Shkolina ferma a 1.92 – Antonietta nobilita con 2.01 al secondo la classifica finale. Poi, dopo tre prove fallite a 2.03, c’è spazio per la grande gioia e un pizzico di commozione, premiata sul gradino più alto del podio dal Presidente Franco Arese. Sono quindi due giovani donne del Sud che portano in alto l’atletica, compagne di squadra nelle Fiamme Gialle, che unendo al grande talento naturale, lavoro, tenacia e determinazione nel superare non poche avversità, ci danno un grande esempio che va al di là del mero fatto sportivo. In prospettiva Daegu, nuove e più agguerrite rivali attendono le nostre rappresentanti, ma adesso c’è un oro e tanto entusiasmo in più a sostenere la sfida…

C’è tanto azzurro anche sulla pedana del salto triplo maschile. Gara sensazionale, aperta da un gran 17.62 (record dei Campionati, prec. F.Donato 17.59 a Torino 2009) di Marian Oprea, romeno da 17.81 nel 2005 che dopo tanti guai fisici ha ritrovato nuova linfa dopo l’argento di Barcellona 2010. L’Enfant du Pays, Teddy Tamgho, primatista mondiale fresco del 17.91 ottenuto due settimane fa a Aubière, sembra patire il colpo e si ferma a 17.46. E maggior pressione gli arriva al secondo turno da Fabrizio Donato che, dopo un nullo iniziale, spara un incredibile 17.70, primato nazionale che migliora anche il suo 17.60 ottenuto all’Arena di Milano nel 2000! Qui il giovane francese dimostra classe e temperamento planando a 17.92, nuovo record mondiale indoor. Ma non è finita, perché Fabrizio è in serata di grazia e alla quarta prova si migliora con 17.73, ma Tamgho è subito pronto a ribadire la sua supremazia con un altro 17.92! Restano ai piedi del podio Yoann Rapinier, altro ventunenne francese di grande avvenire, col PB di 17.23 e l’ex campione di tutto, lo svedese Christian Olsson (17.20). Per il nostro trentaquattrenne campione, che bacia il podio prima della meritata premiazione, si apre una terza vita, come sottolineava nel dopo gara un emozionatissimo Roberto Pericoli, suo tecnico da sempre. Il giovane Daniele Greco chiude ottavo con 16.24, ma in una finale così era già importante esserci.

Anche nel salto con l’asta donne abbiamo assistito ad un’impresa importante per merito della polacca Anna Rogowska che superando 4.85 al secondo tentativo migliora di due centimetri il suo primato nazionale assoluto, appaiando Fabiana Murer al quarto posto nella lista all-time ind/outdoor, dopo Isinbayeva (5.06), Suhr (4.92) e Feofanova (4.88). Bella la lotta con le tedesche Spiegelburg (4.75) e Gadschiew (4.65) che le fanno compagnia sul podio.

Avvincente anche la gara di salto in lungo, vinto dalla ventenne russa Darya Klishina – campionessa mondiale junior a Moncton 2010 – con 6.80, che per un solo centimetro nega il tris alla veterana portoghese Naide Gomes, già oro nel 2005 e 2007. Terza un’altra giovane russa, Yuliya Pidluzhnaya con 6.75 (PB).

Nel mezzofondo maschile è lotta fra Polonia e Spagna. Negli 800 medaglia d’oro per Adam Kszczot in 1:47.87 davanti al più quotato Marcin Lewandowski (1:48.24) e allo spagnolo Kevin Lopez (1:48.35), mentre per caduta sono costretti al ritiro Luis A. Marco e Robin Schembera. Rivincita spagnola nei 1500 per merito di Manuel Olmedo (3:41.03) che supera solo negli ultimi metri il sorprendente turco Kemal Koyuncu al RN con 3:41.18 dopo una gara sempre al comando; bronzo per il polacco Bartosz Nowicki (3:41.48).

In campo femminile sono Russia e Gran Bretagna a dividersi le medaglie. Nei 3000 Helen Clitheroe (8:56.66) coglie a 37 anni il più importante alloro della sua lunga carriera, superando allo sprint la russa Olesya Syreva per soli 3 centesimi. Destino opposto per la sua connazionale Jennifer Meadows, che fa gara di testa fin dalla partenza ma non riesce a contenere il ritorno di Yevgeniya Zinurova (2:00.19 il suo tempo vincente) e deve accontentarsi del secondo posto (2:00.50) ; bronzo per l’altra russa Yuliya Rusanova (2:00.80), capofila mondiale dell’anno.

Dominio dell’Ucraina nella velocità femminile, con Olesya Povh (prima con 7.13) a precedere l’amica Mariya Ryemyen (7.15) e Hrystyna Stuy (quinta con 7.21), dando quindi conferma delle qualità che avevano portato la 4×100 all’oro di Barcellona 2010. Bene Ezzine Okpabaraebo (NOR) bronzo con 7.20 e l’enfant prodige Jodie Williams (GBR), quarta con 7.21 PB; male le francesi Mang e Soumaré, mai in gara.

Emanuele Di Gregorio è il più lesto in partenza nei 60 uomini e per cinquanta metri ci fa sperare nel bis di Torino 09… poi le lunghe leve di Obikwelu (6.53RN) e la potenza di Chambers (6.54) lo inghiottono. Anche Christophe Lemaitre, in rimonta dopo una pessima partenza, lo precede in tuffo sul traguardo per un solo centesimo, 6.58 contro 6.59. Peccato, ma il nostro velocista è stato comunque bravissimo. Sorprende il risultato di Obikwelu, sia perché il portoghese aveva annunciato a fine 2010 il ritiro dall’attività agonistica internazionale, sia perché i 60 non sono mai stati il suo forte, neppure quand’era all’apice della carriera.

La delusione patita dal pubblico di casa per le gare di sprint è stata poi cancellata dalla vittoria nella 4×400 maschile col RN di 3:06.17, grazie soprattutto ad una una straordinaria seconda frazione di Leslie Djhone, già vincitore ieri nella prova individuale. Nella staffetta femminile successo come da pronostico della squadra russa (3:29.34) e buon quarto posto per la nostra Nazionale (3:33.70).

Chiudiamo con la doverosa citazione agli instancabili delle prove multiple. Oro per Andrei Krauchanka con 6282 punti, miglior prestazione europea dell’anno, davanti al francese El Fassi (6237) e all’eterno Roman Sebrle (6178).

In conclusione possiamo dire che se, come qualcuno ipotizza, la corsa in Europa è quasi morta, sulle pedane il Vecchio Continente resta validamente sulla breccia…

Qui i risultati completi dell’ultima giornata di gare dei 31.mi Campionati Europeri Indoor:

http://www.sportresult.com/sports/la/ajax/eaa2.asp?module=timetable_date&event_id=10000100000119&lang=en


foto: Alessandro Parlante

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