OLTRE LO SPORT

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Riceviamo da Carmelo RADO e molto volentieri pubblichiamo questa testimonianza condita di riflessioni molto apprezzabili.  

Il giorno 5 marzo ho gareggiato ad Ancona per il Campionato Italiano Master Indoor ed ho avuto una brutta sensazione in quanto non sono riuscito a svegliarmi d
urante la gara iniziata alle 9 del mattino. Eppure mi ero alzato alle 6 e abitualmente mi sveglio qualche ora più tardi. Non sono riuscito a scaldarmi e mi sentivo molto molto legato, incapace di fare il ben che minimo  riscaldamento, Si dice sia la rigidità mattutina e l’artrosi che con l’età si fanno sentire sempre più. In conclusione una gran brutta sensazione. E’ anche vero che non sono allenato per colpa degli speroni ossei calcaneari inferiori da ambo i lati, vecchi di anni, che mi hanno creato una fascite plantare la quale mi immobilizza dopo i primi lanci. Questo da tre o quattro anni. Non so se solo questo può giustificare il risultato inferiore ai 1.000 punti. Ho lanciato a metri 11,71 ed è record italiano, ma la mia amarezza sta nel fatto che sapevo di valere almeno 50-70 cm in più. Quindi una gara fallita.

Amareggiato mi sono seduto in tribuna a guardare le gare. Si svolgevano le finali degli M45-50 sui 200 metri. Ed è qui che ho visto la scena più bella, più sportiva, oltre allo sport, che mai abbia visto in 60 anni di atletica. Sotto di me vi era un gruppetto composta dalla moglie di un Master 45-50 con due figli, ragazzi di 8-10 anni ed una loro amica che alle loro spalle fotografava senza risparmio. Prima della partenza della finale la moglie del master ha iniziato ad agitarsi. Quindi dopo il colpo di pistola ho sentito i ragazzi urlare “forza papà, vai papà corri papà”, urla che uscivano dal cuore più che dalla gola. La moglie-madre era pietrificata. Il master marito-padre è partito come una furia, al primo rettilineo ha superato l’avversario, bene la seconda curva, ma sul secondo rettilineo dopo aver lottato allo spasimo con l’avversario è stato battuto di pochi centimetri sul filo d’arrivo. Mentre il master correva ho visto la moglie portarsi le mani al petto come per trattenere il cuore che gli scoppiava in petto; quindi sugli occhi come per rifiutarsi di vedere; poi sulle guance a mò del dipinto “L’Urlo” di Munch; infine la grandissima tensione è esplosa il singhiozzo. Contagiati dalla madre  anche i ragazzi sono scoppiati a piangere abbracciando la madre.

Dopo qualche attimo il gruppetto si è portato verso la pista dove il master-Marito-padre tentava faticosamente di prendere fiato. Dopo l’arrivo inizia la prima curva della pista e questa è abbastanza alta, tanto che per toccare chi è in pista ci si deve alzare o l’atleta abbassarsi. Li ho visti abbracciarsi, il master in ginocchio, tutti quattro piangere senza ritegno, pianti di  gioia, pianti che forse avevano poco a che fare con la gara persa. Dopo un lungo abbraccio madre e figli sono ritornati ai loro posti, erano ancora molto, molto emozionati, la madre tesa e pallida. Allora la  fotografa-cugina puntando un dito verso di me dice al gruppetto: “quel signore ha pianto con noi”. Era vero, ma non credevo qualcuno mi avesse  visto. Quasi presentandosi la madre mi disse: ”Siamo di Cardano al Campo ed a casa abbiamo anche una figlia di 16 anni”. Cardano al Campo è uno dei primi paesi che si incontra lasciata l’autostrada a Busto Arsizio andando all’aeroporto di Malpensa. Poi disse la più bella frase che abbia udito in tanti anni: “Mio marito ci ha detto SIAMO secondi in Italia”. Solo chi conosce quando egoisti siano gli sportivi può comprendere quel “SIAMO”. Siamo noi, voi figli, tu moglie ed io master che dopo aver dato tutto Siamo gloriosamente secondi in Italia.

Ho amici che sono docenti ISEF, se così ancora si chiama. Altri che sono sociologi-allenatori, i quali vengono invitati a tenere corsi sullo sport, a spiegare ai giovani il valore dello sport, il perché fare dello sport. Se avessero avuto la fortuna di vedere questa scena come io l’ho veduta, ogni parola sarebbe superflua. Solo tra i masters si possono vedere episodi come quello che vi ho raccontato. Ho poi pregato la cugina-fotografa se per caso avesse filmato la scena ora descritta di farla vedere ai giovani, negli oratori, alle società sportive e  forse più che mai agli Ultrà dei vari sport.

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