IL LATO OSCURO

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“Quello che non avete visto” è il titolo dell’autobiografia di uno dei grandi dell’atletica svedese, e non solo, degli anni ottanta: il saltatore in alto Patrik Sjoberg. Nato a Goteborg nel 1965, grande talento capace di ottenere l’argento olimpico a soli 19 anni a Los Angeles1984, visse l’apice della sua carriera proprio in Italia,quando ai Mondiali di Roma1987 divenne campione del mondo. Arrivo’ al primato del mondo con 2.42mt. superato solo dalle prestazioni del cubano Sotomayor, e tutt’ora, da 24 anni,primato europeo. Riesce nell’impresa di salire altre due volte sul podio olimpico (bronzo a Seoul1988 e ancora argento a Barcellona1992), ritirandosi dalle gare nel 1999.

 

Un grande atleta non può prescindere da un valente allenatore e per lo svedese la figura di Viljo Nousiainen è stata imprescindibile. Il tutto testimoniato dalle foto, dalle immagini televisive dell’epoca tratte dalle grandi manifestazioni a cui lo svedese partecipò. In questo caso Viljo era di fatto pure il patrigno, vista la relazione che aveva con la madre di Sjoberg. Un quadro apparentemente idilliaco, stravolto e distrutto dalle rivelazioni-shock contenute nel libro suddetto, nel quale Sjoberg confessa di avere subito abusi sessuali dal suo allenatore, iniziate all’età di 10 anni e continuate fino all’adolescenza.

L’incubo inizia alla vigilia di un meeting a Malmoe in cui il giovane ragazzo deve dividere la stanza con il suo coach e prosegue sistematicamente nel tempo. Sjoberg afferma: “Li chiamava esami scientifici per misurare la mia muscolatura e la mia crescita, ma io li trovavo davvero offensivi. Lui però mi diceva che erano essenziali per il mio allenamento”.

Lo svedese era cosciente che “qualcosa” non andava, combattuto tra vergognose sensazioni e la fama che comunque Nousiainen aveva di allenatore di grande caratura. Solo con l’arrivo dell’adolescenza Sjoberg riesce a scuotersi e minacciando di ricorrere alla polizia, si libera dell’incubo degli abusi. Per una strana coincidenza Sjoberg smette nel 1999, anno in cui Nousiainen muore. Quello che colpisce maggiormente sono i sentimenti contrastanti,che ancora oggi Sjoberg manifesta diviso fra l’odio verso l’uomo-Nousiainen e il dubbio che senza le metodologie del coach-Nousiainen, forse la sua carriera non sarebbe stata così ricca di allori.

Sjoberg ha pure affermato che rivelare il tutto non è stato facile, auspicando che il portare a galla segreti innominabili possa servire non solo a se stessi, ma anche ad altre persone nelle proprie condizioni ed in generale nella delicatissima lotta agli abusi sessuali verso i giovanissimi. A conferma di tutto ciò ecco, come un effetto-domino,le confessioni di altri atleti allenati dallo stesso coah quali Yannick Tergaro, attuale coach del triplista Christian Olsson, ed il norvegese Christian Thomassen. Per la Svezia sportiva, e non solo, un autentico shock.

La stessa Federazione Svedese, colpita da tale vicenda, ha recentemente pubblicato rigorose linee guida su come le società sportive ed i loro componenti devono comportarsi di fronte a tali situazioni, sollecitando scrupolosi controlli verso i dirigenti sportivi e gli allenatori,che entrano in contatto con giovanissimi atleti ed aspiranti tali.

 

Sjoberg ha affermato che il miglior successo del suo libro sarebbe se contribuisse ad un intensificarsi della lotta verso questa piaga, della quale forse si parla troppo poco, quasi fosse solo un qualcosa di cui vergognarsi in silenzio.

 

Fonte: Gazzetta dello Sport / Track and field news.com
Foto: Jan Collsioo
 

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