LA DIAMOND LEAGUE 2011 AI BLOCCHI DI PARTENZA SENZA I 100mt

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Come accadde lo scorso anno, anche la seconda edizione della Diamond League ha preso il via dallo Sports Club di Doha, Qatar. Una partenza in salita, si potrebbe dire, visto che la manifestazione è stata disertata da molte star, vuoi per la stagione si preannuncia assai lunga (Mondiali a fine agosto), per la concomitanza dei meeting in Giamaica e Guadalupe e per infortuni dell’ultima ora (Rudisha e Kaki). La formula DL, ideata dalla IAAF per favorire lo spettacolo dei confronti diretti fra i big, già necessita di qualche aggiustamento: assurdo che a Doha non sia stato possibile allestire una gara di 100 metri, uomini e/o donne (nella prima entry list l’unico iscritto era il nostro Simone Collio, gara ovviamente cancellata).

Sono comunque undici le migliori prestazioni mondiali (WL) di una stagione appena iniziata, alcune però di caratura tecnica di rilievo.

Su tutti il 7:27.26 di Yenew Alamirew sui 3.000m, risultato che lo colloca al 9° posto della graduatoria all-time. Il giovane etiope (classe 1990), rivelazione della Notturna di Milano 2010, ha piazzato uno spunto irresistibile ai 200 finali, sorprendendo i migliori kenyani (Soi 7:27.55, Kipchoge 7:27.66, Choge 7:28.76, tutti al PB). Gara ben condotta dalle lepri sul ritmo di 60′ a giro, chiusa da ben 16 atleti sotto i 7:38.00!

Il Kenya si è comunque rifatto nelle altre gare di mezzofondo, con Asbel Kiprop (800m in 1:44.74) e Nixon Chepseba (3:31.85 nei 1.500m). In questa gara da segnalare il 4° posto del diciottenne Caleb Ndiku, campione mondiale juniores a Moncton 2010, che porta il suo personale a 3:33.05.

Nei 400H il 2011 potrebbe essere l’anno di L.J. Van Zyl, venticinquenne sudafricano rivelatosi nel 2002 ai Campionati mondiali juniores con 48.89 record U18. Dopo aver fatto scintille in patria (PB di 44.86 e 47.66) passa con autorità l’esame Jackson, facendo la differenza nel tratto finale e chiudendo in 48.11, nuovo meeting record (prec. 48.29 di Samuel Matete nel 1999). Tempo di grande valore in uno stadio dove il vento si fa sempre sentire; a “Batman” Jackson (48.44) un’incertezza sull’ultimo ostacolo costa anche il 2° posto, a vantaggio dall’altro sudafricano Cornel Fredericks (48.43).

In campo femminile è piaciuta la gara dei 400m, dove Amantle Montsho ha cercato di complicare il pronosticato successo di Allyson Felix, tallonandola per l’intero rettilineo finale. L’americana, che quest’anno pare intenzionata a tentare la doppietta 200/400 ai Mondiali di Daegu, ha avuto il sopravvento solo negli ultimi metri (50.33 contro 50.41).

I 100H hanno emesso un primo verdetto: Kellie Wells è tornata. Certo, lo si era già visto durante l’ultima stagione indoor: imbattuta, 7.79 di PB sui 60H ottenuto due volte ai Campionati Americani, 9 dei 13 migliori tempi stagionali portavano il suo nome. Ma tant’è… i 60 sono gara differente dai 100… ora non ci sono più dubbi. Già ottenuto un 12.35 ventoso in aprile, la Wells ha dominato la gara, precedendo nettamente Danielle Carruthers 12.64, Lolo Jones 12.67 e Ginnie Powell 12.73; il suo 12.58 (vento +1.3) eguaglia il PB ottenuto nella semifinale dei Trials 2008. Particolare la storia di questa ventottenne che si allena in Florida con Dennis Mitchell, noto velocista degli anni ’90. Chiusa la carriera universitaria nel 2006 con un anonimo PB di 13.25, nel 2008 si migliora gara dopo gara fino alla citata semifinale di Eugene, quando si infortunò dopo il traguardo. Ci sono voluti due anni per tornare in salute, ma ora Kellie può sorridere, pronta ad affrontare nuove sfide.

Nelle gare di mezzofondo successo dell’ucraina Anna Mishchenko (4:03.00 nei 1.500m) e della kenyana Milcah Cheiywa (9:16.44 nei 3.000m siepi).

Alterna fortuna per gli assi francesi dei salti, all’esordio outdoor dopo i trionfi negli Euroindoor di Parigi. Bene Teddy Tamgho, che si aggiudica facilmente la gara di triplo con 17.49, maluccio nell’asta Renaud Lavillenie, fermo al quarto posto con 5.50, nella gara vinta dal tedesco Malte Mohr con 5.81. Bella competizione nel salto in lungo donne, dove l’americana Funmi Jimoh la spunta con 6.88 di un solo centimetro sulla brasiliana Maggi, oro a Pechino 2008.

Nel lancio del disco s’impone l’olimpionico Gerd Kanter con 67.49 davanti al sempiterno Alekna (65.92); in ombra il campione europeo Malachowschi solo 5° con 63.59. Il canadese Dylan Armstrong, capofila stagionale del peso con 21.72, precede i migliori americani con un ultimo lancio da 21.38; buono il rientro agonistico di Christian Cantwell (20.79), dopo l’intervento alla spalla subito quest’inverno. Sorpresona nel giavellotto, non tanto per il successo del ceco Petr Frydrych (85.32), quanto per la gara sottotono del campione di tutto Andreas Thorkildsen, che non riesce a far meglio di un modesto (per lui) 83.63 che lo relega al quinto posto. Per trovare un simile piazzamento nella carriera del ventinovenne norvegese bisogna risalire al 2005…

Chiudiamo con un plauso a due giovani rappresentanti del paese ospitante. Femi Ogunode, ventenne di origini nigeriane, stabilisce il nuovo primato nazionale dei 200m col tempo di 20.30, alle spalle dell’americano Walter Dix (20.06). Lo scorso anno aveva 20.43 e 45.12 sui 400m, risultati ottenuti a fine stagione vincendo i Giochi Asiatici. M.Essa Barsham, campione mondiale jr 2010 nel salto in alto, eguaglia il suo record con 2.31, misura che gli vale la terza piazza alle spalle di Jesse Williams e Kyriakos Yoannou (2.33 per entrambi).

Poche soddisfazioni per i nostri rappresentanti, Talotti nono con 2.23 nell’alto mentre Gibilisco non ha gareggiato.

Risultati completi: http://www.diamondleague-doha.com/en/Live-StartlistsResults/Overview1/

 

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