ADDIO A DUE LANCIATORI DEL PASSATO

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Nel giro di pochi giorni l’atletica piange la scomparsa di due atleti del passato, entrambi lanciatori: il martellista sovietico Romuald Klim e il discobolo svedese Ricky Bruch.

Klim nasce nel 1933 a Khvoyevo (oggi cittadina della Bielorussa) e la sua ascesa al vertice della specialità è stata costante ma lenta visto che i risultati più importanti li ha ottenuti quando era ormai trentenne. Nel 1964 migliora più volte il suo primato personale portandolo a 68.81mt. in occasione del quinto incontro internazionale Urss/Usa, a Los Angeles; all’epoca uno degli eventi clou della stagione per le sue implicazioni, non solo sportive. Alle Olimpiadi di Tokyo 1964 è grande battaglia con l’ungherese Gyula Zsivotzky, che viene superato di poco da Klim, che per vincere l’oro stabilisce anche il nuovo primato olimpico con 69.74mt. La rivalità fra i due sarà il leit-motiv degli anni seguenti ed agli Europei di Budapest 1966, Klim si impone ancora sul rivale scagliando l’attrezzo a 70.02mt. Due anni dopo, ai Giochi di Mexico City 1968 l’ungherese si prende la rivincita tanto attesa e soli otto centimetri divideranno i due al termine di una gara tiratissima: Zsivotzky, oro con 73.36mt, mentre Klim è argento con 73.28mt. Klim ottiene i suoi ultimi risultati importanti agli Europei: ad Atene1969, con una medaglia d’argento, ormai trentaseienne, alle spalle del connazionale Anatoly Bondarchuk, congedandosi due anni dopo con un quarto posto ad Helsinki 1971. Nel 1968, a Budapest, lanciando a 74.52mt., ha stabilito l’unico primato mondiale della sua carriera mantenuto per un anno e migliorato da Bondarchuk. L’atleta si è spento a 78 anni, dopo una lunga malattia. La rivista Trackandfieldnewws, nel suo storico ranking lo ha proclamato miglior martellista dell’anno nel 1964, 1966 e 1967.

 

Con la scomparsa dello svedese Rickard “Ricky” Bruch, che fra un mese avrebbe compiuto 65 anni, in seguito ad un male incurabile, esce di scena uno dei più singolari discoboli della storia. Atleta bizzaro, che gareggiò spesso in Italia, si distingueva per la folta capigliatura, la barba incolta, le sue urla “selvagge” con le quali lanciava l’attrezzo e per i suoi imprevedibili look come quando indossava un kimono sgargiante con una seriosa bombetta nera. Alle Olimpiadi del 1968 si piazza ottavo, mentre agli Europei del 1969 sale sul podio con la misura di 61.08 che gli vale l’argento. Atleta discontinuo dopo una deludente partecipazione agli Europei del 1971, l’anno seguente, a sorpresa, eguaglia con 68.40mt. a Stoccolma il primato del mondo dello statunitense Jay Silvester, ma poche settimane dopo, ai Giochi Olimpici di Monaco1972, non va oltre la  medaglia di bronzo. 
Ancora un argento agli Europei di Roma 1974 mentre alla sua terza esperienza olimpica, a Montreal 1976, non va oltre la fase di qualificazione. Nel corso degli anni continua a gareggiare e nel 1984, addirittura a 38 anni, fra lo stupore generale, ottiene la misura di 71.26mt., ancora oggi ottava prestazione all-time.

 

 

Controverso anche dopo l’abbandono, restano i suoi commenti televisivi, le sue frequenti e plateali liti e la confessione di aver fatto uso di sostanze dopanti nella sua carriera. Spericolato ed imprevedibile, pubblicò nel 1990 una autobiografia e fù pure attore, non solo in patria, visto che nel 1974 interpretò il film “Anche gli angeli tirano di destro” con Giuliano Gemma. 
Il destino ha voluto che il serio e silenzioso sovietico e l’iracondo ed imprevedibile svedese se ne andassero praticamente insieme.

 

Fonte: Gazzetta dello Sport – Sporting-heroes.net
Fonte foto: romualdklim.inmemoriam.org – mastersathletics.net

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