NCCA L’UNIVERSITA’ DELL’ATLETICA AMERICANA

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A distanza di tre anni, il Drake Stadium di Des Moines, Iowa, è tornato ad ospitare i campionati nazionali universitari. Affluenza di pubblico inferiore alle attese, ben lontana dai 14.500 che ogni primavera gremiscono gli spalti per le Drake Relays, certo non incoraggiata dalle cattive condizioni meteo che hanno più volte costretto gli organizzatori a modificare il programma orario. Ma quando c’è talento, entusiasmo e spirito di squadra, le grandi prestazioni non mancano mai.

 

L’uomo copertina di questi campionati è sicuramente Ngonidzashe Makusha, 24enne dello Zimbabwe studente alla Florida State University, rivelatosi nel 2008 proprio su questa pedana con un 8,30 nel salto in lungo che gli valse il suo primo titolo NCAA, per poi ottenere il 4° posto alle Olimpiadi. Infortuni vari ne hanno in seguito frenato la crescita, ma quest’anno ha dimostrato anche eccellenti qualità da velocista, vincendo la sua conference (ACC) col tempo di 9.97 v.+2.0 (aveva un PB di 10.52!). A Des Moines ha messo a segno una doppietta degna del miglior Carl Lewis, vincendo prima il lungo con 8.40 (v.0,0, 2a misura al mondo nel 2011) davanti a Damar Forbes (JAM) 8.23 e Will Claye 8.20, e poi i 100m con un clamoroso 9.89 (v.+1.3) quarto tempo nella lista mondiale stagionale. Davvero clamoroso sia per come il risultato è maturato (partenza lenta, pista bagnata da una pioggia sottile, temperatura non ideale) sia perché va a sostituire nel libro dei record NCAA il 9.92 di Ato Boldon che resisteva dal 1996. Alle sue spalle centrano il PB anche Mookie Salaam (9.97) e Maurice Mitchell (10.00), compagno di squadra e trionfatore sui 200 con 19.99w (v.+2.6); insieme contribuiranno anche al successo della 4×100 (38.77) malgrado una grave indecisione nel primo cambio. Qui potete rivedere la gara dei 100m:

 

 

 

 

C’era molta attesa per la finale dei 400m, dopo le semifinali che avevano visto primeggiare Tony McQuay con 44.87 (PB), mentre il favorito Kirani James si era un po’ defilato. Gara anche questa disturbata dalla pioggia, molto combattuta, con 5 atleti a gettarsi sul traguardo nello spazio di 0.13: la spunta il 18enne di Grenada con 45.10, una prestazione inferiore alle aspettative, forse penalizzata dall’ottava corsia. Precede McQuay (45.14) che ore prima si era anche fatto una frazione di staffetta in 44.4, e un altro ragazzo di talento, Mike Berry (45.18) già sceso in stagione a 44.91. Gil Roberts, secondo all’arrivo, è stato squalificato per invasione di corsia. La gara:

 

Gli 800m, gara veloce ed avvincente, sono stati lanciati a gran ritmo (49.80 ai 400m) da Charles Jock, 21enne californiano di Irvine, che molto ricorda nel fisico e per la tattica da front runner il celebre Johnny Gray, tuttora primatista americano con 1:42.60. Jock ha tenuto bene fino all’ultimo, chiudendo in 1:44.75, ma nulla ha potuto per evitare il solito, devastante finish di Robby Andrews (1:44.71 il suo tempo, a 0.01 dal record dei campionati). Seguono Elijah Greer (1:45.03) e Cas Loxsom (1:45.31), altri ventenni al PB: gli USA hanno un bel futuro in questa specialità.

 

Nei concorsi una grandissima gara di triplo, con Christian Taylor e Will Claye, compagni di squadra nell’Università di Florida, a contendersi la vittoria salto dopo salto. La spunta il primo, 17,80w (+2.3, 17,40reg) a 17,62w (+2.9, 17,35reg) per entrambi all’ultimo tentativo, dopo sorpassi e controsorpassi veramente appassionanti. Bisogna dire che la guida tecnica di Dick Booth, guru dei salti in estensione che ha allenato atleti del calibro di Conley, Walder e Lister, ha rilanciato la carriera di questi due giovani fenomeni che sembrava un po’ compromessa.

Altre cose importanti da segnalare in campo maschile il 48.56 nei 400H di Jeshua Anderson che chiude la carriera universitaria con 3 titoli NCAA, e la vittoria in 13.28w del bianco Barrett Nugent sui 110H sul giamaicano Andrew Riley (13.33w) campione uscente. Molto bravo anche Erik Kynard, 2.29 nell’alto disturbato dalla pioggia.

Fra le donne spicca il 22.28 di Kimberlyn Duncan sui 200m (v.+1.5), m.p.m. 2011, a precedere Jeneba Tarmoh (22.34).

 

La Duncan, vent’anni da compiere il 2 di agosto, gran fisico, lo scorso anno da jr valeva 23.08 e sembra destinata ad altri importanti miglioramenti. Qui si è pure scesa a 11.09 (v.+1.5) sui 100m che le è valso il 2.o posto alle spalle di Candyce McGrone (11.08), e ha poi trascinato la sua LSU alla vittoria nella 4x100m (42.64). Altro risultato da citare il 12.61w di Nia Ali nei 100H con vento appena oltre il limite.

La classifica a squadre è stata vinta per il 3° anno consecutivo da Texas A&M sia in campo maschile che femminile. Il team di Pat Henry, pur senza brillare in nessuna specialità, salvo la staffetta del miglio, ha dimostrato di possedere quello spirito di squadra che porta anche le stars a sacrificarsi per il bene comune. Si pensi ad esempio a Jeneba Tarmoh che nel volgere di 100 minuti ha corso 4×100, 200 e 4×400, o alla sua compagna Jessica Beard (400m) che rinuncia al tempone nella gara individuale (comunque vinta in 51.10) per dare tutto nella staffetta con un ultima frazione in 49.14, vincendo in rimonta su Auburn (3:26.31). Certo, un pizzico di fortuna i texani l’hanno avuta anche stavolta: Jeff Demps e la sua 4×100 attesi a 20 punti per Florida, portano invece a casa uno 0 tondo come un bicchiere vuoto… e che dire di Jordan Hasay, stellina di Oregon, che cerca la doppietta 1500/5000 ma affonda miseramente e con lei le speranze del suo team? Ma, per favore, non parlate di fortuna a coach Henry, una leggenda vivente che già vanta 33 titoli nazionali NCAA. E non è finita qui…

Risultati completi dei campionati NCAA:

http://www.flashresults.com/2011_Meets/outdoor/06-08-NCAAChamps/Day4.htm 

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