C.D.S. MASTER 2011, A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

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Riceviamo da Adriano MENEGAZZI, atleta nonché vicepresidente della società TORTELLINI VOLTAN MARTELLAGO (campione italiana master maschile nel 2006),  questa lettera con le sue considerazioni sui Campionati di Società Master 2011. Un argomento “caldo” che nei mesi passati è stato oggetto di varie prese di posizioni anche da questo sito e su cui invitiamo altri ad intervenire.

La conclusione dei Campionati Veneti di Società 2011, seconda prova delle tre previste per assegnare il titolo italiano di società, ha fatto capire bene quanto sia deleteria per il movimento master la formula di questi Campionati. Anzitutto va rilevata la scarsa affluenza di partecipanti a Mestre, nei giorni -1-2-3 luglio, per la 2° prova dei Campionati: 229 atleti-gara nel settore maschile, con diversi atleti impiegati in tre gare; e 35 atlete-gara per il tutto settore femminile. Solo 4 Società maschili su 24 partecipanti hanno completato le 15 gare richieste sulle 22 in programma, con distacchi abissali tra le prime tre e le altre. Nel settore femminile solo 1 squadra delle 9 iscritte ha raggiunto quota 15 gare. La demotivazione è stata forte.


Sicuramente ha influito, in negativo, la rinuncia a Cosenza di tutto il Veneto che aveva assunto compatto questa posizione ancora a novembre a Padova in un’assemblea convocata ufficialmente dal delegato regionale FIDAL Master Sergio Gallo, presenti le maggiori Società femminili e maschili, compresa la SAN MARCO VENEZIA e alcuni delegati provinciali. Nessuno ha manifestato dubbi o contrarietà sulla decisione presa, né in quell’occasione né poi.

Con l’effettuazione delle due prove nel Veneto è anche venuta a maturare quella che poteva essere in origine solo un’ipotesi e cioè che una squadra potesse conquistare il titolo italiano ancor prima della terza fase. La presenza di un atleta straordinario come Carmelo Rado, in grado da solo a quasi ottant’anni di ottenere 2700 punti in due gare, con la possibilità di ripetersi anche nella Finale nazionale, dove conterà ancora la somma dei punteggi tabellari, significa dover riconoscere che QUESTI CAMPIONATI SONO GIA’FINITI!

Non per colpa dell’atleta naturalmente, a cui va tutta la nostra stima, ma per le regole che sono sbagliate. Ed infatti dopo le prime due prove la SAN MARCO VENEZIA è già in testa a livello nazionale con 297 punti sui 300 massimi messi a disposizione, e questo anche senza la presenza del campionissimo alla seconda prova regionale. Ne è bastata una. Non c’è dubbio quindi su chi vincerà il C.d.S. Master, potendo la SAN MARCO con Rado superare tranquillamente i 13.000 punti tabellari (un risultato irraggiungibile per le altre squadre) e quindi conquistare gli altri 300  punti assegnati alla 1° società nella Finale. Conclusione quindi scontata: le altre formazioni dovranno accontentarsi di recitare un ruolo secondario. Era molto meglio il vecchio sistema che dava un massimo di cento punti al più bravo e poi un punto in meno, via via agli altri, con la possibilità anche per i secondi classificati di ogni squadra di inserirsi nella classifica, rendendola più incerta. Così si è tolta anche l’emozione della lotta sportiva.

Non vorrei adesso trovarmi nei panni dei responsabili della SAN MARCO VENEZIA. Da un lato serietà e coerenza vorrebbero che mantenessero gli impegni presi a Padova e non tradissero la compattezza dimostrata dal movimento veneto; e quindi che non presentassero  l’autocertificazione. Dall’altro pressioni forti da parte dello sponsor, egoismo ed opportunismo che si insinuano nella mente in situazioni del genere, li porranno in grave conflitto di coscienza. Meglio vincere il titolo italiano e metterselo in saccoccia o partecipare allo sforzo comune delle società venete per far cambiare atteggiamento alla FIDAL? E’ facile prevedere che alla fine la San Marco, a meno di un clamoroso gesto di resipiscenza, andrà a Cosenza rimediando però una figuraccia colossale di fronte a tutti. Che valore può avere vincere in questo modo il titolo con assenti le più forti squadre italiane master  maschili e femminili, che hanno detto no da tempo in modo chiaro a questi Campionati, la cui formula è profondamente iniqua?

Riguardo allla Finale nazionale del Campionato di Società, che sarà concomitante con i Campionati Individuali, con tutte le anomalie che ciò comporterà, hanno già scritto e manifestando viva preoccupazione in molti, tra cui con competenza ed estrema lucidità Rosa Marchi anche nelle pagine delle riviste FIDAL, sollecitando con tutte le sue forze il ripristino dei Campionati di Società e di quelli Individuali separati tra loro, in modo da non sottrarre di fatto ai master una gara; e per non rovinare lo spirito del confronto diretto della competizione a squadre. Le orecchie dei dirigenti FIDAL devono aver fischiato parecchio dopo i Campionati Indoor ad Ancona quando sono stati sommersi da giuste critiche per un comportamento così poco lungimirante. Ma non c’è stato niente da fare. Gli impegni con Cosenza erano già stati presi.

Ora l’unica speranza è che un buon numero di società diserti il Campionato di Società rendendolo di fatto solo Individuale, come merita di essere. La forma di pressione che le società hanno in mano in questo momento per indurre ad un cambiamento la FIDAL è quella di non inviare l’autocertificazione. Comunque, anche se già inviata, questa è solo una notifica che serve  a stabilire una classifica nazionale e quindi i nomi delle società ammesse alla finale. Ci possono essere tanti validi motivi per rinunciare anche successivamente.

Per il  futuro, prima che inizi una nuova stagione a mio avviso è fondamentale che le società siano da oggi in poi sempre consultate. Devono essere messe assolutamente in grado di esprimere con un voto il loro parere sulle questioni principali intervenendo, come si è sperimentato in Veneto, con assemblee straordinarie, convocate dal proprio delegato regionale o sollecitandolo eventualmente a indirle. E poi che i delegati regionali si coordino tra loro per portare delle proposte comuni a livello nazionale..

La consultazione deve essere però organizzata al più presto. Se si vogliono cambiare le regole bisogna che la maggior parte degli atleti master sia ben informata e dia la propria valutazione. E’ tempo di finirla con le sperimentazioni fallimentari. Sarebbe, secondo me, possibile effettuare un sondaggio serio della base proponendo un questionario nominale da dare a tutti gli atleti,ponendo alcuni precisi quesiti. Ad esempio:

  1. Siete d’accordo per  ritornare alla formula originaria dei Campionati di Società con la disputa separata dei Campionati Individuali e di quello di Società?
  2. Siete favorevoli a fissare il punteggio massimo per disciplina nella fase nazionale, come in passato a 100 punti per il primo per poi scendere di un’unità ad ogni piazzamento inferiore?
  3. Siete favorevoli, pur lasciando il più ampio spettro di gare disputabili (22) per favorire la partecipazione, tornare a considerare 13 gare valide per il punteggio a squadre anziché 15 in modo che più società possano sostenere un impegno  così gravoso?
  4. Siete d’accordo che il punteggio massimo raggiungibile per specialità non possa essere superiore a  quello comparato al record mondiale assoluto dell’anno precedente per garantire un confronto sportivo equilibrato?
  5. Siete d’accordo che il Campionato di Società si svolga sempre in regioni centrali, a rotazione tra: Toscana, Lazio, Marche, Emilia, Umbria; e che invece quello Individuale rimanga aperto,a disposizione di tutti, dal Piemonte alla Sicilia?

Questi punti potrebbero essere meglio formulati o migliorati in modo che si riesca a produrre un  vero questionario, con domande chiare che dovrebbe diventare una specie di referendum nazionale utile ad impegnare la FIDAL per il 2012.

Adriano Menegazzi

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