MONDIALI, EUROPEI … E FOFANA NON C’È

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A Mondiali Allievi ed Europei Under 23 conclusi da poco, facciamo il punto della situazione su quanto accaduto, in attesa dell’appuntamento continentale junior del prossimo fine settimana, dove mancherà suo malgrado per gravi responsabilità federali uno degli azzurri più in forma di questa stagione, Hassane Fofana.

 

Cominciamo dal fondo, ossia da ciò che deve ancora venire, la rassegna europea juniores prevista a Tallinn, in Estonia, nel week end che viene, dal 21 al 24 luglio. Si tratta della manifestazione giovanile storica del Vecchio Continente, inaugurata ben 47 anni fa. L’Italia sarà presente con una spedizione piuttosto numerosa, 52 atleti, di cui 35 uomini e 17 donne, superata solo da quella del 1989 con un atleta in più. Un record di partecipazione che sarebbe stato eguagliato, se solo fosse stato convocato anche Hassane Fofana, l’ostacolista di origine ivoriana ed italiano a tutti gli effetti dell’Atletica Bergamo ’59 Creberg, il migliore in Italia quest’anno sui 110 ostacoli con il record italiano portato a 13.76, e tra i migliori in Europa nella specialità.

Una medaglia probabile, un atleta dall’enorme potenziale, tanto seguito dalla Federazione che alla fine si sono dimenticati di seguire la prassi burocratica che richiedeva un requisito di eleggibilità da parte della IAAF, ossia un lasciapassare per gareggiare con la maglia della nazionale italiana. E pensare che l’acquisizione della cittadinanza del ragazzo era avvenuta a fine 2010, ciò significa che la Fidal ha avuto ben 7 mesi di tempo per ricordarsi di sistemare la posizione dell’atleta.

Un errore gravissimo, che ha fatto perdere le staffe anche al buon Franco Bragagna, giornalista Rai, che durante la telecronaca del meeting di Padova non ha potuto fare a meno di menzionare la “cappella” di Arese e compagnia. Un autogol incredibile, degno del più sprovveduto dilettante…

Di sicuro per ora la vicenda ha una sola grande vittima, il povero Hassane, che vede sfumare l’opportunità di una medaglia in campo internazionale con l’Italia, il sogno di ogni atleta, ciò per cui si fanno sacrifici ogni santo giorno in pista. Cosa può pensare adesso il ragazzo della vicinanza espressa dal presidente Arese sul sito federale nel comunicato del 19 luglio, a firma del capo ufficio stampa Marco Sicari? Cosa possono pensare i suoi allenatori e dirigenti, nonché il presidente dell’Atletica Bergamo ’59 Creberg, il valente Dante Acerbis, del rimprovero tra le righe rivolto loro dalla Fidal stessa per non essersi accorti del fatto che i tempi del ragazzo non risultassero in nessuna lista europea tra le tante disponibili, per dire, su internet?

La risposta più significativa per ora è arrivata proprio da Fofana, che ha prontamente rifiutato l’invito della Fidal di accompagnare ugualmente la spedizione azzurra. Ci mancherebbe altro che oltre al danno arrivi pure la beffa di dover assistere in tribuna alla finale dove avrebbe potuto vincere una medaglia. Questo vuol dire mortificare un atleta, magari un bel corso di psicologia o semplicemente un po’ di sensibilità, non farebbe male.

Passando a quanto dovremmo vedere a Tallinn, le speranze di salire sul podio saranno affidate a cinque-sei individualità con qualche outsider che potrebbe venir fuori dalle discipline veloci. Particolarmente favoriti saranno Daniele Secci e Alessia Trost, al vertice nelle graduatorie stagionali europee, ed i ragazzi della 4×400, con un Jose Bencosme che potrebbe fare il colpaccio anche nella gara individuale.

Una manifestazione che potrebbe far lievitare il bottino maturato durante i Mondiali Giovanili a Lille e gli Europei Under 23 ad Ostrava.

Dalla Francia a dir la verità non è che sia arrivato granchè in termini di metalli. Due medaglie due, un argento e un bronzo, sono il risultato conclusivo di un mondiale che per quanto tale, mette a nudo le difficoltà di trovare spazio al cospetto del mondo. L’Italia chiude al 22esimo posto nel medagliere, dietro 8 nazioni europee, segno che anche in Europa più di qualcuno va più forte di noi. Consolano le elucubrazioni matematiche, con un record di atleti italiani finalisti rispetto alle passate edizioni. Peccato per il fuori podio di Roberta Bruni, peccato per il non oro di Anastassia Angioi, due ragazze che, per quanto fatto vedere in patria, avrebbero meritato davvero quel di più che è mancato per tornare raggianti in Italia.

Imperdonabile l’errore dei marciatori Palmisano e Minei, fermatisi ad un giro dalla fine nei 10 km di marcia, pensando di aver concluso. Al di là delle responsabilità degli atleti, possibile che nessuno dello staff azzurro li controllasse dagli spalti durante la gara, dettandogli ritmi e passaggi e magari urlando loro che mancava un giro alla fine?

Infine dagli Europei Under 23 sono arrivate le notizie migliori, sia pur rapportate ad un contesto sicuramente più abbordabile rispetto a quello mondiale affrontato dai colleghi più piccoli. In primis ha funzionato lo sprint, con il successo europeo in 4×100 di quattro ragazzi che allontanano per un po’ polemiche velenose attorno alla squadra maggiore. Michael Tumi, Davide Manenti, Francesco Basciani, Delmas Obou il loro successo se lo meritano tutto perchè sono ragazzi seri che si allenano con persone capaci, cresciuti in società dai vivai importanti ed ora approdati in club di qualità. Tumi peraltro ha acciuffato l’argento anche nella gara individuale, coronando un 2011 a dir poco straripante. Il settore velocità dunque nel complesso si muove, producendo validi rincalzi alla nazionale maggiore. La terza ed ultima medaglia è arrivata dal volenteroso El Mazouri sui 10.000, distanza nella quale in campo europeo ancora riusciamo a dire qualcosa. Positivi anche gli 11 piazzamenti tra il quarto ed il quinto posto, segno che un gruppo nonostante tutto c’è.

Nota negativa purtroppo l’infortunio del triplista Daniele Greco, uno degli assi della spedizione azzurra, costretto ad abbandonare la competizione anzitempo, per un quarto posto finale che lascia tanto amaro in bocca dopo il successo di Kaunas di due anni prima. L’atletica è anche questo, l’infortunio fa parte del gioco e nulla ha a che vedere con l’autolesionismo federale dimostrato in altre circostanze. Forza Hassane non mollare, nella speranza che queste cose non si verifichino mai più in futuro.

foto proveniente dall’archivio del sito dell’Atletica Bergamo ’59

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