STELLE ANNUNCIATE A DAEGU

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Ad un mese esatto dalla rassegna iridata di Daegu, facciamo il punto sulle condizioni dei grandi campioni dell’atletica mondiale. Bolt, Rudisha, Felix, Isinbayeva, chi di loro infiammerà piste e pedane dei prossimi Mondiali coreani?

Per il momento tutto sembra ruotare attorno a Usain Bolt, il vero personaggio annunciato di questa edizione asiatica dei Campionati Mondiali. Il giamaicano dovrà difendere i titoli conquistati a Berlino due anni fa, ma allo stesso tempo dovrà dimostrare di essere ancora il numero uno al mondo. In effetti dal suo rientro nel 2011 non ha mai perso una gara, ma gli avversari adesso sono molto più vicini. Non tanto per loro miglioramenti, quanto per un “rallentamento” del lampo di Trelawny rispetto alle esibizioni marziane del passato. Inoltre in questo scorcio di stagione sembra tornato ai suoi tempi migliori il connazionale Asafa Powell, tuttora detentore della migliore prestazione stagionale sui 100, che proverà a sfatare la nomina di perdente nei grandi appuntamenti. Lo stesso Bolt ha dichiarato che gli piacerebbe imitare l’accelerazione in partenza dell’amico rivale; in effetti Powell dovrà giocarsi al meglio le sue carte nei primi metri per fare il colpaccio. Terzo incomodo sarà l’americano Walter Dix, vincitore dei Trials, ottimo combattente e già a medaglia ai Giochi Olimpici di Pechino. Per Bolt due aspetti a suo favore: l’assenza di un serio rivale come Tyson Gay, e la consapevolezza che se la sua condizione di forma prende quota nei prossimi 30 giorni, non ce ne sarà per nessuno sia su 100 che su 200 metri.

Ma il Mondiale sarà anche la prima volta per la partecipazione di un atleta amputato ad entrambe le gambe, Oscar Pistorius. Il sudafricano con il 45.07 sui 400 metri di una settimana fa a Lignano, ha conseguito il minimo per partecipare alla kermesse iridata, sollevando per l’ennesima volta una marea di polemiche e discussioni tra scienziati e pseudo tali, riguardo i vantaggi nella corsa forniti dalle sue protesi super tecnologiche, le famigerate “Cheetas”. Al di là delle dissertazioni più o meno condivisibili, quel che conta al momento è che dal 2008 la IAAF ha concesso al sudafricano la possibilità di misurarsi contro atleti normodotati nelle grandi riunioni internazionali, non essendovi prove evidenti e documentabili dei vantaggi apportati dalle sue protesi.

Tra l’altro Pistorius, visto il ristagno che caratterizza la specialità negli ultimi tempi, rischierebbe seriamente di conquistarsi un posto in finale sul giro di pista. Ciò che è certo è che il “Blade runner” sudafricano è sulla strada giusta per il coronamento del suo grande sogno, partecipare alle Olimpiadi di Londra.

A dare uno sguardo nelle altre discipline maschili, viene da pensare che una faccia da copertina del Mondiale potrebbe essere il grande deluso di Berlino, quel fenomeno rispondente al nome di David Rudisha. Il keniano dopo una prima parte di stagione alle prese con dolori tendinei, sembra rientrato nel ruolino di marcia che dovrebbe portarlo a Daegu al top. Nell’ultima gara sugli 800 metri a Monaco ha fugato i dubbi sulle sue condizioni, dimostrando una superiorità netta sugli avversari. Bisognerà vedere come si comporterà nei delicati turni di qualificazione precedenti la finale, anche se i due record mondiali in una settimana nel settembre 2010 dovrebbero rassicurare lui ed il suo allenatore, il pittoresco “Padre” Colm O’Connell. A stuzzicare i palati ci sarà anche il motivo della sfida con un altro talento del doppio giro di pista, Abubaker Kaki, sudanese ed anche lui grande deluso due anni fa a Berlino.

In mancanza di un protagonista annunciato come il triplista Teddy Tamgho nel triplo, uscito di scena dalla stagione un paio di settimane fa per un serio infortunio, la Francia punterà tutto su un altro nome di grido degli ultimi tempi, l’astista Renaud Lavillenie, uno in grado di salire oltre i 6 metri nelle giornate di grazia. A Daegu potrebbe dar vita ad una grande gara, anche sulla spinta emotiva della sfida con l’australiano campione mondiale in carica, Steve Hooker, per una finale che potrebbe passare alla storia.

Sempre al maschile, chissà se l’asso etiope Kenenisa Bekele riuscirà a compiere un miracolo, presentandosii alla partenza dei 10000 metri in Corea. Un infortunio lo ha tenuto lontano dalle piste per parecchio tempo, anche se il fratello e compagno di allenamenti, Tariku, ha dichiarato qualche giorno fa che la ripresa procede bene e che Kenenisa tenterà la partecipazione mondiale. Impresa non facile ma molto stimolante.

Tra le donne sulla scena mondiale sembrano prender sempre più quota le azioni della statunitense Carmelita Jeter, la grande sconfitta sui 100 metri a Berlino 2009, ma da un paio di anni la più continua al mondo sullo sprint. A Daegu si presenterà da favorita, non solo per quanto fatto vedere finora, ma anche per l’apparente flessione di diverse giamaicane, su tutte la campionessa in carica Fraser e l’argento mondiale Stewart. Oltre a loro un’avversaria da temere sarà l’altra giamaicana Veronica Campbell Brown, americana d’adozione e capace di prestazioni eccelse, sia pur con i limiti di una certa discontinuità.

Ma la seria pretendente femminile alla copertina del Mondiale coreano potrebbe essere un’altra statunitense, la simpatica Allyson Felix, che proprio ieri ha ufficializzato di voler tentare l’accoppiata di vittorie su 200 e 400 metri, impresa riuscita finora solo alla portentosa Marie Jose Perec alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Alla Felix per il momento va un grosso applauso per il coraggio di una scelta che la vedrà in pista quasi tutti i giorni della settimana mondiale. Inoltre l’avventura sarà resa più difficoltosa dal fatto che i 400 metri saranno precedenti ai 200, con il rischio di presentarsi stanca ed dura di gambe sulla distanza veloce. Tra l’altro, quest’anno la Felix ha dimostrato di trovarsi più a suo agio sul giro di pista, complice anche il pronunciato calo di rendimento della connazionale Sanya Richards, campionessa uscente. Vero è che la sudanese Montsho e magari qualche russa impegneranno duramente, ma Allyson “zampe di gallina” (questo il nomignolo che le avevano affibbiato a scuola), se in buone condizioni, dovrebbe riuscire a tenere tutte sotto controllo. Sui 200 metri dovrà invece guardarsi dagli scherzetti di rivali agguerrite, con le connazionali in testa e le solite giamaicane alla finestra.

Tanto spettacolo e forse un acuto importante potrebbe arrivare dalla finale di salto in alto, con la regina Blanka Vlasic che, ombra di se stessa in questo scorcio estivo, si troverà alle prese con avversarie esperte e competitive. Tra queste la più accreditata al titolo è la russa Anna Chicherova, in condizioni strepitose e capace di 2.07 qualche giorno fa ai campionati nazionali, mentre non nominiamo per scaramanzia una piccola campana di Cava de’ Tirreni, che vorremmo tanto riveder volare in una finale mondiale.

Un’altra ragazza parecchio attesa sarà la russa Yelena Isinbayeva, tornata da qualche settimana ad impugnare l’asta in gara. Le prime uscite non hanno detto molto, ma neanche hanno sorpreso in positivo. La zarina aveva lasciato dopo la duplice delusione alle finali di Berlino 2009 e Doha 2010, sopraffatta soprattutto da problemi di approccio mentale più che da condizioni di forma, basti pensare che pochi giorni dopo la delusione berlinese riuscì a limare il record mondiale fino a 5.06. A Daegu la prima avversaria da battere sarà proprio la sua tensione derivata dalla tanta lontananza dalle grandi competizioni e dal fatto di sentirsi sotto esame agli occhi del mondo. Un ostacolo non da poco per riconquistare il suo spazio nell’olimpo dell’atletica mondiale.

Daegu potrebbe essere infine la location giusta per un lancio da primato della tedesca Betti Heidler dalla gabbia del martello, unica specialità, tra quelle olimpiche, in grado di regalare un record mondiale in questa stagione all’aperto. Ma al di là delle previsioni un evento come un campionato mondiale di atletica leggera sarà bello gustarselo in tutte le sue sfaccettature, tecniche ed umane, sull’onda delle emozioni dei campioni in pista e dell’universalità di una manifestazione che più di ogni altra mette insieme per una settimana atleti e storie provenienti ogni angolo del pianeta. Poi se tra questi ci sarà anche qualche medaglia italiana, ancora meglio, ma questa è un’altra storia…

foto di Simone Proietti per Atleticanet.it 

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