DN GALAN SI RIVEDE LA ISINBAYEVA

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Si è svolto ieri a Stoccolma il tradizionale meeting DN Galan, penultima tappa della Diamond League prima dei Campionati del Mondo. Bella cornice di pubblico allo stadio Olimpico, prossimo al centenario ma sempre affascinante. Le rinunce dell’ultimo momento di alcuni big (Robles, Wariner e Harting, fermati da leggeri infortuni che non dovrebbero pregiudicarne la presenza a Daegu) non sminuiscono un cartellone di prim’ordine.

Il vento del nord tiene lontana la pioggia e condiziona, nel bene e nel male, i risultati delle gare più attese; ne beneficiano i salti in estensione, ma ne soffre lo sprint. Nel lungo uomini desta grande impressione l’australiano Mitchell Watt che, dopo un ottimo esordio (8.34), al secondo tentativo plana a 8.54 (v.+1.7) m.p.m. 2011 e nuovo record d’Oceania (precedente 8.49 che era valso la medaglia d’argento al suo connazionale Jai Taurima a Sydney 2000). Al secondo posto il marocchino Yahya Berrabah, in ottima forma (8.37 una settimana fa a Barcellona), sfrutta la folata giusta (+2.5) e con 8.40w relega al terzo posto il campione olimpico Irving Saladino (8.19).

Nel triplo femminile l’ucraina Olha Saladukha ottiene il primo + 15 della stagione (15.06w +2.3) e si prende una bella rivincita sulla cubana Savigne (14.87w +2.1). Ma è Caterine Ibarguen, terza classificata con un salto di 14.83 regolare (v.+1.9) a gioire: per lei nuovo record sudamericano e primato del meeting che le vale un diamante da 1 carato del valore di 10 mila dollari. Questa 28enne colombiana è la vera sorpresa dell’anno: fino al 2010 aveva un pb di 14.29 ed era meglio conosciuta come specialista del salto in alto (1.93 nel 2005) e delle prove multiple. Crescono le avversarie della nostra Simona La Mantia: l’altra cubana Mabel Gay salta 14.51 ma resta lontana dal podio…

Le prove di velocità soffrono il forte vento contrario. Carmelita Jeter domina i 100m in 11.15 (-2.4), lasciando a debita distanza due delle più accreditate rivali per l’oro mondiale, Mershevet Myers (11.21) e Kerron Stewart (11.27). I 200m maschili, gara clou che chiude la serata, sono condizionati anche dalla temperatura, scesa ben sotto i 20°; ne consegue che Usain Bolt si limiti all’ordinaria amministrazione: ancora un 20.03 (-1.4), lasciando a 4 metri i più immediati inseguitori. Il campione e primatista del mondo appare più “umano” quest’anno, e la sua riconferma non è poi così scontata, neppure sulla doppia distanza.

Sorpresona nei 110H per merito di Jason Richardson, ex enfant prodige dell’ostacolismo americano. Dopo un promettente 13.20 (-0.8) in batteria, l’alunno di South Carolina domina la finale in 13.17, tempo notevole date le condizioni (v -2.3) che lascia presagire a breve ulteriori importanti progressi. Ne fa le spese un deludente David Oliver che malgrado un buon avvio, incoccia in tre ostacoli e chiude in 13.28.

Il secondo diamante di serata se lo aggiudica Kaliese Spencer in virtù di un brillante 53.74 nei 400H, a conferma dell’attuale supremazia sulla connazionale Melaine Walker (54.71).

C’era molta attesa per il rientro alle competizioni di LaShawn Merritt dopo i 21 mesi di sospensione per positività ad uno steroide anabolizzante, che l’interessato avrebbe assunto incautamente in un farmaco da banco per aumentare la virilità… La sua gara è stata decisamente positiva, anche se, un po’ appesantito nel finale, ha dovuto cedere il primo posto al giamaicano Jermaine Gonzales (44.69). Con 44.74 si candida autorevolmente alla difesa del suo titolo mondiale, considerato che i 400m stanno vivendo la stagione meno brillante degli ultimi trent’anni (per inciso Rondell Bartholomew, leader con 44.65, ha chiuso al 5° posto in 45.32).

Positivo anche l’esordio in Diamond League, dopo un incerto avvio di stagione, per Yelena Isinbayeva, gara resa più difficoltosa dalle folate di vento. Il suo 4.76, superato al 1° tentativo, le vale una confortante vittoria su tutte le rivali più accreditate, Spiegelburg 4.70, Suhr e Feofanova 4.64, Murer, Pyrek e Strutz 4.51.

Nel giavellotto, il solito Thorkildsen fionda l’attrezzo a 88.43, m.p.m. 2011 e avversari indietro di 4 metri e oltre. La sua candidatura all’oro di Daegu è sicuramente fra le più solide dell’intera manifestazione.

Il miglior risultato tecnico lo ottiene nei 5000m la kenyana Vivian Cheruiyot, altra seria aspirante alla riconferma del titolo mondiale, dopo una gara di grande coraggio e personalità. Unica a seguire le pacemaker fino al 2° km, si produce poi in un brillante assolo passando ai 3000 in 8:38.67, per chiudere in 14:20.87, nuovo primato nazionale e 4a prestazione mondiale di sempre. Solo Tirunesh Dibaba e Meseret Defar, nei loro anni migliori, hanno saputo fare meglio.

Il salto in alto maschile si presentava come un gustoso anticipo della finale mondiale, vista la presenza di quasi tutti i migliori specialisti. Significativo, quindi, il successo di Ivan Ukhov (2.34) sul capolista stagionale Jesse Williams (2.32).

Altri vincitori di giornata Silas Kiplagat (3:33.94 nei 1500m), Paul K. Koech (8:05.92 nelle siepi) e Kenia Sinclair (1:58.21 negli 800m dove affonda ancora una volta Caster Semenya).

Qui i risultati completi del meeting: http://www.diamondleague-stockholm.com/en/Live-StartlistsResults/Overview/

foto di Gustavo Pallicca 

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