UNIVERSIADE, RIASSUNTO PRIME TRE GIORNATE

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Finita la prima parte della stagione dei meeting, i riflettori si spostano a Shenzhen, in Cina, teatro della ventiseiesima edizione dell’Universiade. Il dilagare degli appuntamenti ad alto livello ha forse tolto un po’ di fascino a questa manifestazione, pur rimanendo massimo il rispetto per chi riesce a conciliare lo sport di alto livello con lo studio.

Nazionale italiana, a cui la competizione è sicuramente cara dato che fu proprio nell’Universiade di Città del Messico del 1979 che arrivò il 19”72 di Mennea, al via con una formazione di giovani e seconde linee ma ben decise a farsi valere.
Chi lo fa nel modo migliore è Lorenzo Povegliano. L’ex medaglia europea under23 prova a lasciarsi alle spalle qualche stagione difficile e porta all’Italia quella che finora è l’unica medaglia della spedizione, giungendo terzo nel lancio del martello con 73.39, a pochi centimetri dall’argento ma ben distante dall’oro del polacco e previsto dominatore Fajdek (78.14).

La migliore piazzata dopo di lui è Giovanna Epis, che si piazza al settimo posto in un 10.000 dal modesto contenuto tecnico con il tempo di 35.46”28. Si difende discretamente anche Marco Fassinotti, finalista del salto in alto. Il torinese però, reduce dal quinto posto degli europei under23, paga il fatto di partecipare a quella che è una delle gare dal campo partenti più qualificato e si deve così accontentare del dodicesimo posto con 2.20. L’oro va all’ucraino Bondarenko, con 2.28, e già tra i favoriti della vigilia in quanto accreditato di 2.30 stagionale.

Decimo posto nella 20km di marcia per un altro reduce degli europei giovanili, Federico Tontodonati, in una gara che vede i russi Krivov e Rhyzov spartirsi i primi due posti. Eliminati nei turni di qualificazione invece Capotosti (51.19) e Panizza nei 400hs, così come La Mastra, fuori con 10”58 in semifinale nei 100 piani vinti dal giamaicano Harvey, a confermare il dominio del paese caraibico pure a livello universitario. Dominio confermato dalla gara femminile, dove la ventenne Carrie Russell vince con 11”05 nonostante il tempo di reazione più alto tra le partecipanti, mostrando quindi ampi margini di miglioramento cronometrico.
Delude Leonardo Gottardo invece, fuori nel giavellotto con appena 65 metri, mentre si qualificano in maniera convincente Elena Scarpellini nell’asta, dove però la concorrenza pare assai agguerrita, e i siepisti Patrick Nasti e Giulia Martinelli.

Per il resto del mondo, detto già del salto in alto e registrato il facile passaggio in finale di Jeshua Anderson, secondo nelle liste stagionali mondiali dei 400hs, da segnalare la vittoria di Nelson Evora che fa il vuoto nel triplo con un buon 17.32. Bella impresa anche della sudafricana Viljoen, che con 66.47 stabilisce il record africano nel giavellotto e bissa il successo della precedente edizione. Non rispetta le attese il lungo femminile, dove nonostante quattro atlete accreditate di salti oltre il 6.80 basta un “semplice” 6.72 ad Anna Nazarova per portare a casa l’oro.

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