IL MONDIALE DEI FIGLIASTRI. LETTERA APERTA DEL TECNICO RICCARDO CALCINI

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Sono Riccardo Calcini tecnico specialista di prove multiple allenatore di Francesca Doveri convocata ai mondiali di Daegu (Corea), William Frullani, Claudio Stecchi e tanti altri che negli ultimi 11 anni hanno fatto i migliori risultati italiani nel decathlon ed eptathlon. Questa lettera vuole mettere in risalto l’ennesimo disinteresse verso il settore prove multiple ma soprattutto l’incapacità del settore tecnico e quindi della federazione di programmare ed investire sugli allenatori che rappresentano insieme all’atleta l’anello fondamentale di tutto il movimento atletico.

Devo per chiarezza dei fatti esporre gli ultimi avvenimenti che mi hanno spinto a scrivere questa lettera: il primo fa riferimento alla gara di Claudio stecchi ad Ostrava nei campinati Europei u.23 dove il sottoscritto insieme al Padre ha dovuto fare la trasferta , a loro spese, per seguire il migliore saltatore Italiano del momento che in questa circostanza ha saltato 5.55m. e piazzandosi 4° con la stessa misura del terzo, l’altro episodio è più recente e riguarda l’atleta Francesca Doveri che il 19/08/2011 è partita per i mondiali di Daegu senza  il responsabile di settore prove multiple e nemmeno il suo allenatore che è collaboratore di settore. Nella gara verrà seguita, impegni permettendo, da alcuni allenatori del settore tecnico non specialisti delle prove multiple.

Sempre per chiarezza ed onestà questo anno la federazione aveva deciso di portare solo i responsabili di settore per i vari atleti coinvolti in questi mondiali, ma essendo quello delle P. M. non disponibile, il nostro settore ha chiesto al direttore tecnico di  considerare l’opportunità di fare seguire l’atleta dal collaboratore di settore Riccardo Calcini. Dopo varie vicende poco chiare la nostra migliore specialista dell’eptathlon è partita con la delegazione Fidal ma senza alcun supporto del proprio settore. Tengo a precisare che se si è ritenuto non necessaria la presenza di uno specialista di settore per la Francesca, si è altresì  convenuto che fosse indispensabile il supporto tecnico di un collaboratore di settore per seguire la 4×400 femminile.

Quindi dopo questo doveroso preambolo mi chiedo il motivo di questa presa di posizione del D. T. e non posso fare a meno di pensare che ancora una volta sia stata perpetrata una leggerezza decisionale incomprensibile. Le prove multiple sono una disciplina estremamente complessa che non può essere equiparata alla gara singola. Un atleta che si cimenta in una gara internazionale è sottoposto a due giorni di stress fisico e nervoso ed essendo le 7 o 10 gare delle P. M. svolte nell’arco di 12 ore giornaliere rendano il supporto dell’allenatore fondamentale per  la buona riuscita della prestazione agonistica. In tutte le nazioni evolute atleticamente questo concetto è estremamente chiaro, in Italia no!

Io credo fortemente che ogni disciplina atletica deve avere la sua dignità ed importanza all’interno della sua federazione. Non ci devono essere discipline di serie A e altre di serie B, tutte devono avere pari opportunità e soprattutto l’organizzazione, l’impegno e le strategie del settore tecnico devono mirare al miglioramento di tutti i settori.

Adesso vorrei vedere il problema anche da un punto di vista diverso, quello della crescita tecnica e professionale degli allenatori, che invece rimangono degli amatori- dopolavoristi che spendano ogni giorno risorse e tempo.

La mia esperienza personale penso sia esplicativa per cui la voglio brevemente sintetizzare: i miei primi successi sportivi come allenatore li ho ottenuti con William Frullani nel lontano 2002 ai campionati europei u. 23, dove vinse la medaglia di bronzo nel decathlon. In quella circostanza feci molta fatica ad essere ammesso come tecnico, ma alla fine ci riuscii. Da alloraa non ho più avuto occasione di seguire i miei atleti, tanto più in questo 2011 in cui non mi è stata dato l’oppotunità di seguire il miglior saltatore di asta e non si è data importanza al ruolo fondamentale che ha il tecnico in una gara composta da 7/10 competizioni. Adesso di nuovo si ripropongono questi argomenti e la musica non è cambiata per cui mi viene da pensare, ancora una volta, che no c è peggiore sordo di chi non vuole sentire!

Credo che dalle società di atletica passando per le varie federazioni regionali e poi  arrivare a quella nazionale,

si debba approntare un dialogo, che riveda totalmente il concetto del perché tutte queste entità lavorano giornalmente, spendendo energie e risorse che non sono però, troppo spesso, indirizzate verso la componente fondamentali lo sport agonistico cioè l’atleta e l’allenatore. Questo binomio non viene considerato nella giusta misura, e i recenti fatti lo dimostrano; mi chiedo come si può imparare a far crescere agonisticamente un ragazzo se non si fa esperienza in campo internazionale. Nei corsi di allenatore specialista nessuno ti insegna come preparare un atleta ai grandi appuntamenti, come rapportarsi psicologicamente prima e durante la gara, tutto è dato dal caso e non esiste una programmazione adeguata per il raggiungimento di una grande prestazione agonistica. Ne è un esempio la mia esperienza con Claudio Stecchi dove i successi raggiunti sono frutto del lavoro in equipe del sottoscritto, Gianni Stecchi, Vitaly Petrov e  in tutto questo la federazione ha capito l’importanza di investire sull’ atleta dopo la medaglia di argento ai mondiali di Moncton 2010, fino a quel momento tutto si è svolto per la nostra personale iniziativa, infatti Claudio che già nella categoria allievi aveva saltato 5.11m.( nuovo record italiano) ha dovuto pagarsi i lunghi soggiorni a Formia con Vitaly Petrov e non solo, dato che  alcune aste necessarie per il suo sviluppo tecnico, sono state pagate dalla famiglia. Mi domando  se la federazione non investe su questi atleti e lascia che sia il caso a determinare lo sviluppo degli avvenimenti dove si trova la programmazione e la competenza del settore tecnico?

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