DAEGU 2011: SUICIDIO BOLT (VIDEO), FALSA PARTENZA E FUORI

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Quello che non ti aspetti, non un record, ma una falsa partenza in finale. Usain Bolt riesce a buttare al vento l’oro mondiale, squalificato per aver anticipato nettamente l’uscita dai blocchi. Il connazionale Blake è campione del mondo, anche Dix e Collins sul podio. Nei 10000 finale thriller Farah-Jeilan, con l’etiope che conquista l’oro. (News in aggiornamento).

100 M: Prima il silenzio dello stadio, in attesa dell’ennesimo lampo dell’uomo più veloce del mondo, poi tutti a bocca aperta per quello che mai nessuno in quell’arena avrebbe voluto vedere. Usain Bolt è al centro del rettilineo, si toglie d’impeto la canotta, sa di aver commesso l’errore più grosso della sua carriera. Impreca e gesticola, non in maniera costruita e guascona come è abituato fare, ma con spontaneità, incapace di contenere la rabbia per aver concretizzato uno degli epiloghi più imprevedibili di questo Mondiale.

E’ squalifica, si è mosso molto prima dello sparo, come se uno del suo valore, impressionante nei turni eliminatori per la superiorità dimostrata rispetto agli altri, avesse bisogno di trovare la partenza giusta. Avrebbe vinto a mani basse anche partendo dopo gli altri, si è voluto complicare l’esistenza con una leggerezza incredibile.

Di sicuro la vicenda farà ancora parlare moltissimo e chissà come cambierà la carriera dell’uomo più veloce del mondo, che porterà dentro per tutta la vita la cicatrice di questa serata coreana. Bolt tra le altre cose materializza ciò che in diversi avevano temuto con l’introduzione della nuova regola sulla squalifica secca nelle false partenze, qualcosa che farà riflettere la IAAF, colpevole di aver ceduto alle richieste di esigenze televisive sempre più imperanti. Le stesse tv che al contrario sorrideranno per audience altissimi (il sito IAAF è letteralmente impazzito in quei minuti), probabilmente anche più alti dell’eventualità che il giamaicano avesse completato la gara. Questo per dire che sarà difficile un passo indietro nel regolamento, peraltro anche peggiore per certi versi nella precedente versione. Bolt a Berlino due anni fa usufruì in semifinale dell’ammonizione concessa dalla regola allora vigente, che perdonava una prima falsa, stavolta invece non c’erano jolly cui appigliarsi e purtroppo ha pagato dazio lo spettacolo.

La finale rimane orfana del re, così lo scudiero più promettente, Yohan Blake, pensa a limitare i danni per la Giamaica, vincendo in 9.92 con vento contrario -1,4 m/s, dopo una buona partenza e reggendo sulla rimonta dello statunitense Walter Dix. L’americano è secondo in un normale 10.08, terzo, ad un centesimo, un sorprendente Kim Collins, classe 1976, a 8 anni dal suo titolo mondiale di Parigi. Il francese Christophe Lemaitre, relegato in ottava corsia in quanto crono tra i peggiori in semifinale, ha chiuso quarto in 10.19, vedendo sfumato il suo sogno di medaglia. Salta anche l’altro giamaicano Nesta Carter, ultimo e acciaccato in 10.95. Una finale che passerà alla storia come finale degli assenti, senza Bolt, senza Asafa Powell, con un solo americano, come la gara che segna una crepa inaspettata nella carriera del velocista più forte di sempre, ed infine come la finale che consacra un nuovo astro dello sprint mondiale, il giamaicano Blake, altro talento dell’isola caraibica della velocità.
Lo stesso Blake che si era messo in evidenza anche in semifinale, correndo con il miglior tempo di 9.95, senza mostrare debolezze,al contrario di Richard Thompson e Justin Gatlin, lontani dalle loro punte stagionali, o del britannico Dwain Chambers, squalificato anche lui per falsa partenza. 
Per il proseguio del cammino mondiale di Usain Bolt sarà curioso vedere come si comporterà, sia negli atteggiamenti che nelle prestazioni, sui 200 metri, gara dove non potrà sbagliare. 

10000 M: Si attendeva l’etiope Kenenisa Bekele, al rientro dopo il lungo periodo di stop per infortunio, ed invece l’atleta da applaudire è il connazionale Ibrahim Jeilan, autore di un’impresa mostruosa nell’ultimo giro di gara. 400 metri corsi al limite dei 53 secondi per riacciuffare proprio nei metri conclusivi il britannico Moh Farah, che aveva anticipato la fuga per la vittoria. Niente, Farah non ha saputo resistere al rientro dell’etiope, fantastico nel sorpassare il rivale per cogliere l’oro con il crono di 27:13.81. Farah non ha potuto far altro che assistere inerme al trionfo di Jeilan, chiudendo dietro di 26 centesimi. Terzo l’altro etiope Imane Merga, per un tripudio etiope che allevia in parte lo scotto della giornata precedente, con la debacle a favore del Kenya. Ritirato invece il connazionale grande atteso, Kenenisa Bekele, in evidente ritardo di condizione. Primo dei bianchi è stato il bravo statunitense Galen Rupp, settimo in 27:26.84, da segnalare infine il 12esimo posto per l’azzurro Daniele Meucci, che fallisce l’impresa di migliorare il personale, completando la distanza in 28:50.28. Fuori dal podio l’eritreo Zersenay Tadesse, che aveva avuto il merito di dare uno scossone alla gara, prevedibilmente di studio nella prima parte.

Decathlon: Un finale mozzafiato quello sui 1500 metri del Decathlon, con Ashton Eaton impegnato in una rincorsa al limite delle forze per la medaglia d’argento. Fino a quel momento infatti si era confermato in vetta alla classifica il campione mondiale Trey Hardee, regolare anche nella seconda giornata di gare. Era invece cresciuto il cubano Leonel Suarez, migliore rispetto a Eaton su asta, disco e giavellotto, tanto da sorpassarlo in vista dell’ultima prova. E’ lì che Eaton ha fatto il miracolo, forzando l’azione fino al record personale di 4:18.94, seguito a distanza proprio da Suarez, secondo in 4:24.16. Un distacco decisivo per assegnare allo statunitense l’argento per soli quattro punti di vantaggio sull’esausto cubano, medaglia di bronzo.

Lungo W: Problemi di rincorsa un po’ per tutte sulla pedana del lungo e le prime sorprese sono l’esclusione dai tre salti di finale di alcune delle pretendenti al podio: la statunitense Funmi Jinmoh, autrice solo di nulli, la brasiliana Maggi, a 6.86 in qualificazione e solo con 6.17 dopo i tre salti, infine la portoghese Gomes, solo decima con 6.26. Male anche Darya Klishina che passa la metà gara in sesta posizione con 6.49, per chiudere in 6.56, distante dalle sue misure. La statunitense Brittney Reese, iridata a Berlino nel 2009, aveva intanto ipotecato la vittoria di una gara modesta già al primo salto con 6.82. Quella misura rimarrà imbattuta per tutta la gara, con la russa Olga Kucherenko seconda a 6.77, ed Ineta Radevica che coglie il bronzo all’ultimo salto con 6.76, a ribadire la modestia di una delle peggiori finali nella storia della manifestazione.

Disco W: già dalle prime battute si era capito che la lotta sarebbe stata a due, fra la tedesca Nadine Muller e la cinese Yanfeng Li. Quest’ultima prima ha sparato il disco a 65.28, poi a 66.52 al secondo lancio. La risposta della tedesca è stato un 65.97 sempre al secondo lancio, poi tutte misure inferiori. Nel frattempo cresceva la cubana Yarelis Barrios, ma anche lei non va meglio di 65.73, a distanza dalla cinese, che così sale sul primo gradino del podio, accompagnata da Muller e Barrios.

 

Turni di qualificazione:

400 W (Semifinali): Marta Milani si conferma atleta da grandi eventi, in grado di esaltarsi ancora una volta a 24 ore dalla batteria, chiudendo quinta in semifinale. Stavolta è arrivato anche il personale, di un centesimo, 51.86, pertanto obiettivo della trasferta centrato. La finale era davvero off limits, così come hanno dimostrato i tempi delle prime. Ottima Allyson Felix nella prima che controlla e rallenta sul finale per un 50.37 che è sufficiente a precedere la giamaicana Novlene Williams e la russa Krivoshapka. Buona Francena McCorory, prima in 50.24 nella semifinale dell’azzurra, con la Richards-Ross che cede anche a Shericka Williams, rischiando l’eliminazione. Montsho ancora prima al traguardo nella terza semifinale, con 50.13. Ripescata alla fine la Richards-Ross.

800 M (Semifinali):
Abubaker Kaki parte a manetta nella prima semifinale e paga con gli interessi nei 200 metri conclusivi. Il sudanese rimane sulle gambe e dissipa il vantaggio di parecchi metri che fino a quel momento aveva costruito. Negli ultimi metri Kaki è costretto a dar fondo alle sue energie per chiudere al terzo posto, rimontato da Lewandoski e dall’etiope Mohamed Aman, primo in 1:44.57. Per Kaki si è dovuto attendere il ripescaggio dei migliori tempi, lui che ha chiuso in 1:44.62. Seconda semifinale che ha nesso in mostra ancora un grande Yuri Borzakovsky, autoritario in volata con Nick Symmonds, stesso tempo di 1:45.73. David Rudisha nella terza domina e controlla a suo piacimento, cambiando velocità a seconda delle situazioni. Il suo 1:44.21 trascina alla qualificazione anche il polacco Ksczot. Ripescati alla fine Kaki e il kenyano Yego.

 

La falsa partenza di Usain Bolt:

 

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