DAEGU 2011: DI MARTINO BRONZO, BOLT FENOMENO (VIDEO)

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Da Osaka 2007 a Daegu 2011. Sono passati quattro anni, ma le ultime due medaglie mondiali per l’Italia portano sempre la firma di Antonietta Di Martino. La gara di salto in alto ha visto l’atleta cavese subito perfetta alla prima prova a superare 1.89, 1.93 e 1.97, imitata dalle due grandi favorite Chicherova e Vlasic.

L’interruzione per la partenza di una gara su pista toglie un po’ di concentrazione alla nostra, che fallisce i primi due tentativi a 2.00, ma al terzo l’azzurra è bravissima e la medaglia è cosa fatta, con Slesarenko e Shkolina ferme a 1.97.

A 2.03 Anna Chicherova è ancora impeccabile alla prima, mentre Blanka Vlasic riesce alla seconda prova. Qui anche Antonietta ci regala per un attimo l’illusione del successo, ma si deve fermare. Alla sua terza gara outdoor, dopo i problemi al piede di stacco che l’hanno frenata per tutta la stagione estiva, le gare non fatte e la desuetudine a queste misure si fanno sentire.

Ma non importa, lei resta, a trentatré anni, la nostra speranza anche per Londra 2012: in fondo gli angeli non hanno età… Infruttuosi i salti a 2.05, la gara si chiude con un grande abbraccio fra le protagoniste, tutte felici e contente: Chicherova al primo oro importante, Vlasic ritrovata dopo una stagione difficile, Di Martino più forte dei tanti infortuni patiti in carriera.

Il Fulmine è tornato grandissimo e, per la prima volta in questa settimana coreana, anche Eolo decide di collaborare e ci regala una splendida gara di 200m. Usain Bolt rischia nulla in partenza (0.193 il suo tempo di reazione), poi segue un Walter Dix sparato a palla in curva, si presenta in vantaggio sul rettilineo e si distende con quel mix di potenza ed elasticità che lo hanno già reso un mito. Il tempo finale dice tutto: 19.40, quarta prestazione mondiale all time, fenomenale! Il pur ammirevole americano, così diverso per fisico e stile di corsa, finisce a 3 metri e con 19.70 fallisce di un solo centesimo il PB vecchio di 4 anni. Bronzo a Cristophe Lemaitre, che negli ultimi venti metri supera Jaysuma Saydi Ndure (19.95) e con 19.80 centra il nuovo record di Francia e la seconda prestazione europea di sempre (ahi Pietro, dopo 32 anni vacilla il primato continentale…).

La gara di Bolt:

La sua fama e la sua denuncia dei redditi non sono minimamente paragonabili a quelli di Bolt, ma quello che ha fatto oggi Sally Pearson sui 100 ostacoli è stato ugualmente sensazionale. Dopo aver dominato in semifinale con 12.36 (primato continentale migliorato di 0.12), la 25enne australiana in finale ha compiuto un vero capolavoro. Scappa via allo sparo (0.145 il tempo di reazione) e poi vola sugli ostacoli con la sua tecnica perfetta, la gamba d’attacco che sfiora le barriere e cerca subito la pista per rimettersi in spinta, una meccanica di corsa che sembra nata per questa gara. Il responso del cronometro dice 12.28 (v. +1.1), tempo che la colloca al 4° posto nella lista all time, dopo Donkova 12.21 nel 1988, Zagorcheva 12.25 nel 1987 e Narozhilenko 12.26 nel 1992, tutte protagoniste di un’altra era atletica.

Staccate di due metri dalla Pearson (che ha battuto anche la maledizione del Daily Programme…), le americane Carruthers e Harper (oro a Pechino proprio davanti all’australiana) appaiate sul traguardo in 12.47.

Nei 1500m si viaggia per ottocento metri sul piede di un minuto a giro, sotto la spinta di un poco convinto (e ancor meno convincente) Nick Willis. Poi sono i keniani a prendere l’iniziativa, imprimendo alla gara il ritmo decisivo. Asbel Kiprop, che due anni fa gettò alle ortiche la medaglia con una condotta di gara dissennata, questa volta non vuol correre rischi e con un ultimo giro da 51.6 piega allo sprint il connazionale Silas Kiplagat (3:35.69 a 3:35.92), che più volte l’aveva battuto quest’anno. Ma più di tutti impressiona il giovane americano Matt Centrowitz che con 3:36.08 fa sua la medaglia di bronzo ai danni dello spagnolo Olmedo (3:36.33). Questo 21enne figlio d’arte (il padre Matt sr è stato primatista americano dei 5000m, con due partecipazioni olimpiche), dopo aver dominato la stagione NCAA, vinto i Trials davanti a Bernard Lagat, ha dimostrato di possedere grande saggezza tattica e risorse fisiche inaspettate.

Nella 4×400 le donne americane centrano un oro meno scontato di altre volte. Sanya Richards e Allyson Felix, stanche e non al meglio della condizione, posizionate nelle prime due frazioni, sono state comunque brave a lanciare al comando Jessica Beard, con un buon vantaggio che Francena McCorory conserverà fino al traguardo (3:18.09 il tempo vincente). La Giamaica ottiene il secondo posto col record nazionale (3:18.71) grazie ad un’ultima grande frazione di Shericka Williams, a precedere una Russia un po’ deludente (3:19.36).

Nel giavellotto si consuma la sorpresa di giornata. Il campione di tutto Andreas Thorkildsen cede il suo titolo iridato al tedesco Matthias De Zordo, che “uccide” la competizione al primo turno con un lancio di 86.27. Il norvegese, che aveva ottenuto 90.61 a metà agosto, qui è parso subito in difficoltà, appiattito sulla linea degli 80 metri e capace solo al 4° lancio di uno scatto d’orgoglio (84.78) che gli è valso l’argento ai danni del cubano Martinez (84.30).

Grande soddisfazione oggi anche per il pubblico di casa per il duplice podio (argento e bronzo) nella gara maschile dei 400m T53 per atleti in carrozzina, vinta dall’australiano Richard Colman in 49.36. In campo femminile, 800m T54, vittoria per la canadese Diane Roy in 1:50.91.

 

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