BRONZI D’ITALIA

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Di Martino e Arese, ad ognuno il suo bronzo, anche se noi preferiamo la medaglia dell’Antonietta nazionale al viso malinconico del Presidente. L’analisi di Daegu l’ha già fatta Simone Proietti con precisione quasi chirurgica per cui io vi vorrei parlare del problema Fidal più in generale…magari partendo da dove Proietti ha concluso, da Daegu.

Ancora una volta  l’Italia ha toccato il fondo e per ogni fondo toccato il Presidente trova il modo di dire “in fondo (sempre in fondo) poteva andare peggio”. Due anni fa, a Berlino, non avendo la medaglia da sventolare, si guardava alla classifica a punti che ci vedeva comunque in posizione drammatica e con otto finalisti. Quest’anno, visto che di finalisti ne abbiamo avuti addirittura cinque, si guarda all’unica medaglia di bronzo come ad una reliquia della santa patrona dell’Atletica.

Ma la sostanza rimane o meglio, la sostanza non c’è più. Sono rimaste solo le chiacchiere di un Presidente che con la verve di un giovanotto e la pedanteria di un venditore porta-a-porta, continua a decantare le qualità di un prodotto che non ha più perchè l’ha perso lungo la strada. Ma vediamo cosa ha perso per strada. Prendiamo il riferimento di Europei, Mondiali e Olimpiadi da 2008 ad oggi (5 manifestazioni tra indoor e outdoor). I medagliati azzurri (Donato, 4×400, Licciardello, Cerutti, Di Gregorio, Cusma, La Mantia, Di Martino, Schwazer, Vizzoni, 4×100, Incerti, Meucci, Rigaudo) sono stati 14 e di questi solo la Di Martino è rimasta sullo stesso livello, tutti gli altri hanno fatto peggio. Due, tre quasi conferme da parte di Rigaudo, Vizzoni e Meucci e poi assenze e prestazioni imbarazzanti. Questo è il valore di questa dirigenza, del suo settore tecnico e della Federazione in generale. I numeri non mentono!

Leggo incredulo l’intervista sul sito federale. Arese si incensa di nuovo il capo, vuole mettere il saio ma, per l’ennesima volta, ci da in pasto il solito: “ma da adesso…bla…bla…bla…”, “da domani…bla…bla…bla…”.  Parla, parla e parla ancora.

Che si può fare “da adesso, da domani”?
Non molto, la federatletica è un elefante che si muove lentamente, il Coni, suo papà, si muove ancora più cautamente e in fondo la fine del quadriennio è vicina. Certo c’è l’Olimpiade l’anno prossimo ma che si può fare in un anno quando si sono bruciate due generazioni di atleti mentre Arese cercava di imparare a fare il Presidente di una federazione sportiva nei ritagli di tempo sottratti ad un’Anima Sana In Corpore Sano? E, visti i risultati chi può affermare che abbia finalmente imparato?

Mi tiro fuori dal coro di quanti stanno chiedendo o chiederanno a gran voce le dimissioni di Arese. Non ha senso. Lo sappiamo sia noi tanto quanto Arese. Dunque, cosa si può fare?

Arese, come sempre ha la sua personale ricetta. Fatto salvo l’ovvio che chiunque può sentire da ogni dirigente di qualsiasi livello, di qualsiasi sport e in qualsiasi occasione, (seguire meglio gli atleti, puntare sui giovani, proiettare gli atleti su gare più importanti, ancora il bla…bla…bla) questa volta Arese si gioca la carta del marketing e afferma: “Voglio affidarmi ad una agenzia di marketing, perché è necessario affidarsi a degli specialisti in questo campo”. Scusi Presidente, ma cosa ci facciamo con una agenzia di marketing? Che dovremmo vendere? A chi? Wikipedia in maniera sufficientemente esauriente ci informa che: “Marketing significa letteralmente “piazzare sul mercato” e comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate al piazzamento di prodotti, considerando come finalità il maggiore profitto e come causalità la possibilità di avere prodotti capaci di realizzare tale operazione.Piazzare sul mercato, azioni aziendali, piazzamento dei prodotti, maggiore profitto…ma la Fidal si è messa a vendere scarpe o cosa? Ma anche volendo credere (e non ci credo) che sia la mossa giusta, mi chiedo: Arese si ricorda che la Fidal che lui preside ha creato una società denominata Fidal Servizi srl che ha come oggetto tutta una serie di servizi tra i quali viene menzionata anche l’area marketing dove si legge che “Fidal Servizi Srl è dotata di un Know How specifico nell’ambito della valorizzazione del brand attraverso una strategia di comunicazione integrata al marketing.” Quindi, spendiamo prima per la società interna (che ha le sue figure retribuite) per poi comprare anche fuori le stesse cose? Arguto! Chissà se fa così anche in Asics dove i soldi da spendere sono anche i suoi…

Azzardo un’interpretazione estensiva della frase di Arese sul marketing. Forse il Presidente intendeva dire che c’è un’esigenza che deriva dal fatto che in Fidal nessuno ha idee nè strategie nè strumenti per realizzarle. Se è così, beh, noi ce ne eravamo accorti da tempo e non c’è da meravigliarsi visto che le due dirigenze (Arese I e Arese II) sono state costruite con uomini morbidi per non infastidire il capo e i suoi sussurratori.  Alla prova dei fatti, tutta la dirigenza, morbida o sussurratrice che sia, non ha mai generato nè idee vincenti, nè soluzioni sensate, né strumenti utili. Serve un esempio? Ve ne faccio uno piccolo-piccolo ma significativo: hanno chiuso da anni il forum Fidal perchè non sapevano come gestire (leggi fermare) le critiche degli utenti. Una soluzione semplice per riaprire? Eccola: creare un forum la cui iscrizione è consentita solo con tessera Fidal (quindi si collega la tessera all’iscrizione evitando anonimati e false identità); riservare il Forum ai soli under 21 o 25 (si potrebbe chiamare FidalGiovani) e creare un regolamento che vieti argomenti non sportivi (quindi anche politici). Ci vuole tanto? Ho fatto un esempio molto banale perchè non voglio regalare neanche mezza idea seria a questa dirigenza mediocre e presuntuosa; ma gli esempi sono innumerevoli. Pensate all’ambito comunicazione-promozione, pensate alla guida di Atleticanet per i mondiali: dovevamo farla noi o avrebbe dovuto pensarci la Fidal magari offrendo il prodotto finito alla Gazzetta dello Sport per allegarlo al suo magazine settimanale? Non sarebbe stata una bella promozione per l’Atletica? Ma ripeto, le idee più serie, quelle sul settore tecnico, regolamenti e calendari, comunicazione o altre cose non le accenno nemmeno, che ci pensi la già ventilata agenzia di marketing (magari di qualche illustre conoscente) col classico mordi  e fuggi… tanto tra 12 mesi o poco più si rinnovano le cariche e chi s’è visto s’è visto…compresi i soldi spesi invano.

Torno alla domanda di poco fa: “cosa si può fare“? Se ad Arese è rimasto un briciolo di obiettività, il nostro Presidente dovrebbe attivare tutte le sue energie per far si che il suo doppio mandato non venga ricordato come il peggiore nella storia dell’Atletica italiana. Chi vorrebbe lasciare una memoria di sè così negativa? In fondo non ha più niente da perdere, può solo guadagnare e ridare credibilità alla sua persona. Ovviamente per fare questo, oltre al saio di cui vuole vestirsi, si dovà affrancare da tutto il carrozzone di amici compiacenti, ruffiani e suggeritori che l’hanno accompagnato verso questo baratro in cui però sta cadendo da solo. Nel suo ultimo anno di presidenza, se avrà la forza di dare qualche sonoro calcio nel di dietro a chi lo merita e qualche apertura di credito a chi ha dimostrato capacità dirigenziali e strategiche, forse avrà la possibilità di riabilitarsi e, perchè no, magari ripresentarsi con un minimo di credibilità in più al suo terzo giro per la poltrona di Presidente.

Forza Presidente, inizi a lavorare sul serio per un’Atletica italiana migliore, lo dimostri con i fatti e non con le parole.

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