COSENZA 2011, APPUNTI DI VIAGGIO DI NANI PRAMPOLINI

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La nuova formula dei Campionati individuali accorpati con la 3° prova dei C.D.S. era già stata giudicata in maniera totalmente negativa durante l’inverno. La Federazione ha letteralmente scippato i C.D.S., una manifestazione che era una festa per i master e che era stata il motore, la mission come si dice, per la nascita della nostra squadra, la Masteratletica Vicenza. Avevamo così deciso di non autocertificarci per protesta e di partecipare solo a titolo individuale. Io mi sono preparato andando a gareggiare ai Campionati Ticinesi Open a Bellinzona. Come sempre precisione svizzera e la flessibilità italiana. Lì gare tutte al sabato, possibilità di partecipare a un numero illimitato di gare. Pino Pilotto ne ha fatte 12 e correva da una pedana a una corsia, passando spesso per il podio delle premiazioni. Premi in natura (formaggi, caffè e miele, amici) e divertimento. E’ sempre una manifestazione interessante, che potrebbe essere presa ad esempio per meeting di casa nostra.

 

 Per Cosenza i miei compagni di squadra sono partiti addirittura al giovedì, chi poteva permetterselo, per essere a Cosenza in pista il venerdì mattina. Io invece quel venerdì avevo un impegno di quelli che capitano raramente nella vita; e che quindi ha avuto la priorità sullo sport. Così non ho potuto provare a difendere il mio titolo sui 100 ostacoli MM60. Il mio amico Giorgio Curtolo s’è trovato a correre questa gara da solo. Ha chiesto di gareggiare con i MM65, ma i giudici non glielo hanno concesso. Perciò è partito solo e poco motivato. Al terzo ostacolo è inciampato: cade si rialza e riparte, vincendo con un tempo da dimenticare.

Sabato sveglia presto e al campo per il salto in alto. Quest’anno finalmente tolgono gli MM60 dall’ultimo gruppo di saltatori e fanno un gruppo MM50-55-60. Così la nostra gara  diventa con dei tempi ragionevoli tra un salto e l’altro, non alla fine dei più anziani. Ho poca autonomia,1.48 alla seconda. Errore fatale! Invece Piercarlo Molinaris lo salta alla prima e vince. Restiamo a vedere i più giovani, Giordano Ferrari, grande atleta da 2.20 fa ancora 1.66 a 55 anni e Marco Mastrolenzi arriva terzo a soli  cinque mesi dall’infortunio a Gand e successiva operazione al crociato anteriore destro.

Vado in tribuna a vedere il mio capitano Dario Rappo che vince i 2000 siepi MM60, dopo un bel duello con il suo avversario. Guardiamo gli altri amici e ascoltiamo le lamentele sui giudici e organizzazione generale dell’evento. Tanto per dire, al saltatore in lungo MM95 volevano costringerlo a staccare da 2 metri, quando il record del mondo era inferiore. A noi nel salto in alto obbligano a dichiarare salto o passo all’inizio della misura, non permettono di passare un salto una volta iniziata la misura e tenerlo per la misura superiore. Altri bei pasticci si registrano nei 5000 e nel triplo.

Alle 19.00 ci prepariamo per la staffetta 4×100. Tra staffette per i titoli individuali e quelle per i CDS siamo 40 staffette 160 atleti, da espertissimi a esordienti. Ci affacciamo al tunnel della camera di chiamata. I fogli gara non ci sono. Hanno messo a gestire la situazione un aspirante giudice di 16 anni, definita bravissima; ed totalmente incapace a gestire una tale massa di gente. Confusione totale, saranno 9 serie, una per ogni categoria di età. Finalmente tocca a noi ed entriamo. Intanto è tramontato, hanno acceso i riflettori che fanno un’ottima luce sul campo di calcio. Ma la pista è all’oscuro, non è previsto che si facciano gare di atletica in notturna. Vi tralascio i commenti. Vado in partenza, parto io perché credo di essere il migliore allo sparo. A primo via lo starter non spara, chiama al tempo non so perché. Peccato, ero bello concentrato. Al secondo via lo starter ha paura di fare tardi a cena e spara subito, resto sui blocchi e prendo subito due metri. Cambi discreti, ma è una staffetta arrangiata MM55. Arriviamo quarti, medaglia di legno. Beh, ci abbiamo provato.

E’ tardi, qualcuno vuole andare a letto presto perché il giorno dopo gareggia presto. In quattro cerchiamo un ristorante, la domenica abbiamo gara alle 14. E’ sabato sera, sono tutti fuori a cena. Troviamo un ristorante che sembra giusto, la presenza di quattro amici dell’Olimpia Rimini ci conforta sulla scelta. Mangiamo bene, paghiamo il giusto e poi a mangiare i dolcetti in pasticceria. Andiamo a letto e ci svegliamo presto per andare a vedere il nostro velocista e gli altri amici nei 200 e 1500. Quasi tutte le gare di mezzofondo sono lente e tattiche, obiettivo vincere il titolo individuale. Quindi per i CDS tempi alti e pochi punti. Due competizioni, individuale e di società non vanno d’accordo. Ma in FIDAL cosa vogliono da noi?

Finalmente alle 14 tocca alla 4×400. La stessa ragazzina alla spunta. I fogli gara non arrivano. Quando arriva il primo foglio con gli MM60, tra cui noi, appare chiaro l’errore. Sono 4 squadre, ma solo 3 sono MM60. Ci fanno stare 15 minuti fermi nel sottopassaggio di cemento, freddo e duro. Quando finalmente usciamo, ci fanno mettere i chiodi e non ci permettono neanche un allungo. Io e Dario, 3° e 4° frazionisti, cerchiamo di fare qualcosa e veniamo rimproverati aspramente dai giudici. Che stiano cercando di eliminarci fisicamente facendoci fare gare a freddo? La nostra squadra viene da 3 successi consecutivi nella 4×400 MM60 e Dario quest’anno ha rinunciato ai 1500 apposta per cercare di continuare la tradizione. Ma sono io l’anello debole della squadra. Le energie mie sono finite, vado pianissimo pur impegnandomi. Arriviamo terzi. Missione quasi compiuta, l’onore è salvo. Ritiriamo gli ultimi premi, in effetti le borsette regalo con prodotti locali sono un bel ricordo per gli atleti.

A questo punto via verso Lamezia e il mare. Vicino all’aeroporto troviamo una spiaggia di ciottoli, lunga vari chilometri e pressoché vuota. Il sole cala all’orizzonte, l’atmosfera è bellissima. Il mare è scuro, scende di colpo verso le profondità, ma l’acqua è ancora tiepida e quasi ferma, non c’è vento. Io e Massimiliano ne approfittiamo per un bagnetto, probabilmente l’ultimo della stagione. Andiamo all’aeroporto e torniamo a casa. C’è ancora un bel gruppo di amici con cui condividere il ritorno. Smonto i chiodi dalle scarpe, sia mai che non mi passino col bagaglio a mano.

E’ stato come sempre un bel modo per passare il fine settimana, siamo un gruppo di amici ancora pieni di energia e allegria. Peccato che la FIDAL faccia di tutto per rovinare questo capitale umano e questo potenziale di sviluppo per l’ambiente atletico.

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