IN MEMORIA DI UBALDO DAL CANTO

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L’amico Graziano MOROTTI ci ha segnalato che alcuni giorni fa è venuto a mancare Ubaldo DAL CANTO (16/06/1916), che ha fatto parte della famiglia dell’atletica master italiana per lunghi anni, conquistando numerosi titoli nella prove di marcia. E’ tutt’ora detentore del record MM90 sui 3.000 metri di marcia indoor con 28’53”18 (nel 2009). DAL CANTO è stato anche il maestro e l’allenatore di numerosi marciatori bergamaschi, tra cui MOROTTI. Ubaldo è rimasto autonomo fino a tre settimane dalla fine, non ostante la rottura di una vertebra nella primavera del 2010 a causa di una caduta in casa da cui si riprese prodigiosamente in pochi mesi.  Lo ricordiamo qui dalla sua diretta penna: un breve scritto autobiografico di un paio di anni fa.

Sono nato a Cecina, provincia di Livorno da genitori discendenti entrambi da antiche famiglie toscane. Quando avevo 6 anni ci trasferimmo in un piccolo paese in provincia di Firenze dove mio padre era titolare dell’ufficio postale. In paese le scuole arrivavano solo alla terza elementare e, successivamente, preparato da mio padre affrontai gli esami per la licenza di quinta presso le scuole del capoluogo. I miei, affrontando notevoli sacrifici economici, mi mandarono a Firenze, mettendomi a pensione presso una famiglia, e frequentai i quattro anni dell’Istituto Tecnico Inferiore, superando l’esame di diploma. Avevo quindi solo 12 anni quando uscii da casa, imparando a gestirmi da solo. Non potendo proseguire gli studi per ragioni economiche, rientrai in famiglia aiutando come potevo.

A diciotto anni partecipai ad un concorso per impiegato delle poste e , vincendolo, venni assegnato alla Direzione Provinciale di Forli dove presi servizio nel 1935 data del mio definitivo distacco dalla famiglia. Al momento della partenza, il mio nonno paterno, uomo integerrimo di un’eccezionale probità, salutandomi mi disse: “Bimbo, due cose devi ricordare: i soldi sono solo un mezzo, ma bada bene che conta più saperli spendere che saperli guadagnare. Il male è meglio riceverlo che farlo.” Per quanto mi è stato possibile, ho cercato di uniformare la mia vita ai dettami del mio nonno. Stabilitomi a Forlì, iniziai a praticare il mio sport preferito, l’atletica leggera (la marcia) raggiungendo apprezzabili risultati (fui campione regionale per 5 anni) con l’Edera Forlì. Potei anche riprendere gli studi interrotti iscrivendomi ad un istituto privato, studiando e lavorando duramente per pagarmi le lezioni. Raggiunto il diploma di Ragioniere, mi iscrissi alla Facoltà di Economia presso l’Università di Bologna, gli eventi bellici mi impedirono di raggiungere la laurea. Durante la Seconda Guerra Mondiale non essendo stato dichiarato idoneo al servizio militare a causa della vista, non venni mobilitato per il servizio civile presso il Telegrafo di Forli.

Dopo la Guerra, mettendo a profitto gli studi fatti, partecipai ad un concorso per il ruolo dirigenti vincendolo. Così venni trasferito nella provincia di Bergamo. Proseguii quindi la carriera fino al massimo grado raggiungibile di Ragioniere Capo Provinciale. Andai in pensione nel 1979 con 45 anni di servizio effettivo. Dopo il mio trasferimento nel bergamasco ripresi anche l’attività atletica sia come praticante che come preparatore, ottenendo buoni risultati in entrambi i campi, tra cui 28 titoli Italiani conquistati come Veterano. Come preparatore ottenni il 1° posto tra le società non militari (3°assoluto) nel Campionato Italiano di Società di Marcia. Inoltre ho allenato due atleti portati alla maglia della nazionale; e uno di questi, Graziano Morotti, ha stabilito il record Italiano assoluto nei 50 km di marcia su pista nel 1981, record tuttora imbattuto.

Recentemente due grazi lutti hanno funestato gli ultimi giorni che mi restano da vivere: la perdita della mia compagna dopo 58 anni di matrimonio durante i quali mi fu di costante sostegno per affrontare e superare le innumerevoli avversità e quella della mia figlia primogenita di 53 anni di età, lutti che mi hanno svuotato e annichilito. Ora attendo paziente che il Signore mi chiami a se, fidando che nella Sua bontà mi lasci la piena autonomia fino alla fine. Alle mie nipotine lascerò il messaggio di mio nonno di quando partii da casa e sarò felice se anche loro lo seguiranno, ricordandosi di me come io mi sono sempre ricordato del mio NONNO.

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