CARMELO RADO: CINQUE PRIMATI MONDIALI E TANTA AMAREZZA

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Nelle settimane ho saputo di essere stato escluso dal riconoscimento per “l’atleta master dell’anno” dalla Federazione Europea (E.V.A.A.) e quindi automaticamente anche dall’analogo riconoscimento della Federazione Mondiale (W.M.A.). Eppure qualche merito penso di essermelo conquistato: ho stabilito 5 primati del mondo master della categoria M80 in 22 giorni e con una caviglia praticamente distrutta. Ho cominciato la mia serie di record mondiali a Rimini 30 agosto scorso nel lancio del disco con 38,80 (era 37,89) e nel martello maniglia corta con 19,91 (era 18,25). La gara di Rimini l’avevo caricata di troppi significati, troppa importanza, sportiva, psicologica e per me anche storica. Dicevo a tutti che era la mia seconda Olimpiade e che se avessi fatto quello che mediamente mi riesce in allenamento avrei raggiunto un punteggio enorme, tra i 5.800 ed i 6.200 punti con quattro record mondiali in altrettante specialità di lancio. Sarebbe dovuta essere la mia ultima gara per smettere in gloria ed in pace. Ero talmente eccitato (“fuori di testa”) che ho iniziato il pentathlon con tre nulli nella prima specialità, il lancio del martello, compromettendo il punteggio finale.

 Sono passato al lancio del disco e in una prova ho appoggiato il piede sinistro troppo contro il bordo ferro della pedana: mi si è torta la caviglia sinistra, poiché il piede è rimasto bloccato contro il ferro mentre giravo per lanciare. Altro fatto che conferma quanto fossi “ubriaco” quel giorno. Comunque da questo momento in poi mi sono ritrovato con la caviglia sinistra menomata. Solo nell’ultima specialità del pentathlon (il martellone) ho avuto un sussulto agonistico alla prima prova ho raggiunto la misura di 19,91 che mi ha lasciato parzialmente soddisfatto (rispetto ai riscontri in allenamento); tanto più considerando che ho smesso di spingere a metà nel finale del lancio finale per il dolore alla caviglia.

A questo punto, non ostante la caviglia malconcia e le inevitabili (per un 80enne) diffuse infiammazioni articolari dopo un pentahlon lanci, ho dovuto insistere nella ricerca dei records mancati a Rimini e a distanza di pochi giorni mi sono presentato in gara nel pentathlon lanci organizzato l’8 settembre ad Aosta. Qui ho ritoccato il fresco record mondiale del lancio del disco allungando la misura a 39,46 ed in più ho completato il pentathlon con un totale di 5.335 punti, quindi ben oltre il record precedente di 4.846 punti. Questo punteggio è il più alto mai raggiunto al mondo nel pentathlon lanci tra tutte le categorie master. Va sottolineato che il mio record italiano “pre” è di 5.543 punti (il 6 aprile scorso a Forlì). Nella gara di Aosta al primo lancio di martello mi “riparte” la caviglia, benché l’avessi preventivamente molto fasciata. Un concorrente della società Sandro Calvesi, ex giocatore di football americano, mi ha aiutato a bloccare completamente il piede con del nastro adesivo da imballaggi; e questo spiega anche i relativi modesti risultati delle 5 gare e quindi il punteggio complessivo molto al di sotto delle mie possibilità. Nel lancio del disco giravo sulla punta del piede sinistro come fanno i ballerini classici per evitare il più possibile il dolore al piede. Ero tanto disgustato di quella condizione da non accorgermi neanche di aver lanciato al record mondiale.

In un stato decisamente malconcio sono tornato in pedana per sostenere il mio club, l’Olimpia Amatori Rimini, il 21 settembre nelle Finale del Campionato di Società Master a Montecassiano. Nel lancio del disco alla prima prova ho lanciato a 40,45 e quindi ho portato a cinque le prestazioni record del mondo. Anche in questo caso va ricordato che detengo il record italiano MM80 (da “pre”) con 41,45 ottenuto a Novara l’11 maggio scorso. A Montecassiano durante la gara ad un certo punto ho fasciato sia il piede che la scarpa sinistra nella speranza di non sentire dolore, inutilmente. In questa competizione avrei voluto fare la gare del lancio del martello nella speranza, assai realistica, di fare un sesto record mondiale: però per esigenze di punteggio della società ho dovuto gareggiare nel getto del peso. Si badi che quest’anno il 6 aprile a Forlì ho lanciato in gara il martello a 46,04 ed il record del mondo della categoria M80 è di 43,31.

Rileggendo la mia agenda, ovviamente per quel che vale, ho annotato nel mese di luglio queste prestazioni in allenamento, prima dell’infortunio al piede sinistro:
– nel lancio del martello mai meno di 45-46 metri con punte in luglio di 50-51 metri;
– nel getto del peso (il mondiale è di 13,98) con la tecnica della traslazione lanci da 13,50-13,70 quasi in tutti allenamenti, con un paio di lanci oltre 14 metri; con lo stile rotatorio 15,40 fuori pedana e fuori settore; mentre ho ottenuto 14,50 con il vecchio stile laterale;
– nel lancio del disco (il mondiale è mio con 40,45) 44-46 in quasi tutti gli allenamenti;
– nel lancio del giavellotto (il mondiale è 39,06) una sola volta oltre i 35 metri;
– nel martello a maniglia corta (il mondiale è mio con 19,91) lanci tra i 19,50 e 20,50 con una picco di 21,40.

Nel mese di giugno, quando sono stato onorato dal Presidente della Fidal Alfio Giomi con la “Quercia d’Oro di Primo Grado” per aver “scoperto” negli anni ’70 Marcello Fiasconaro (allora vivevo anch’io in South Africa) gli promisi che a fine anno avrei stabilito 4-5 record mondiali con un punteggio nel pentathlon lanci prossimo o oltre i 6.000 punti Le prestazioni fatte in allenamento, sopra riportate, mi autorizzavano a sostenere tale promessa. Ecco quindi la prima grande amarezza, malgrado i 5 record mondiali solo il martellone a 19,91 mi appaga parzialmente; mentre gli altri risultati sono di molto inferiori a quello che avrei dovuto e potuto fare se non avessi subito l’infortunio alla caviglia già alla prima delle tre gare fatte in 22 giorni! Mi rattrista poi di non aver stabilito il nuovo record mondiale del martello M80 che ritenevo il più facile da battere (43,31) visti i riscontri in allenamento. Questa amarezza deriva dal fatto che quando sei ultra 80enne devi tener presente che un altro anno potresti essere “andato avanti”, come dicono gli alpini. Il tuo corpo dopo oltre 60 anni di sforzi supermassimali potrebbe non essere più in condizione di fare dello sport. Ne ho di già chiare e dolorose avvisaglie con forti mal di schiena e delle anche.

Però la seconda, vera, grande, ingiusta amarezza è che malgrado i 5 record mondiali fatti non ho nemmeno il diritto di essere anche solo “proposto” per il Best Master of the Year! Il motivo ufficiale sarebbe perché quest’anno non ho partecipato a gare internazionali! Quanti tra gli 80.000 master italiani non fanno gare internazionali? Quanti master italiani sono oggi a Porto Allegre per i mondiali (30? 50?). Immaginate il perché non faccio gare internazionali? Quando i miei amici tedeschi o scandinavi mi hanno chiesto come mai non partecipi con regolarità alle gare internazionali, vergognandomi, debbo mentire trovano delle scuse.

Anni or sono ho fatto uno “studio” su quanto all’incirca spende un atleta master in un anno di attività (pubblicato dalla rivista Nuova Atletica, e Ricerca in Scienze dello Sport di Udine):
– Attività fatta solamente in Italia più o meno 3.000 euro x anno
– Con attività internazionale dai 6.000 ai 10.000 euro x anno
– Inoltre aumento di spese mediche e medicine extra come integratori, massaggi ecc. ecc.; in quanto l’attività sportiva ti regala sempre qualche problemino.

Vi confesso che mi sento furioso, confuso, disgustato, umiliato, non capisco chi e come stabiliscano certe regole o leggi. I membri della W.M.A. che si ritrovano in alberghi a 5 stelle a partorire i loro regolamenti (medioevali) hanno mai pagato di tasca loro viaggi ed alberghi come invece facciamo noi master tutti? Da chi vengono scelti questi “Signori” con la pretesa d’esser “Conduttori” dei Master? In tutta la mia lunga vita sportiva ho sempre creduto che la classifica fosse fatta dai risultati ottenuti in gara E NON DAL CESPITE DELL’ATLETA.

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