APPUNTI DI VIAGGIO DA BUDAPEST

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Questo anno ritorno alle competizioni internazionali, mancavo da tre anni. Sono curioso di vedere come si è evoluto il mondo master internazionale e approfitto per una vacanza che si prospetta interessante. Andiamo in auto, da Trieste sono 560 km di autostrada, oramai senza frontiere. Attraversiamo paesaggi di campagna, costeggiamo il Balaton e arriviamo a Budapest in meno di 6 ore. Siamo in Europa, ma la lingua non è indoeuropea, molto difficile, la valuta il fiorino, la nazione solo dal poco libera dalla dominazione sovietica. Il centro storico risale all’impero dell’800, la periferia vialoni e casermoni di stampo sovietico. Il centro è molto bello, ma sporco e bisognoso di manutenzione. Gli ungheresi apprezzano tantissimo lo stile italiano, tutti i negozi che vorrebbero essere di tendenza, di stile e di qualità hanno scritte in italiano. Se solo noi italiani ci rendessimo conto di quale capitale di prestigio abbiamo all’estero e che invece dissipiamo colpevolmente! L’atteggiamento degli ungheresi varia, alcuni sono cordiali, molti invece spesso indifferenti nei confronti degli stranieri, oppure troppo interessati. Il paragone con altri paesi è immediato, ci sono ampi margini di miglioramento. I Campionati Mondiali hanno portato 4000 atleti più accompagnatori; è un notevole flusso di persone da gestire; il campo di gara è nel complesso dello stadio principale, appena fuori dal centro, facile da trovare e riusciamo a parcheggiare sempre davanti alla porta di ingresso, gratuitamente. L’organizzazione ha un notevole numero di addetti, tutti vestiti di giallo e l’orario è rispettato al minuto. Due sale per le gare, una per le gare brevi e salti in estensione, l’altra per mezzofondo e gli altri salti. Le informazioni su internet invece sono spesso in ritardo, con una grafica orribile e non ci sono postazioni per gli atleti dove possano consultare la composizione delle serie e i risultati. Atleti di tutti i tipi, da fortissimi a improbabili, ma comunque è sempre una grande festa.

L’Italia è ovviamente disorganizzata, si vede solo Mauro De Carli sempre più affaticato sotto le varie richieste. Probabilmente sono io che non lo conosco, ma non mi sembra di aver visto molto attivo Giacomo Leone, consigliere della Federazione e vicepresidente della World Master Athletics. Siamo 300 iscritti, sparpagliati e riuniti in gruppetti per provenienza geografica o affinità di competizione. Gli atleti italiani si possono dividere in due gruppi, quelli che hanno fatto gare da giovani e gli altri. Quelli che hanno fatto gare da giovani, da assoluti, che siano arrivati in nazionale o che ci abbiamo solo provato, hanno perfettamente chiaro che questo è solo un gioco. Hanno la consapevolezza del privilegio di poter ancora confrontarsi, conoscono bene le regole (della vita) e si divertono per il solo fatto di essere ancora qui. Hanno la stessa voglia di vincere di quando erano giovani, ma sanno benissimo come contestualizzarla. C’è un’altra vita fuori dal campo, e non è più davanti a loro come a venti anni.

Gli altri, quelli che non hanno gareggiato da giovani, sono i nuovi barbari. Sono quelli che credono che i tempi in allenamento siano quelli che faranno in gara, sono quelli che non capiscono che ogni giorno è diverso e ogni campo è un’altra cosa; che la gara, con le sue tensioni e i suoi tempi, richiede impegno, concentrazione, determinazione e rispetto dei suoi meccanismi. Sono quelli che trattano i giudici come se fossero camerieri incapaci, e che non capiscono che invece sono gli unici che possono testimoniare il raggiungimento del risultato; sono al servizio degli atleti per metterli tutti nelle migliori condizioni; e le false partenze, i nulli, le invasioni di corsia sono elementi per rispettare i regolamenti. Sono quelli che si lamentano della corsia, dimenticando Hayes e Akii-Bua che hanno vinto in prima e Mennea in ottava, alle Olimpiadi. Si lamentano dei tempi di attesa nella call room, che sono ben noti; non siamo nel campetto della parrocchietta, vanno gestiti, non contestati. Sono quelli che dopo aver battuto un avversario per dieci gare o dieci anni pensano che li batteranno per sempre, e rimangono meravigliati e quasi offesi quando vengono battuti. Sono quelli che alla loro età ancora sembra non abbiano capito la differenza tra essere e apparire.

Per tutti le gare indoor sono diverse da quelle all’aperto. Nei 60 metri la partenza è ancora più importante, lo sa bene chi non è riuscito a imbroccare quella perfetta, s’è indurito per recuperare e non ha avuto lo spazio per riuscirci. I 200 metri, con le curve sopraelevate, sono come montagne russe, bisogna adattarsi e sfruttarle, non opporsi. I 400 metri, metà in corsia e metà alla corda, sono da imparare, serve esperienza. I salti in estensione sono spesso su pedane sopraelevate, rimbalzanti: le rincorse sballano, i nulli si sprecano; o ti adegui o sei fuori; dura lezione imparata da junior.

Il primo giorno facciamo i turisti, centro storico, mercati, ristorante; inevitabile la zuppa di gulash; poi passiamo in campo a vedere gli amici nei turni eliminatori dei 60 metri e capire la logistica. Al mattino Carla Forcellini vince ancora l’asta W50, ma era troppo presto per me. Il Mago, Massimo Clementoni, fa il record italiano nelle semifinali dei 60 metri M55 e fa il miracolo di andare in finale.

Secondo giorno presto in campo per la finale dei 3000 metri M65. Il mio presidente di società, Dario Rappo, è nella seconda serie, quella dei forti; non è il favorito, ma abbiamo ottime speranze, è preparato e deciso. Mi metto accanto all’arrivo per fare le foto e comunicare i passaggi. Il tedesco, favorito, parte forte come sempre e Dario si attacca: i primi giri sono a 40”, poi 41”, poi 42”: Dario sorride, ma a questo punto torna sù l’inglese; a due giri dell’arrivo sono in tre. Dario attacca, è il momento buono, non sorride più e spinge. E’ fatta, è primo, l’inglese secondo, il tedesco terzo. Bello vedere un amico, compagno di squadra Campione del Mondo. Vado alla premiazione, anche se stonato l’inno di Mameli; va cantato. Nei 60 metri Clementoni ha finito le magie; Giancarlo D’Oro fa una bella finale con il bronzo e Mario Longo incanta come sempre. Immancabile berrettino rosso, questa volta gareggia con la canottiera di Mennea, vince e all’arrivo la bacia. Folcloristico, ma se lo può permettere, non ci sono avversari, neanche all’ultimo anno di categoria. Adesso tocca a me per il salto in alto M60. Siamo in venti, io attorno alla decima posizione per accredito. Lo so, questo è il mio livello, ma provo lo stesso. Noi altisti siamo una categoria di amici, lottiamo tutti contro la gravità, facciamo tutti il tifo per gli altri e ci diamo consigli reciproci. Parliamo lingue diverse, siamo di tutto il mondo, ma ci capiamo benissimo. Il favorito è il ceco Jaroslav Lorenc, ventralista, ma suda: a 1,57 valica alla terza, quando l’ungherese e lituano erano riusciti alla prima. Reagisce bene, 1,60 alla prima e vince. Io mi ero fermato a 1,40; in Ancona ero salito a 1,48; ma sappiamo bene che ogni gara è diversa. Con me c’era anche Massimo Massimi, ventralista dei bei tempi andati. Salta altissimo di potenza, ma non riesce a svincolare, lento nel valicamento, si ferma prima di me. Io sono decimo, come da pronostico. Adesso vado alla pedana accanto: grande sfida tra gli M65. Thomas Zacharias, ventralista tedesco, olimpionico a Messico, l’unico uomo che abbia saltato 2,00 metri a 50 anni, vorrebbe il record del mondo: è 1,66 e ha saltato 1.65 appena 10 giorni fa. Avversario Dusan Prezelj, sloveno, grande fosburista. Il duello è bellissimo, ma oggi non è giornata da record del mondo per nessuno dei due. La pedana della sala SYMA B è sorda, non restituisce bene le spinte. Vince a 1,61 Dusan su Thomas per meno errori, tutti e due contenti per la gara, scontenti per il risultato. Per noi spettatori grande spettacolo, tra due anni sarò di nuovo in categoria con loro.

Terzo giorno, tocca di nuovo a me, oggi 60 ostacoli. La mia tecnica è ancora buona, oggi andrei bene per fare una dimostrazione, invece sono in gara nella seconda di tre batterie, con Piero Gilardo. Passano alla finale i primi otto tempi. Finisco ultimo in batteria, Piero mi supera per tre millesimi. Va bene, sono giovane, ho tempo per allenarmi e migliorare… E’ il momento di andare a provare una delle famose terme. Il tempo è bello primaverile, aria a 24°; andiamo in piscine all’aperto, acqua a 34°, ci rilassiamo tutti. Alla sera ristorante da turisti, cena con violini zigani, ambiente storico con soffitti dipinti, tre camerieri a tavolo; ogni tanto ci vuole.

Quarto giorno. Visita al castello sulla collina di Buda e alla città vecchia medioevale. Nulla di straordinario, siamo abituati troppo bene in Italia. Bella vista sul Danubio, la città e le isole, ma tutto scrostato e da risistemare. Il momento migliore per Budapest è la notte, le luci brillano sul fiume e i palazzi sembrano bianchi. Saliamo con la cremagliera, oggi siamo con i toscani, Gianni Becatti campione del mondo M50 del lungo con un bel 6,38 e Franco Pizzi, detto l’Omone. Bel giro, meno male che in questi giorni è quasi primavera e possiamo andare in giro, altrimenti saremmo stati sempre al palazzetto. Al mattino Marco Segatel vince con un fantastico 1,90 il salto in alto M50. Adesso sopra a lui solo i 2,00 di Zacharias e a pari misura a 1,95 di Mc Barnette (misura salata da Segatel lo scorso anno). Siamo nell’Olimpo! Finali degli ostacoli: tanti bravissimi, ma soprattutto Joy Upshaw, wonderwoman statunitense, anzi bionda californiana, vince come già prima nei 200 metri W50, e incanta per il suo sorriso. Andiamo nella sala del SYMA B per i salti. Cominciamo supportando nel triplo Giorgio Bortolotti (M75), grande amico e grande atleta. Ieri nel lungo, pedana rimbalzante del SYMA A, è stato terzo posto con tanti salti nulli. Oggi la pedana è sorda, e lui stacca sempre lontano. Lotta con tutte le forze, riesce a fare la sua miglior misura al sesto salto, è secondo, finalmente. Ma il tedesco ieri e oggi è imprendibile, a 78 anni rimbalza leggero come un bambino. Ora guardiamo il salto in alto M55. Salta Emanuel Manfredini detto Rolly, ventralista e Massimo Fiorini, fosburista contro il mitico Bruce McBarnette, slanciato nero americano. In tribuna tutto il salto in alto italiano e anche Thomas Zacharias. Passa un’ora e mezza prima che tocchi ai forti, siamo rimasti sono noi in campo. Rolly non sta fermo, si agita come un ragazzino, la tensione è altissima. A 1,71 si decide la gara, McBarnette alla prima, Fiorini alla seconda, Manfredini alla terza con il finlandese. Questo è il piazzamento finale, McBarnette si permette il lusso di saltare ancora 1,74 per confermare la superiorità, mentre gli altri non riescono. Il suo record mondiale di 1,88 dell’anno scorso è lontano, gli anni passano per tutti. Bellissima gara, hanno dato tutti il massimo, anche se chi perde si rammarica, i campioni sono fatti così. 

Quinto giorno. Ancora un pò da turisti, oggi si va a vedere la Sinagoga, ieri sabato era chiusa. E’ la più grande d’Europa, seconda solo a quella di New York. Interessante, ma niente di speciale, vale per il significato. La sinagoga di Trieste, più recente ma sempre austroungarica è decisamente più caratteristica. Adesso in campo per Rappo 2. Dario corre la finale dei 1500 metri, ieri s’è qualificato con il secondo tempo. Parte forte l’olandese Smeets e allunga la fila. Dario cerca di seguire e Konrad Geiser, l’altro italiano comincia a cedere. Anche Dario non reagisce, solo l’inglese prova a seguire. All’ultimo giro tutti all’attacco, Dario comincia a infilare tutti, l’olandese è morto, ma il vantaggio era troppo; così arriva secondo a 4 decimi. Grandissimo risultato, è contento così, la prossima volta forse basterà crederci un pò di più. Adesso la festa finale delle staffette 4×200. Per l’Italia ci sono luci e ombre, le composizioni probabilmente non erano le migliori possibili. Si sente la necessità di un Direttore Tecnico (o figura equivalente) con un criterio noto e definito per la selezione dei partecipanti; e regole precise per chi dà la disponibilità. In conclusione gran campionato, bella vacanza. Torno a casa con un bilancio decisamente positivo, l’occasione per vedere amici e conoscere nuovi posti è stata fantastica. Vedremo se riuscirò a ripeterla prossimamente.

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