A MARIO RIBONI

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Il caro  amico MARIO RIBONI se ne andato con una cerimonia mesta e scarna, come compendio della sua lunga e  riservata vita,  in un caldo mattino di fine luglio 2014. L’Uomo che ha vinto 9 campionati mondiali stadia, 1 mondiale indoor, 5 campionati europei stadia, 1 campionato europeo indoor. Il primo sportivo  italiano a gareggiare dopo il suo 100 compleanno (con record del  mondo) non ha avuto nessuna autorità, ne dirigenti Fidal ne lombardi ne nazionali a ringraziarlo e dirgli addio; ne i vari compagni di allenamento o di gare  ad omaggiare il “migliore di noi”. L’Uomo, il solo che abbia avuto per ben due volte l’Ambrogino d’Oro. Per chi non lo sapesse l’Ambrogino d’Oro è il “Premio Nobel dei milanesi”. Una giuria giudica e stabilisce chi tra i milanesi  sia stato  quello che  si è maggiormente distinto nelle scienze, nell’arte, nell’industria nella beneficenza, nello sport, ecc. ecc. …nessuna autorità o delegato. Se ne andato con i soli parenti ed una ventina di vecchi amici, forse sarebbe più giusto dire i figli dei suoi vecchi amici. Nessun  atleta ne ex commilitone della ritirata di Russia, “tutti andati avanti” da molto tempo. Confronto questo mesto funerale con quello dell’altro “grande vecchio” Vittorio Colò che, due anni or sono dopo un gesto inconsulto, come disse il prete all’omelia, ebbe conseguente eco della stampa e la chiesa stracolma di amici, atleti di 4-5 generazioni da lui allenati nei decenni del dopoguerra, allenatori e responsabili Fidal Lombarda.

Mi viene quasi la rabbia per l’ingiustizia ed imparo la lezione che oggi se non urli molto molto forte nessuno ti degna d’attenzione. Mai come in questa circostanza è appropiata una strofa della poesia “Riflessioni” di Gabriel Garzia Marquez:

“Agli anziani insegnerei

 che la morte non arriva con la vecchiaia

 ma con la dimenticanza”

 

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