APPUNTI DI VIAGGIO DA MODENA

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Questa volta siamo a Modena: considerando che la maggior parte delle squadre sono del centro nord questa scelta appare logica e facilita la partecipazione. L’organizzazione della Fratellanza è ottima, come tutti diranno. D’altra parte l’efficienza emiliana e il calore umano sono noti. L’orario delle gare spalmato su tre giorni e con entrambe le staffette nell’ultimo giorno invece mostra notevoli margini di miglioramento. Per me è un ritorno gradito. La mia adolescenza l’avevo passata a Reggio Emilia, allora la cittadina vicina considerata meno raffinata, più povera e contadina: era stata per 400 anni la seconda del Ducato di Modena e Reggio; ma già negli anni ‘70 la squadra di atletica reggiana, anticipando lo sviluppo economico, era diventata importante in Italia. Alcuni dei miei compagni di allora, come Tarcisio “Ciccio” Venturi ex-ostacolista diventato lanciatore e Luciano Mattioli, sempre stato lanciatore, adesso gareggiano per la Fratellanza.

Questi appunti, come i miei cinque lettori noteranno, sono molto personali:. Altri, più bravi di me, vi dettaglieranno con le prestazioni; e Facebook è diventato un’insopportabile bacheca di autocelebrazioni. Il bello di queste gare è ritrovarsi con i vecchi amici e farsene di nuovi. I risultati, per quanto gratificanti, sono solo un elemento del divertimento. Io in particolare faccio parte di una categoria molto particolare, gli M60: assieme agli M65, con cui condividiamo attrezzi e progressioni, ci dividiamo in due gruppi. I pensionati, rilassati, allenati, abbronzati e sorridenti, e quelli che come me, colpiti dalla Fornero o da qualche altro strano meccanismo, che hanno ancora il vizio di lavorare e sono affaticati e ingrigiti. Sappiamo bene che è cominciato l’autunno della nostra vita, ma pensiamo di poterla godere ancora a lungo.

I Campionati cominciano il venerdì con gli ostacoli, al mattino quelli brevi e al pomeriggio quelli lunghi. Io non riesco ad arrivare. Nei brevi vince Sergio De Petris, l’uomo nuovo degli M60. A Desenzano era arrivato sorprendendo e stabilendo un bel record di 6300 punti nel decathlon. Nei lunghi vince il buon Claudio Rapaccioni, al primo anno di categoria, fresco e pimpante. Negli M65 fa doppietta Antonio Montaruli, irriducibile. Nel giavellotto M65 vince Dugatto, estroso compagno di squadra. Io arrivo sabato mattina, mi alzo presto alle 5, prendo la moto, per evitare le code delle auto che vanno al mare, e alle 7,20 sono accanto al camper del mio presidente Dario Rappo a prendere il numero per confermare il triplo. So bene dov’è il campo, sulla via Emilia accanto a quello che 50 anni fa era l’aerautodromo. A quei tempi la Ferrari non aveva ancora la pista di Fiorano e veniva qui a provare le nuove auto da gara, F1 e prototipi. E noi, io e i miei amici, con passaparola tra i bar di appassionati, senza twitter e whatsup, venivamo qui a vedere le prove, invece di frequentare le lezioni all’università. Per gli studenti d’ingegneria qui eravamo al dottorato… Come cantava Guccini, piccola città, bastardo posto, tra la via Emilia e il West.

Sono qui per il salto triplo, categoria M60 e+. Siamo i vecchi e dobbiamo confermare alle 8, entrare in campo alle 8.30 per cominciare alle 9. Con noi c’è il grande vecchio, Peppe Ottaviani, che stacca, bravissimo da 3,5 metri, poi quelli che staccano da 6 metri e poi quelli da 8 come me. Chissà quando sarà necessario indicare lo stacco nell’iscrizione, in modo da organizzare bene i gruppi per i salti. Ci sediamo ad aspettare il nostro turno, i giudici fanno un gran lavoro, dopo un’ora tocca a noi. Il favorito è Alberto Zonta, furlano di classe. Ci gela tutti con un bel salto vicino ai 10 metri. Provo a reagire ma non c’è storia; mi accontento del secondo posto; il tendine d’achille comincia a protestare. Costantini negli M65 vince alla grande, come ieri il lungo. A questo punto guardo le gare degli altri, mangio e vado in albergo a riposare.

Torno al campo per vedere le finali dei 100 e degli 1500. Nei 100 Barisciano e Proietti ottengono risultati veramente da ammirare, per la nostra età. Dario Rappo vince con la sua consueta azione finale il secondo dei suoi tre titoli. La giornata è finita e decidiamo di andare a cena in centro. I miei compagni di squadra, un po’ ingenuamente, non si rendono conto che il sabato sera sarebbe meglio prenotare; poco male, troviamo comunque un posto simpatico. A letto non troppo tardi. Domenica mattina di nuovo sveglia presto, alle 8.30 in campo per il salto in alto dei vecchi M60 e+, vuol dire dai 60anni in sù, finche si riesce. Siamo in pochi, è una gara tecnica e difficile per noi, e l’orario è proibitivo. Queste gare andrebbero fatte alle 9, ma di sera! Negli  M60 siamo solo in quattro, due al primo anno di categoria e due, tra cui io, all’ultimo: manca Molinaris, aveva vinto venerdì il lungo, ma altri impegni lo tengono lontani da noi. In Ancona indoor avevo vinto io a sorpresa e vogliono tutti la rivincita. Comincio male, commetto errori, sono ancora addormentato. Poi reagisco a 1.42 e 1.45 salto alla prima e mi illudo. La gara si decide a 1.48. Vince Roberto Parolin, rivincita per lui; De Petris sbaglia come me. Siamo secondi a pari merito, la misura è buona, sono contento.

Il tendine adesso comincia a urlare, mi faccio dare un po’ di ghiaccio secco per convincerlo che non deve fare troppe storie.  Mangio e mi preparo per le staffette. Faccio parte di una 4×100 M60. Non è certo la più forte della mia squadra, questa è fatta con i resti, diciamo una staffetta-polpetta. Ma è sempre divertente correre insieme, e poi, la gara finisce quando il testimone passa la linea dell’arrivo. Siamo in tre squadre, io sono in prima frazione: parto piano, ho paura per il tendine, ma in curva è anche il ginocchio che cede, faccio una frazione appena decente, ma non commettiamo grandi errori. Vince la squadra di casa, la Fratellanza, i tradizionali avversari della Biotekna sbagliano un cambio e noi arriviamo secondi. E’ il terzo argento per me. Vuol dire che ho perso tre volte… 

E’ andato tutto benissimo, l’organizzazione, il tempo, il campo, gli amici. Riprendo la moto, mi avvio tranquillo prima che arrivi la pioggia, sorrido sotto al casco, ancora belle queste gare master.

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