ELEZIONI FIDAL 2020. NE RESTERÀ SOLTANTO UNO…AL MASSIMO, DUE

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di Diego Cacchiarelli

E’ indubbio che nonostante l’inverno sia alle porte, il periodo è di quelli caldi, almeno da un punto di vista politico-sportivo.

Dopo la disponibilità del Generale Parrinello alla candidatura a futuro Presidente Fidal e una dichiarazione abbastanza simile da parte di Alberto Morini, ecco che Roberto Fabbricini, dirigente e uomo di sport a 360° fà un passo avanti verso un’altra candidatura di spessore. Tutto questo alla vigilia di un altro, quarto attore, Stefano Mei che a breve esprimerà a sua volta la volontà di impegnarsi (anche qui da valutare la forma della comunicazione che emergerà) per la nuova dirigenza che sarà in carica dal 2020 al 2024.

Ma parliamoci chiaro: le probabilità che i quattro potenziali candidati vadano tutti in assemblea elettiva sono quasi pari a zero. Proviamo quindi a fare un’analisi e qualche ipotesi per capire come andrà a finire la partita a scacchi, i cui pezzi si stanno muovendo proprio in queste settimane.

Partiamo dall’ultimo arrivato, Roberto Fabbricini. E’ un dirigente sportivo con un curriculum veramente notevole. Chi vuole può fare un giro sul web: troverà molto da leggere. Ha una visione allargata e probabilmente illuminata dello sport dato che ha spaziato in più ruoli e in più sport. Negli anni ha visto il meglio e il peggio del nostro mondo. Ma parliamo comunque di una persona che a fronte di un’esperienza e una solidità dirigenziale, ha comunque un distacco piuttosto evidente dal tessuto delle società, quelle stesse società che poi andranno a votare in assemblea. Certo ha anche tempo per farsi conoscere ma ad oggi, se andiamo a chiedere ad un Presidente di società chi è Roberto Fabbricini, sono in pochi a conoscerlo e soprattutto, magari, lo pensano come il commissario della Federcalcio. Insomma, con un sistema elettivo diretto, senza delegati, si fa durissima anche se ti chiami Roberto Fabbricini. Quindi la definirei una candidatura anomala e senz’altro da leggere e interpretare con maggiore profondità. Rimane però una disponibilità preziosa di chi sarebbe in grado offrire un contributo di rilievo, quanto meno in quella che io reputo un’urgenza federale ovvero la riorganizzazione dell’intera macchina burocratica sia a livello centrale che regionale. E’ un uomo di esperienza, equilibrio e pacatezza.

Passiamo a Stefano Mei, indimenticato campione del mezzofondo ed elemento di vanto di quell’atletica pulita e fortissima di cui pochi atleti di quel periodo si possono vantare di appartenere. Stefano è stato atleta e poi dirigente sportivo su più livelli e non solo nel mondo dell’atletica. E’ una figura di cui andare fieri che però ha due limiti. Il primo è che il candidato Mei è già stato sconfitto nell’ultima assemblea elettiva (38,14% contro il 61,56%) da un candidato come Alfio Giomi che veniva da un quadriennio non buono e che risultava quindi abbastanza debole. Il secondo aspetto è che Stefano Mei appartiene ad un’area che ha elementi in comune con quella di un altro probabile candidato ovvero Alberto Morini che proprio a Mei, se non sono male informato, nella scorsa elezione, portò, insieme ad altri, un discreto numero di voti utili ad eleggere alcuni consiglieri non allineati al Presidente Giomi. Di certo Stefano non è una figura di secondo piano e merita la visibilità che in passato gli è stata negata.

Veniamo infine ai due che si sono mossi per primi: Vincenzo Parrinello e Alberto Morini.

Entrambi sono scesi in campo con estrema cautela evitando accuratamente di dire che si vogliono candidare. Uno ha detto di essere disponibile se lo chiamano, l’altro ha detto che si impegnerà per una nuova dirigenza senza menzionare alcun ruolo. Quindi possiamo dire che, con la giusta attenzione, i due dirigenti stanno sondando il terreno anche perché nessuno dei due vuole andare a fare il Don Chisciotte di turno. Entrambi svolgono o hanno svolto il ruolo di Vice Presidente Vicario. Parrinello lo ricopre oramai da due mandati al fianco del Presidente Giomi e Morini l’ha rivestito durante la dirigenza Arese. Hanno esperienza, relazioni e sanno come muoversi. Le differenze tra i due però ci sono: Parrinello è un uomo con un chiaro background militare che ha passato la vita lavorativa in un ambito sportivo dove è tutt’ora un dirigente brillante e di successo. Morini viene ed è nel mondo dell’impresa. Il suo background sportivo è quello delle società civili, della Federazione con incarichi passati in Organismi internazionali.

Da questa carrellata su persone e attitudini, appare evidente come la vivacità del momento abbia bisogno di trovare la giusta sintesi per traghettare l’Atletica Italiana in acque più chiare e serene. I personaggi sono tutti di rilievo, ognuno con i propri punti di forza e relativi punti di debolezza. Serve dialogo, buon senso e spirito di servizio che vada a stemperare un po’ le pur legittime ambizioni personali.

E quindi: ne resterà soltanto uno? Ci sarà il dialogo tra i candidati? Vedremo…

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